“Giovanardi e quelle frecciate che avvelenano soltanto lui” di Aldo Grasso dal Corriere della Sera del 3 febbraio 2012

È più facile coltivare con fermezza opinioni temerarie che essere assennati. Carlo Giovanardi, ospite di una trasmissione radiofonica, ha di nuovo infierito su Stefano Cucchi, il ragazzo deceduto nel 2009 durante la custodia cautelare. Non contento degli esiti processuali (i periti incaricati dalla Corte hanno stabilito che il giovane è morto a causa delle mancate cure dei medici), per l’ennesima volta e con un accanimento che sconcerta, l’ex ministro lo ha tirato in ballo.
Poi, con insolente cinismo ha attaccato la sorella di Stefano: «È evidente che sta sfruttando la tragedia del fratello. Come succede in Italia, su fatti come questi si costruisce una carriera politica».
Qualcosa del genere lo aveva sostenuto già nel novembre del 2009, stessa radio, stesso tono spregiudicato: «Stefano Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto, e la verità verrà fuori, soprattutto perché pesava 42 chili». All’epoca, si era meritato la risposta ironica di Erri De Luca che andava a colpire la sua presunta carità cristiana: «Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro… Infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato».
Le parole di Giovanardi hanno riaperto una ferita sociale difficile da rimarginare, hanno aggiunto di proposito dolore al dolore, come se il dolore non fosse già un enigma sufficiente a spiegare tutti i drammi che faticano a trovare una risposta. Le idee troppo risolute (nella fattispecie contro i gay e Stefano Cucchi) sono quasi sempre segno d’ipocrisia, se non di distorsione intellettuale. Tanto più ossessive, quanto più storte.
Con crudele euforia Giovanardi ha scoccato una freccia che, però, gli si è ritorta contro, ed è il solo ad averne ricevuto il veleno.

“Giovanardi e quelle frecciate che avvelenano soltanto lui” di Aldo Grasso dal Corriere della Sera del 3 febbraio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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