“Per tanti altri versi ci compete ancora” di Giovanni Taurasi

Berlusconi nel giorno della Memoria ha dichiarato, tra un pennichella e l’altra, che a parte le leggi razziali il fascismo “…per tanti altri versi invece aveva fatto bene”
Già, la solita storia degli italiani brava gente, del fatto che era tutta colpa dei nazisti e dei treni che con il Duce arrivavano sempre puntuali… purtroppo solo ai campi di sterminio.
Insieme all’altra idea fuorviante che gli errori (e orrori) del fascismo cominciarono solo nel 1938 con le leggi razziali. I provvedimenti antiebraici di Mussolini furono in effetti l’anticamera dell’adesione allo sterminio nazista che avvenne di lì a pochi anni, ma la campagna antisemita era connaturata allo stesso fascismo e alla sua esigenza di cementare il consenso, sempre più traballante verso la fine degli anni trenta, individuando nuovi nemici e capri espiatori dopo gli arresti dei dissidenti e l’aggressione all’Etiopia.
L’enfatizzazione della svolta antisemita del 1938 (la massima colpa del fascismo, ma non l’unica), rischia di sottovalutare ciò che ha preceduto tale svolta, come se dalle leggi fascistissime al 1938 in Italia vi fosse stata una blanda forma di regime autoritario.
Le leggi razziali non nascono dal nulla e non sono un mero prodotto di importazione germanica: le leggi razziali appartenevano alla natura stessa del fascismo.
Ricordiamo brevemente cosa era accaduto prima, per capire se “per tanti altri versi invece aveva fatto bene”.
Il fascismo scioglie i partiti politici e le associazioni contrarie al regime, sopprime la stampa antifascista, rafforza l’apparato poliziesco, istituisce il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, inasprisce le pene per l’espatrio clandestino, aggrava il confino di polizia, stabilisce la pena di morte per chiunque commetta un fatto diretto contro la vita, l’integrità o la libertà personale del Re, della famiglia reale o del Capo del Governo. Dal 1926 al 1943 la polizia apre, o aggiorna, 110.000 fascicoli di ‘sovversivi’.
Dal 1926 al 1943 sono deferiti al Tribunale Speciale 15.806 persone, tra cui 891 donne. Vengono processate 5619 persone, tra cui 124 donne, e condannate 4596 per un totale di 27735 anni di carcere e 7 ergastoli. Condannati solo per le loro opinioni politiche!
Tra il 1926 ed il 1943 sono 12.330 gli antifascisti inviati al confino (tra cui 145 donne).
E senza contare tutti coloro che furono costretti ad espatriare: esuli politici che il fascismo chiamò fuorusciti per irriderli!
“Per tanti altri versi invece aveva fatto bene”… dipende dai punti di vista. Da quello di Berlusconi immagino sia stato effettivamente un regime invidiabile!
Chi invece ritiene che questa storia ‘ci competa’ è di tutt’altro parere!
GT

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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8 risposte a “Per tanti altri versi ci compete ancora” di Giovanni Taurasi

  1. Serena D'Arbela ha detto:

    il fascismo non è solo quello esplicito, è rannicchiato in una certa società ec co perchè spunta dai suoi rappresentanti ! Non si tratta di gaffes!

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  2. stefanoturchetti ha detto:

    L’Italia inventò il Fascismo, e questo non è un bel primato, ancorché a est già esisteva un’altra grande dittatura che notoriamente si mostrò molto più efficace nel reprimere, deportare e uccidere. La suggestione dei numeri è sempre grande, ma se si vedono da un punto di vista storico, possono dire cose diverse. Che una dittatura reprima l’opposizione, è una condizione naturale, visto che è solo nelle democrazie che la seconda è concettualmente ammessa. Insomma, dire che in una dittatura non ci sia libertà, è ribadire una verità intrinseca della parola. I numeri riportati stanno invece a dimostrare quello che tutti gli storiografi sereni ammettono : tra la fine degli anni 20 e il 1938, con l’adozione delle famigerate leggi razziali, il fascismo fu una dittatura morbida, e non a caso il consenso negli anni 30 al regime fu ampio. Proprio i numeri che vengono citati sono una dimostrazione di questo : 15.806 inquisiti, vedono 1/3 processati e un 20% di assolti (cosa che, affrontando dei Tribunali Speciali, è del tutto inconsueto). Aggiungerei allora anche il dato tragico dei 24 condannati a morte (fonte ANPI). Tutto questo va rapportato alla popolazione allora esistente, circa 40 milioni di Italiani e alla durata del regime, 23 anni. Fanno meno di 200 condanne l’anno…1 persona su 200.000. Questo assolve una dittatura ? No mai. Personalmente ritengo la libertà IL PRIMO VALORE di un individuo, prima ancora della pur importante eguaglianza, per intenderci. Essendo nato negli anni 60 la dittatura fascista l’ho studiata, l’altra l’ho vista all’opera, per fortuna lontana dall’Italia. Però che PRIMA della tragica alleanza col nazismo, delle leggi razziali, e della Guerra, il Fascismo fu una forma di dittatura “blanda”, magari anche per la naturale condiscendenza italiana ad avere un capo, basta che non rompa troppo, è una verità storica che si trova proprio nei numeri citati. Nella democratica Italia, oltre 20.000 persone sono private della libertà ORA, mentre scrivo, senza essere state processate e sono detenute in carceri le cui condizioni, dopo essere state criticate da non so quanti organismi internazionali, ora hanno portato alla condanna dello Stato Italiano da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo.

