“I giovani? Investiamo soldi veri” di GUSTAVO PIGA* dal Corriere della Sera del 21 gennaio 2013

Caro direttore, come ha segnalato ieri Beppe Severgnini nell’articolo di fondo del «Corriere», i giovani sono fuori, nella sostanza, da qualsiasi programma elettorale dei partiti. Come le giovani imprese, aggiungo.
Eppure proprio su di loro, sulla loro «protezione» dagli interessi costituiti e sull’espansione delle loro opportunità passa il rilancio del Paese.
Le critiche di Severgnini paiono far emergere, per avere un dibattito serio la necessità di: a) spiegare come dedicargli risorse e come finanziarle; b) creare programmi «sistemici» che non siano meri «cerotti su di una frattura»; c) rendere più semplici le assunzioni; d) non tagliare la spesa pubblica dedicata ai giovani.
L’associazione che presiedo, «I viaggiatori in movimento», voterà oggi il suo Programma per l’Italia. All’interno di esso giovani e piccole imprese ricevono la maggiore attenzione. Perché per un programma liberale e solidale al contempo, combattere la mancanza di pari opportunità è la priorità, condizione propedeutica prima della battaglia per il merito. Come diceva il Premio Nobel Sen, senza pari opportunità il merito è un meccanismo di perpetuazione della dominanza di coloro che già hanno. E pari opportunità richiede un forte investimento pubblico per colmare gli svantaggi di partenza che in Italia abbondano, sia per i giovani sia per le piccole imprese, le piante più fragili ma anche più fertili potenzialmente del nostro giardino.
Il nostro programma prevede: 1) l’aumento delle retribuzioni dei docenti scolastici dello 0,3% del Prodotto interno lordo (5 miliardi di euro) a fronte di una riforma (che dettagliamo) che renda la scuola ancora più efficace nell’insegnamento; 2) l’aumento dello 0,3% del Pil (5 miliardi di euro) delle retribuzioni dei ricercatori universitari e degli enti di ricerca, per avviare il rientro dei cervelli sul serio, a fronte di una riforma (che dettagliamo) delle università che premi la qualità degli atenei su ricerca e didattica; 3) una spesa dello 0,5% del Pil (8 miliardi di euro) per assistere, con le migliori case di consulenza che abbiamo, le piccole e medie imprese nel formarsi sulle funzioni organizzative, dove è dimostrato stentano di più nell’avvio; 4) un credito d’imposta come in Francia (ma da noi riservato solo alle Pmi) per le spese in ricerca e sviluppo dello 0,3% del Pil (5 miliardi di euro); 5) 0,6% del Pil (10 miliardi di euro) riservato a un servizio civile temporaneo e non ripetibile negli uffici pubblici (musei, patrimonio, ospedali, tribunali, università, scuole, parchi ecc.) per giovani disoccupati e inoccupati di 1 o 2 anni così da migliorare al contempo la qualità dell’azione pubblica, caratterizzata da una età media tra le più alte al mondo.
Un totale del 2% del Pil (più di 30 miliardi di euro) che dimostriamo nel nostro programma essere assolutamente finanziabile dal taglio vero (non casuale e non lineare, così da non essere recessivo) degli sprechi negli appalti pubblici. Gli appalti oggi occupano circa il 12% del nostro Pil e contengono sprechi di prezzi e quantità ben superiori al 20%. Anche qui indichiamo le riforme che vanno fatte (sono a portata di mano se un governo lo volesse veramente) per consentire questo risultato.
A livello europeo, quando sarà possibile, come noi auspichiamo, procedere verso un esercito continentale o quando avremo una Tobin tax, proponiamo di dedicare le risorse così ottenute a un conto corrente bancario con 1.500 euro annuali per ogni giovane alla sua nascita da utilizzare dopo la maggiore età solo per istruzione o formazione professionale nelle imprese.
Nel mercato del lavoro, oltre a proporre massima flessibilità per i contratti a tempo determinato, per un periodo massimo di 24 mesi, con un adeguato livello retributivo, per compensare il lavoratore della flessibilità per l’impresa, proponiamo la eliminazione straordinaria dell’Irap per gli assunti a tempo indeterminato — di qualsiasi età — per un periodo di tre anni (anche questa finanziata da tagli dell’1% del Pil a parte dei sussidi alle imprese).
Non è vero che non si può. Si deve solo volere.

*Docente di economia all’università Tor Vergata
“I giovani? Investiamo soldi veri” di GUSTAVO PIGA* dal Corriere della Sera del 21 gennaio 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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