“Lo spettacolo del repulisti” di PIERO IGNAZI da La Repubblica del 23 gennaio 2013

SE SI volesse ironizzare sulla vicenda Cosentino si potrebbe ricorrere a Woody Allen e immaginare una versione partenopea del tipo “Prendi le liste e scappa”. Ma la formazione delle liste è una faccenda ben più seria. Ed ha messo in luce, ancora una volta, l’anomalia del nostro centrodestra (ivi compreso, in questo caso, anche il centro di Casini, Fini e Monti). L’anomalia è presto detta: ovunque in Europa le liste elettorali prevedono un coinvolgimento, in varie forme, della base dei partiti. Primarie e votazioni in assemblee degli iscritti.
Ma anche valutazione preventiva dei candidati con passaggi ai diversi livelli organizzativi, selezione nelle sedi di partito aperta alla cittadinanza, caucus all’americana. Sono tutte le modalità per scegliere i candidati che prevedono una partecipazione della base. In Italia solo Pd e Sel, e con modalità molto particolari il Movimento 5 Stelle, hanno seguito questo percorso. Per il resto, tutto si è svolto nelle classiche “smoking room” di un tempo, vuoi nelle chiuse stanze di Palazzo Grazioli, vuoi in ovattati salotti montiani. Le primarie del centrosinistra, diventate, alla fine, il metodo principe della scelta dei candidati, non hanno fatto scuola. Invocate da Angelino Alfano in autunno e previste per il 16 dicembre sono state spazzate via con un semplice sbuffo da un infastidito Berlusconi. La partecipazione e il coinvolgimento di iscritti e simpatizzanti sono considerati dal Cavaliere una inutile perdita di tempo. In fondo, nel Pdl decide sempre e comunque il capo. L’unico che ha, al di là dell’autorevolezza, le risorse, materiali e no, per convincere, blandire e minacciare a seconda delle necessità.
Ma questa volta Berlusconi ha dovuto faticare molto più che in passato per comporre le liste. Mentre un tempo fedeltà e convenienza (e anche bell’aspetto) erano qualità sufficienti per entrare tra i prescelti, in questi giorni non bastano più. Ora la convenienza, vista come pingue pacchetto di voti da portare in dote, ha assunto il volto severo della “presentabilità”. I condannati e gli inquisiti hanno perso agibilità politica, si muovono nell’arena politica con molta meno disinvoltura. L’onda antipolitica che alimenta i grillini lambisce
anche i territori berlusconiani e ne drena i consensi di confine, tutta quella platea di disillusi e arrabbiati che hanno spesso trovato nel populismo del Cavaliere uno sbocco alle loro amarezze ma che ora si dirigono verso un nuovo e più credibile cantore. Più che combattere contro Monti per trattenere quell’elettorato moderato che in Italia è di dimensioni lillipuziane, Berlusconi deve fronteggiare l’insidia indiretta di Grillo: il leader del M5S pesca proprio tra gli elettori usciti dal recinto del centrodestra e andati ad ingrossare la quota degli astenuti e degli incerti, elettori sui quali si gioca il recupero di Berlusconi.
Il sacrificio di Dell’Utri, Cosentino e compagnia impresentabile è però monco: le liste sono piene di altri inquisiti che sono stati graziati dal capo. E comunque è arrivato troppo tardi per mondare l’immagine del partito. Eppoi, al netto di futuri colpi di scena e rivelazioni, ha fatto emergere una impressionante trama di ricatti e di minacce, infiorettata da frasi cifrate di purissimo stile mafioso. E se ieri non sono volati gli stracci finali è perché – evidentemente – i due esclusi sono stati regolati con un patto segreto e forse inconfessabile. Qualcuno può immaginare qualcosa di simile tra i partiti moderati del Ppe? È fuori dal mondo che nella composizione delle liste della Cdu (liste bloccate anche là, come da noi) Angela Merkel si faccia minacciare di “dire tutto” da parte di politici indagati o condannati per complicità a vario titolo con le organizzazioni criminali. Il paese normale che vorremmo dovrebbe spazzar via questa politica inquinante, mafiosa e ricattatoria, fatta di favori e coperture inconfessabili, di compravendita di
anime e corpi.

“Lo spettacolo del repulisti” di PIERO IGNAZI da La Repubblica del 23 gennaio 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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