“Una commissione d’inchiesta sui derivati” di FRANCESCO BOCCIA* da l’Unità del 25 gennaio 2013

GLI ATTACCHI DELCENTRODESTRA AL PD IN SEGUITO ALLA VICENDA DEL MONTE DEI PASCHI sono da rimandare al mittente con fermezza: arrivano infatti da personaggi e forze politiche che non hanno titolo per parlare, ma anzi molte responsabilità sulla enorme diffusione dell’utilizzo dello strumento derivati. Responsabilità talmente gravi che nella prossima legislatura riteniamo serva un’inchiesta parlamentare che faccia luce su questa opaca storia. È addirittura sorprendente che soggetti come la Lega, con il suo leader Maroni, alzino la voce, sperando che i cittadini italiani, lombardi compresi, dimentichino quanto combinato con la Credieuronord; come è sorprendente che continuino a sostenere la candidatura di Tremonti, portabandiera di un governo che ha sempre detto no alle nostre proposte di arginare un fenomeno che continua a inquinare le banche e di cui il caso Mps è solo la punta dell’iceberg. In questa legislatura abbiamo condotto una battaglia molto determinata contro il dilagare dell’uso dei derivati come strumento speculativo sia per quello che riguarda l’impatto sui conti economici delle banche, sia per gli enti locali per i quali già nelle leggi finanziarie del governo Prodi del 2007 e 2008 era prevista una limitazione all’utilizzo di strumenti finanziari derivati. La finanziaria per il 2009 ha infine disposto il divieto per Regioni ed enti locali di stipulare contratti relativi a strumenti finanziari derivati fino alla data di entrata in vigore di un apposito regolamento del ministro dell’Economia, non più emanato, con cui si sarebbe dovuta individuarne la tipologia. L’attuale contesto globale rende però sempre più indispensabile una stretta anche sull’utilizzo da parte di banche e privati. Sin dall’inizio di questa legislatura il Pd si è posto il problema della carenza di trasparenza e di tutela dei risparmiatori che direttamente o tramite banche avevano subito il pesante crack di Lehman Brothers. In quell’occasione chiedemmo in un’interpellanza urgente di rendere note le banche che avevano lucrato su quel fallimento, di assumere iniziative normative per sanzionare gli istituti di credito che avevano venduto obbligazioni Lehman ad operatori non qualificati oltre gli importi previsti dalla legge e di regolamentare il rapporto con tutti coloro che non hanno competenze per valutare un’obbligazione. A rispondere Tremonti mandò niente meno che il sottosegretario Cosentino che, non senza evidenti tentennamenti, lesse una risposta degli uffici in cui si diceva che i dati diffusi da Bankitalia non permettevano di distinguere tra le posizioni di vendita o di acquisto nette assunte dai singoli partecipanti all’operazione, e che pertanto non era possibile desumere quali fossero le banche che ne trassero profitto. Una risposta del tutto evasiva. Lo stesso Cosentino confessò di essere stato sacrificato dal ministro dell’Economia. Se la banca si era coperta dal rischio perché non lo aveva detto ai propri risparmiatori? Perché ha continuato a vendere obbligazioni ai propri risparmiatori mentre nello stesso tempo, in un’altra stanza, continuava ad investire sul rischio di insolvenza? Il Pd in tutti questi anni ha continuato a chiedere chiarezza sui meccanismi che consentono ai risparmiatori di compiere una valutazione reale sulla tenuta degli strumenti che finiscono poi nelle loro casse anche per l’inaffidabilità del giudizio delle agenzie di rating, in perenne conflitto di interessi con gli azionisti. Nelle leggi di stabilità 2010 e 2011 Tremonti ha detto no ai nostri emendamenti che avevano sempre lo scopo di vietare l’utilizzo di derivati sul modello di quelli del Mps. Negli anni successivi sono venuti a rispondere Vegas e lo stesso Tremonti, sempre difendendo con fermezza il no alla nostra proposta di divieto. Infine, nel 2012 è toccato a Grilli – lo stesso che oggi vuole scaricare su Bankitalia – dire che i dati contestati dal Pd e utilizzati da Mps e, presumiamo, da altre banche, non andavano messi fuorilegge e nemmeno scoraggiati con una congrua tassazione come dimostra la bocciatura dei nostri emendamenti nell’ultima legge di Stabilità. Purtroppo ottenemmo solo di sconfiggere il governo su un ordine del giorno. Durante il governo Berlusconi abbiamo agito per un uso più razionale degli strumenti derivati che ne eliminasse concretamente l’essenza speculativa. Poi, quando nel marzo 2012 è emerso che il Tesoro ha dovuto regolare con Morgan Stanley posizioni pregresse su derivati negoziati in mercati non regolamentati con perdite dell’ordine di 3 miliardi di dollari, per operazioni volte ad allungare la scadenza media e ridurre l’onere immediato di servizio degli interessi, siamo intervenuti con una nuova interpellanza. Chiedevamo: un intervento urgente a livello comunitario per ottenere misure restrittive per l’utilizzo di strumenti derivati negoziati in mercati non regolamentati; l’istituzione dell’agenzia di rating europea, partecipata dagli Stati membri; e, a livello di regolamentazione interna, una disciplina degli strumenti derivati che definisse in particolare quali sono le operazioni che esulano dalla copertura del rischio. Dopo l’approvazione, negli Usa, da parte dell’Autorità di vigilanza sui mercati derivati del documento in cui si definisce cosa si intenda per «swap», abbiamo chiesto al governo di farsi promotore a livello europeo di misure simili. Questa è la cronaca parlamentare degli ultimi 4 anni. le polemiche di oggi sono solo un tentativo maldestro di cattiva propaganda politica.
*deputato Pd

“Una commissione d’inchiesta sui derivati” di FRANCESCO BOCCIA* da l’Unità del 25 gennaio 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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3 risposte a “Una commissione d’inchiesta sui derivati” di FRANCESCO BOCCIA* da l’Unità del 25 gennaio 2013

  1. stefano ha detto:

    Una chiara difesa partigiana.

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  2. adriano ha detto:

    Ho letto con vivo interesse la puntigliosa relazione di un addetto ai lavori.
    Quello che mi manda in tilt è la constatazione della pochezza della nostra stampa: sempre pronta a rincorrere il sensazionalismo senza mai posarsi sul metodo e sull’analisi. Generalizzare è ingeneroso, lo so, ma davvero non ne posso più di essere perseguitato dai luoghi comuni.

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