“L’esercito muto di Grillo: vietato sapere” di TONI JOP da l’Unità del 31 gennaio 2013

L’esercito è muto. E se ne sta da qualche parte, appostato come è stato prescritto, perché è questo il prezzo da pagare per ottenere la terra promessa e anche, volando più in basso, per non farsi buttare fuori. È l’esercito dei candidati del Movimento Cinque Stelle, fin qui tenuti assieme come una specie saldata unicamente dalle proprie disposizioni genetiche. Da settimane, l’ininterrotto flash sulla campagna elettorale attivato dai canali di informazione illumina caratteri, tipologie umane, culture, reattività dei soggetti impegnati nella corsa muovendo da fronti diversi. Piaccia o no, quel che si vede è quel che c’è: ascolti, vedi, riconosci, condividi, contesti, lo trovi gradevole, è insopportabile, ha sbagliato mestiere, farà strada, annoia. I Cinque Stelle, restano fuori dalla porta, supponi che ci siano, che abbiano nomi e cognomi e interessi, che siano almeno portatori di interpretazioni personalizzate del Grande Messaggio Unico: «Vi spazzeremo, siete tutti morti e da un pezzo», promo che riassume bene il codice genetico del Movimento, la sua pulsione fondamentale. Quel che di loro sappiamo ce lo racconta sempre e solo Grillo, il capo assoluto, il Portavoce, il Grande Imbuto, il Titolare unico della rappresentazione di chi lo segue e, fra un po’, lo rappresenterà in Parlamento. Sulle sue spalle ha caricato la massima esposizione, sulle loro la massima discrezione e in questo pendolo per nulla discreto ha congelato l’identità di decine di migliaia di militanti e di candidati fedeli. Li ha tenuti al riparo dai rischi dell’emersione, facendo la voce grossa o sibilando quando il precetto veniva messo in discussione, scomunicando quando qualcuno lo tradiva. Un precetto che è insieme un’idea di comunicazione – tacere quando gli altri parlano, e in tv smaniano – e, sotto il profilo politico-culturale, la testimonianza di una relazione di potere fortemente autoritaria, ben più impegnativa della «democraticità» di alcune soluzioni caldeggiate dal Movimento su scala nazionale, come il no alla Tav o agli inceneritori, o alla cementificazione, o all’energia nucleare, come il sì ai beni comuni. È su questa relazione sbilanciata (io sono voi, e voi non siete nemmeno un’unghia di me) che poggia la mitologia della democrazia diretta predicata da Grillo e Casaleggio. Dice che il tempo della rappresentanza è finito, che il meccanismo è vecchio e superato dal web, e questa può essere una opzione quanto si vuole rischiosa,ma resta un’opzione politica. Tuttavia da qui a sostenere che il Parlamento deve essere cancellato, i sindacati aboliti, la Costituzione gettata in un cestino, ne corre. E quale meet-up generale ha deciso che è questa la strada da percorrere? Nessuno. Su quale piattaforma web il movimento ha convenuto che per quanto riguarda i Cinque Stelle l’antifascismo – come ha recentemente affermato il leader – «non ci compete»? Nessuna. Di più: chi ha deciso chi avrebbe potuto partecipare alle primarie e quindi candidare, e con quali requisiti? Rigorosamente Grillo e Casaleggio, non il Movimento.
MASSAINDISTINTA
Così, il front-end del Movimento appare fin qui una massa indistinta che tiene assieme non esseri umani, non individualità comunque legate da un progetto, ma rappresentanti di figure sociali «pure», non inquinate dalla politica. La donna, il medico, l’impiegato, la casalinga, l’insegnante, il pubblicitario, lo studente, il disoccupato e così via, figure allineate da Grillo nelle sue dichiarazioni come silhouettes tratteggiate in un sussidiario didascalico d’altri, e non più felici, tempi. Figure sulle quali si carica il peso di una rappresentanza appena bollata nelle assemblee istituzionali. Ma questi candidati hanno un corpo. Per ora, Grillo ha spalmato questi corpi silenziosi, a tratti applaudenti le parole del capo, a tratti sorridenti, sui fondali dei palchi allestiti in mille città per i suoi comizi. Ogni tanto, ne stacca uno dalla scenografia, gli dà una pacca sulla spalla, lo estrae dal buio del coro silenzioso, gli rivolge la parola davanti al microfono e son momenti di grande tenerezza perché il piccolo tripudio di umani sensi ricorda Berlusconi e la sua immensa superiorità di potere quando, magari sugli stessi palchi, sfiora in pubblico i suoi «cavalli» di provincia e accarezza quel loro essere nessuno, accanto a lui. Ci vedremo in Parlamento, sarà un piacere, sì.

“L’esercito muto di Grillo: vietato sapere” di TONI JOP da l’Unità del 31 gennaio 2013

Annunci

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a “L’esercito muto di Grillo: vietato sapere” di TONI JOP da l’Unità del 31 gennaio 2013

  1. Ambrogio ha detto:

    scrivi bene compagno Tony Jop ! penso proprio che sia così come dici.

    Mi piace

  2. virginialess ha detto:

    Insomma, chi vota Grillo spedisce in parlamento un avatar?!

    Mi piace

  3. elisa ha detto:

    Hai descritto perfettamente il movimento. sarà da ridere o piangere in Parlamento. saluti elisa

    Mi piace

I commenti sono chiusi.