“LA GENERAZIONE TRASPARENTE” di BEPPE SEVERGNINI dal Corriere della Sera del 20 gennaio 2013

Nessuno potrà accusare il futuro governo di non aver mantenuto le promesse verso i giovani italiani: perché queste promesse nemmeno sono state fatte. I nuovi elettori, almeno fino a oggi, sono i grandi esclusi della campagna elettorale. Come se la politica fosse una discoteca, e gli energumeni sulla porta non volessero lasciarli entrare. Troppo educati, ragazzi, questo posto non fa per voi.
Le cinque alleanze in competizione sembrano ispirate a Gangnam Style: si agitano, gesticolano, si divincolano, spingono cercando la luce del riflettore. I giovani connazionali guardano, attraverso i vetri del televisore, e commentano amari sui social network. Molti sono tentati di non votare, e farebbero male: è quello che i buttafuori della politica aspettano, in modo da controllare il gioco con facilità.
Le tradizionali reti sociali — quelle che hanno mantenuto finora la pace precaria nelle strade — si stanno progressivamente strappando. Le famiglie hanno esaurito la pazienza e stanno finendo i soldi: lo dimostrano i negozi «compro oro», il mercato immobiliare e l’andamento dei consumi di beni durevoli. La disoccupazione giovanile (15-24 anni) tra chi cerca un lavoro è al 37%, mai così alta dal 1992. E se questa è la media nazionale, immaginate cosa (non) accade nell’Italia del sud. La percentuale di laureati italiani che cercano fortuna all’estero, in dieci anni, è passata dall’11% al 28%. Non è più sana voglia di esplorare; è una diaspora, pagata con risorse pubbliche.
Davanti a fenomeni di questa portata, a cinque settimane dal voto, uno s’aspetta che la politica rifletta, decida, proponga piani precisi e misure concrete: un Paese non può, infatti, giocarsi un’intera generazione. Ma non accade. I candidati discutono appassionatamente di imposte e di pensioni. Parlano, quindi, a chi un lavoro ce l’ha o l’ha avuto. Chi rischia di non averlo non conta, pare.
Gli italiani con meno di trent’anni stanno diventando una generazione trasparente. Li attraversiamo con lo sguardo, anche quando diciamo di tenere a loro. Un atteggiamento pericoloso: la frustrazione potrebbe trasformarsi in rabbia e avere conseguenze drammatiche. Le avvisaglie ci sono. Gli spaccatutto non hanno trovato alleati. Per adesso. Ma ne cercano sempre, e le cose potrebbero cambiare.
La bulimia televisiva degli stagionati protagonisti — Silvio Berlusconi 63 ore, Mario Monti 62 ore, Pier Luigi Bersani 28 ore (dal 2 dicembre al 14 gennaio) — rischia di diventare una provocazione. Antonio Ingroia va in televisione e subito s’azzuffa; Beppe Grillo s’azzuffa senza andarci. Solito spettacolo, soliti discorsi. L’Italia politica del 2013 sembra la cittadina del film Groundhog Day – Ricomincio da capo. Il protagonista, Bill Murray, ogni mattina si sveglia ed è sempre lo stesso giorno.
I proclami giovanilistici del governo Monti si sono ridotti alla reintroduzione dell’apprendistato e a un’Agenda digitale di difficile applicazione.
Il Movimento 5 Stelle propone «un sussidio di disoccupazione garantito», ma non spiega con quali soldi finanziarlo. La destra non parla di giovani e non li candida, per far posto ai pretoriani del capo. Neppure la sinistra, che pure qualche volto nuovo lo presenta, propone misure radicali per i giovani connazionali. Il prestito d’onore, suggerito da Anna Finocchiaro, è un cerotto su una frattura. Occorrono flessibilità in entrata e in uscita, semplicità normativa, vantaggi fiscali e contributivi. Un’assunzione, oggi, è un atto di eroismo; deve diventare un’operazione conveniente per tutti. Se, per far questo, occorre tagliare la spesa pubblica, si tagli: dicendo dove, come e quando. Lasciando stare l’istruzione, che costa allo Stato italiano quanto gli interessi sul debito pubblico, 4,5% del prodotto interno. Con una differenza: gli interessi sul debito servono a tappare le falle del passato, l’istruzione è il motore per costruire il futuro.
Se vogliamo mani nuove e robuste sul volante italiano, non offendiamo i guidatori di domani: altrimenti ci lasceranno a piedi, e avranno ragione. Soprattutto, non diciamo di volerli aiutare, quando per loro non siamo disposti a rinunciare a niente. «L’amore trasparente non so cosa sia», cantava Ivano Fossati.

“LA GENERAZIONE TRASPARENTE” di BEPPE SEVERGNINI dal Corriere della Sera del 20 gennaio 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “LA GENERAZIONE TRASPARENTE” di BEPPE SEVERGNINI dal Corriere della Sera del 20 gennaio 2013

  1. paolo ha detto:

    ad esser superficiale e cercare di cavarsela con una battuta potrei dire che Severgnini ha scoperto l’acqua calda ,che in queste giornate da sotto zero climatico ,va pure bene contro il gelo dello stomaco e della testa ,
    sarei ingeneroso perchè riconosco al giornalista attenzione e costante impegno verso i giovani a cominciare ad esempio dalla bella e utile iniziativa del giornale in classe rivolto ai ragazzi delle scuole .
    Severgnini non menziona quanto da anni propongono i giovani di RID (rivolta il debito) non fa accenno alle iniziative continue dei giovani ricercatori ,e delle varie aggregazioni stabili o temporanee che propongono soluzioni e ricerche che vengono liguidate come utopistiche idee perchè contro il iberismo ,la globalizzazione e il dio mercato tanto caro alla troika .
    Lottano per il reddito minimo garantitto , per il servizio civile ,per non far diventare scuola e università dipendance dell’industria con ritorno alle scuole d’azienda che plasmavano i futuri capetti come soldatini atti a eseguire il comando di fidelizzazione alla politica della casa (fra pochi giorni ricorre il decennale della morte di Gianni Agnelli e ne leggeremo delle belle , anzi qualcosa si è gia visto proprio sull stesso quotidiano che pubblica l’articolo di Severgnini)
    Insomma vero il richiamo è opportuno ,ma se riferito ai partiti dentro il parlamento ,fuori da questa realtà molto si è mosso e si continua a muovere ,basta osservare , sentire ,valorizzare ,ma le notizie da quel “mondo” saltano quando c’è il famoso problema dell”Ordine Pubblico” .
    Riguardo a Ingroia ,dire s’azzuffa serve al calderone , su come è stata condotta ,gestita ,organizzata la trasmissione “Leader” dall’Annunziata ,sul ruolo di Sallusti , niente da dire? L’abusato riferimento all’assemblea di condomio utlizzato per paragonare la trasmission alla citazione fantozziana e al Funari della mortadella ha una base di realtà ,
    comunque grazie a Severgnini che coglie il problema dell’invisibilità dei giovani.

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  2. Cecilia Esposito ha detto:

    E’ ingiusta la frase “Antonio Ingroia va in televisione e subito s’azzuffa” sento rispetto verso questa persona di provato coraggio e di onestà anche intellettuale.non so se lei ha assistito all’imboscata indecente in quella trasmissione dove un condannato pur graziato dava lezione di ‘etica’ al nostro Magistrato…qui lei avrebbe avuto modo di dire altro ai nostri giovani:
    che forse abbiamo un po’ tutti perso la bussola.chiediamo loro aiuto.essi rigeneranno la nostra e la loro vita…

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