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    • QuintoStato ha detto:

      Sulla definizione di consenso al Regime potremmo discutere per ore, ma mi limito a sottolineare che è difficile parlare di ‘consenso’ quando l’alternativa (il dissenso) non era consentito e ogni segno di dissenso veniva pagato con la persecuzione, il confino e il carcere. Io penso che una dittatura è una dittatura e i perseguitati non si contano, ma si pesano, ed ognuno di loro vale come un intero popolo. Si finiva in carcere o al confino anche solo perché si raccontavano barzellette sul Duce, si leggeva stampa clandestina, si promuovevano scioperi (o meglio, agitazioni sindacali, come venivano chiamate). Non c’era nulla di morbido nella detenzione politica nelle carceri italiane (avendo fatto qualche ricerca storica sul tema e diverse pubblicazioni mi permetto di rimandare alla mia personale pubblicistica).
      La condizione attuale delle carceri italiane appartiene però ad un’altra storia… e su questo punto posso convenire!

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  3. andrea garagnani ha detto:

    è importante ricordare queste cose e parlarne e non passare le schifezze dette da Berlusconi come “battute infelici” o “enormi sciocchezze”.
    sono 2APOLOGIA di FASCISMO” e in quanto tali andrebbero perseguite a norma di legge.
    quanto alla storia bisogna farla correttamente conoscere e ricordare che gia nel 1921 si parlava di difesa della razza, altrochè sudditanza a nazismo!
    non esistono attenuanti , non lo sono le strade, i ponti , le ferrovie, le bonifiche.
    la storia va ricordata e ripetuta, troppi non la conoscono e pensano non li riguardi o peggio fingono di dimenticarla

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  4. toratora ha detto:

    Scusate, ma sto sognando? Il sig. Turchetti vaneggia di dittatura morbida e per tutta risposta si concorda con lui che le carceri italiane sono indegne???
    Sig. Turchetti, se Taurasi non lo ha fatto, io le ricordo l’omicidio Matteotti!
    Ma quale consenso diffuso? Quali stucchevoli numeri statistici a conferma della presunta morbidezza? L’Italia era ostaggio di squadroni fascisti che pestavano chiunque avesse un’idea diversa! Chi nega o sirvola su quelle violenze e’ al pari di chi le ha compiute!
    « […] Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. […] L’elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. […] Per vostra stessa conferma (dei parlamentari fascisti) dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà… […] Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse. »
    (Giacomo Matteotti)

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    • QuintoStato ha detto:

      Mi sembrava di essere stato piuttosto chiaro nel mio giudizio critico relativo al fascismo, sia da storico, che da politico (locale) che da blogger, che, infine, nella risposta che ho dato a Turchetti. Ho solo aggiunto alla fine che sul tema della situazione delle carceri italiane, che a mio modo di vedere non c’entra nulla (‘è un’altra storia’ appunto), concordo sul fatto che la situazione è gravissima. PEr il resto, ripeto, che il giudizio storico e politico sul fascismo mi pare di averlo espresso chiaramente.
      GT

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  5. stefanoturchetti ha detto:

    Nel mio commento non ho fatto un elogio del fascismo, né ho negato la sua natura di dittatura, quindi di un regime che pone come suo presupposto la negazione della libertà. Ho osservato, riportando quella che è una verità storica scritta da storici importanti nei confronti dei quali l’accusa di “revisionismo” da tempo è decaduta lasciando il posto all’apprezzamento per la vastità, profondità e accuratezza della ricerca svolta . Parlo ovviamente di Renzo De Felice, che il Fascismo , rispetto a tanti regimi dittatoriali, abbia fatto un numero di vittime infinitamente inferiore, e gli anni 30 furono definiti quelli del “consenso”, con apprezzamenti che, prima delle guerre coloniali, si estesero anche all’estero. Io non dico che sia stato giusto. Dico che è stato così. I numeri citati da GT dimostrano, a mio avviso, proprio quanto da me ricordato. Se vogliamo dimenticare le dittature di allora, e le differenze palesi a livello di crudeltà, repressione, MORTI che fecero, ci sono quelle di oggi, a distanza di 70 anni. Il richiamo alla situazione carceraria era solo per dire che anche le democrazie si possono macchiare di atteggiamenti di assoluta inciviltà, nell’indifferenza generale. Questo vuol dire che il Fascismo è meglio delle democrazie ? No, e infatti non l’ho mai detto. Ma che il Nazismo e il Comunismo siano state ( e siano ) dittature infinitamente più crudeli, spietate e omicide , non è un’opinione. Di qui il termine di dittatura “blanda”, non a caso virgolettato. Perché l’aggettivo era comparativo, non assoluto. Dopodiché non è che un male maggiore giustifichi un male minore. Semplicemente, il Fascismo è anche Storia, e l’approccio alla storia, per quanto possibile, non dovrebbe essere fazioso e/o ideologico.

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  6. toratora ha detto:

    Sig. Turchetti, a quegli storici e a quei numeri che lei cita preferisco di gran lunga le parole e la testimonianza di Matteotti, che annulla tutto quello che lei sostiene.
    Se poi crede di saperla cosi’ lunga, faccia pure…

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