“Opinione pubblica disprezzata” di Luigi La Spina da La Stampa del 22 genaio 2013

La compilazione delle liste elettorali, culminata con il «caso Cosentino», trascinatosi fin all’ultima ora a casa Berlusconi in una trattativa a dir poco indecorosa, anche se conclusa per fortuna in modo ragionevole, lascia davvero interdetti. Ma in quale mondo vive la nostra classe politica, a cominciare da quella del Pdl?
Una legislatura costellata da una eccezionale ondata di scandali ha suscitato un’altrettanto eccezionale ondata di sdegno popolare. Ne è testimonianza evidente il dilagare di un fortissimo sentimento «antipolitico» che, non solo gonfia fino a percentuali a due cifre il movimento di Grillo, ma che ingrossa le file di coloro che, in questi giorni, pensano di rifiutare la scheda per il voto di fine febbraio. Il fallimento, poi, dell’unico compito, nell’ultimo anno di vita di questo Parlamento, che il presidente Napolitano aveva sollecitato ai partiti, quello di varare una riforma della pessima legge elettorale in vigore, poteva far sperare che le forze politiche cercassero di dimostrare almeno qualche segnale di consapevolezza e di autocorrezione.
Il bilancio che ieri sera si poteva tracciare, invece, a parte, bisogna ammetterlo, il miglior comportamento del Pd, è del tutto deludente. Sia sul piano della decenza politica nella scelta dei candidati, con la dimostrazione lampante di quanto fosse insufficiente il decreto varato dal ministro Severino due mesi fa. Sia sul piano della lealtà nei confronti dei cittadini, con la reiterazione impudente delle vere e proprie truffe elettorali che si compiono con le candidature plurime in vari collegi e con quelle che si avanzano solo come «acchiappavoti», perchè si dichiara in anticipo la volontà di rinuncia al seggio parlamentare per mantenere altri incarichi, politici o istituzionali.
Il negoziato, chiamiamolo così, sulla candidatura dell’ex deputato Pdl e ex sottosegretario, Nicola Cosentino, è stato certamente esemplare di uno sfacciato schiaffo alla sensibilità dell’opinione pubblica. Con l’aggravio di una mistificante confusione tra concetti diversi. Non si trattava, infatti, di emettere un verdetto nei confronti delle pesantissime accuse che la magistratura gli ha rivolto, in sostanza quelle di collusione con la camorra. Cosentino, infatti, è da considerarsi innocente fino all’ultimo dei tre gradi di giudizio. Né valgono considerazioni di tipo morale o moralistico che riguardano solo la coscienza individuale, sua e dei suoi concittadini. Esiste, invece, una chiara condizione, nei suoi riguardi, di impresentabilità politica, quella che, secondo la Costituzione, non gli consente di rappresentare, senza vincoli di mandato, la nazione nel Parlamento italiano.
Aggravante di questa trattativa disperata, per lui e per i vertici del suo partito, è il calcolo, davvero vergognoso, di cui si è discusso in questi giorni in via del Plebiscito. Non si è valutato solo il prezzo di una rinuncia ai voti che Cosentino avrebbe potuto portare al partito. Ma, sulla bilancia delle convenienze, una indecente contabilità ha cercato di valutare se fossero maggiori, in termini di suffragi elettorali, i numeri di coloro che avrebbero disertato, per indignazione, le urne, nel caso di una sua candidatura o quelli di chi non avrebbe votato senza che il suo nome figurasse in lista.
La motivazione fondamentale della necessità di candidare l’ex deputato campano, poi, è stata confessata, da entrambe le parti di questa trattativa, con sorprendente candore: quella di evitargli il carcere. Qui la confusione delle idee è massima. O non siamo più uno Stato di diritto, basato sulla distinzione dei poteri, e allora non c’è altra via che quella della montagna, con il moschetto in mano per fare la rivoluzione. Oppure, nonostante tutte le colpe e gli errori della magistratura e i difetti della nostra vita pubblica, lo siamo ancora. In questo secondo caso, la Costituzione ammette che non si possa arrestare un deputato senza il consenso della maggioranza dei suoi colleghi, ma non che si possa far eleggere, con un listino bloccato in modo da assicurargli il seggio, un cittadino in Parlamento per sottrarlo alla prigione.
L’esclusione, in extremis, di Cosentino dalla lista Pdl in Campania rappresenta una buona notizia, ma non cancella lo spettacolo miserevole che si è svolto in questi giorni. Anche perché, sia pure, con gravità minore, ha riguardato il comportamento di altri partiti. Per esempio, pure la decisione di candidare Lorenzo Cesa nelle liste del partito di Casini si presterebbe a molte critiche. Rafforzate, peraltro, dalle promesse di un rigoroso controllo di «presentabilità politica» sbandierate dal capo della coalizione, lo stesso Mario Monti. Per non parlare del brutto costume, abituale anche questa volta in tutti i partiti, di «paracadutare» nei collegi nomi sconosciuti sul territorio, in barba a qualsiasi rispetto per la rappresentatività regionale degli eletti.
Il disprezzo per l’opinione dei cittadini manifestato così clamorosamente in questi giorni, però, fa sorgere un sospetto. Forse quell’indignazione della società civile contro la cosiddetta «casta», così sbandierata in tv e sui giornali, nei bar e nei salotti di tutt’Italia, è solo un clamoroso bluff mediatico destinato a rientrare nelle disciplinate truppe della militanza o della convenienza partitica? Forse, per questa convinzione, è, in fondo, comprensibile l’insensibilità, un po’ beffarda, della nostra classe politica nei confronti degli elettori? La risposta non tarderà ad arrivare, tra poco più di un mese.

“Opinione pubblica disprezzata” di Luigi La Spina da La Stampa del 22 genaio 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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