“Smentire i luoghi comuni sull’Italia. Ecco una sfida per tutti i candidati” di ANTONIO PURI PURINI dal Corriere della Sera del 24 gennaio 2013

La campagna elettorale avrebbe potuto essere l’occasione per ridurre un fossato, anche morale, fra Italia ed Europa. Non è solo diffidenza economico-finanziaria. La politica ha scelto negli ultimi anni la strada della spregiudicatezza in patria e dell’assertività nel continente. Si è aggravata la sfiducia nei nostri confronti. L’Europa non sopporta più l’eccentricità italiana. Fatica a seguire il percorso di un Paese confuso, frastornato. Il governo Monti ha attenuato le prevenzioni ma ha operato in tempi troppo stretti per ridurla significativamente.
Anche in questi giorni uno straniero è costretto a seguire con sconcerto le nostre vicende. La questione va oltre il ritorno alla politica di Berlusconi. Intanto, nessuno capisce la logica demenziale che ha portato all’accettazione di ben 169 contrassegni che distingueranno i partiti alle prossime elezioni politiche. Insomma, una specie di mercato della Vucciria. Su questo sfondo, la lista delle stranezze (ma forse sconcezze) impensabili in altri Paesi è lunga. Impressiona innanzitutto una campagna elettorale fatta di demagogia, contraddizioni, irrealismo. Sempre tante parole (la nostra specialità) e pochi fatti. Conferma la convinzione che, anche dal prossimo governo, vi sia poco da aspettarsi in materia di riforme durature. La Bce l’ha detto in termini pacati ma netti. Ben pochi hanno meditato il discorso del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco a Firenze. Inquieta che il rispetto per le istituzioni sia soprattutto formale e che il gusto per l’impunità sia diffuso quasi ovunque. Sconcerta l’oblio delle gravi responsabilità dei precedenti governi nella politica estera ed europea. Nessuno ne parla, come se si trattasse di eventi remoti nel tempo. L’ossessione, dopo il 2001, d’innovare, improvvisare, sparigliare ha segnato una rottura con una tradizione collaudata di dignità. Sono dimenticanze tanto più sorprendenti quanto ormai ben documentate. Colpisce l’accusa rivolta dall’ex ministro del Tesoro Tremonti al presidente del Consiglio d’essere il temporaneo Gauleiter della Germania in Italia. In nessun Paese verrebbero in mente simili invettive. Disorienta l’ignoranza sulla moneta unica fatta di ovvietà, pregiudizi, malafede. Lascia interdetti che tanti esponenti politici rivendichino inesistenti credenziali europeiste e colpevolizzino l’Unione per i sacrifici sostenuti dagli italiani. Stupisce che un ambizioso movimento politico sia guidato da un comico che ama urlare molto e parlare poco. Irrita lo sfoggio continuo e compiaciuto di volgarità. Rimane il dubbio che l’obbligo del rispetto dei trattati e delle regole decise in comune non sia ancora entrato nella logica di molte forze politiche. È normale che ci si domandi come fanno gli italiani a dimenticare sempre tutto con tanta disinvoltura. A maggior ragione spaventa che tutto possa tornare all’incoscienza e al marcio di prima. Diciamo la verità: abbiamo alle spalle un’eredità che pesa come un macigno ma che non suscita imbarazzi in buona parte del sistema politico. Una rondine (candidature pulite) non fa primavera. Non c’è quindi ragione d’offendersi per la sfiducia che avvolge ancora l’Italia.
Non ci sono solo gli osservatori esterni. Tanti italiani, non necessariamente elettori del Pd o del Centro, sono indignati di questa diversità che ricorda Pulcinella. Si pongono anch’essi varie domande: perché sono così assidui della televisione pubblica personaggi dai visi unti, dagli occhi furbastri e maligni, dagli sguardi protervi e vuoti, chiaramente indifferenti verso un comune ordine civile e ignoranti del mondo in cui l’Italia opera? Perché non vengono trattati ogni tanto ruvidamente dai conduttori televisivi, soprattutto quando ne emerge la malafede, l’opportunismo, il vuoto interiore? Perché la televisione pubblica banalizza tutto, invece d’imbastire alcuni dibattiti seri, ancora in campagna elettorale, per spiegare la potenzialità distruttiva del populismo? Perché si sono diradate le belle facce italiane che, ancora negli anni Novanta, guidavano il Paese con competenza e coraggio? Perché non capire che esiste un problema profondo del recupero di una presenza rispettabile in Europa? La risposta al silenzio assordante sull’Europa riguarda i partiti ma deve coinvolgere anche le élite industriali accademiche, culturali.
La credibilità è un bene prezioso. Per l’Italia una necessità vitale. Una grave tempesta si addensa sul Mediterraneo. L’intervento francese in Mali è un’occasione di riscatto per una politica italiana defilata e una politica europea evanescente. Bene ha fatto Pierluigi Bersani nel dire, da sinistra, che l’Italia non può lasciare sola la Francia. La solidarietà va mostrata nel momento del bisogno, non fra mesi. È il momento che il governo spieghi che un nemico pericoloso è arrivato sotto casa e si comporti di conseguenza. Il sostegno a Parigi deve essere robusto. Le misure decise sinora vanno nella giusta direzione ma non bastano. Occorrono, elezioni o non, chiarezza e tempestività perché sono iniziati equivoci, cavilli, paragoni impropri con il neocolonialismo francese e la guerra in Libia. Anche in questo modo, l’Italia può mandare segnali importanti: non rimanere avvitata sulle proprie miserie, volare alto.

“Smentire i luoghi comuni sull’Italia. Ecco una sfida per tutti i candidati” di ANTONIO PURI PURINI dal Corriere della Sera del 24 gennaio 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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