“L’AMACA” di MICHELE SERRA da La Repubblica del 30 dicembre 2012

Gli smodati “alimenti” (termine che, nell’occasione, diventa davvero ridicolo) alla signora Lario sono solo uno dei (tanti) effetti collaterali della smodata ricchezza del suo ex marito. L’argomento non è di moda, non lo è stato neppure nel corso della beatificazione a furor di popolo di Steve Jobs; ma che un solo essere umano disponga di denaro (e dunque di potere) in quantità pari a quella del bilancio di un piccolo Stato è una circostanza che non può non fare riflettere.
Che il talento, l’inventiva, la capacità di creare posti di lavoro vadano premiati è fuori di dubbio. Ma che non esistano argini ad accumuli di denaro smisurati (stiamo parlando di miliardi di euro), è un segno patologico. La ricchezza è sana, utile e mette allegria, la metastasi della ricchezza ha qualcosa di umanamente mutageno, è malattia sociale, distruzione della misura, offesa del bisogno. Lo spettro di una società egualitaria ottenuta con la pialla ideologica (il comunismo sovietico) faceva paura, ma lo spettro (ben più vivo) di un’iniquità sociale così galoppante da concedere a un solo essere umano di avere lo stesso reddito di centomila persone tutte insieme è almeno altrettanto spaventoso.

“L’AMACA” di MICHELE SERRA da La Repubblica del 30 dicembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “L’AMACA” di MICHELE SERRA da La Repubblica del 30 dicembre 2012

  1. stefano ha detto:

    Perché ? I ricchi rubano ? uccidono ? rapinano ? Ci sono quelli che fanno di queste cose e se ciò viene provato ci sono le leggi per sanzionarli. Altrimenti se quella ricchezza è ottenuta attraverso attività lecite, non c’è limite ad essa. E lo scrive uno che ha redditi del tutto medi. La differenza tra Berlusconi e la Lario, ma come tra Mel Gibson e la consorte, ai tempi tra Donald Trump e la moglie, è che i primi per avere quella ricchezza hanno dovuto mostrare qualche particolare talento e la loro ricchezza è in qualche modo espressione di quella prodotta. Le signore di questi uomini invece diventano ricche solo per la fortuna di essere state scelte per un po’ da questi signori. Ecco, questo sì che lo torvo poco morale perché dietro a questa improvvisa ricchezza c’è assai poco merito e soprattutto non c’è produzione di ALTRA ricchezza, e di lavoro. Le 100.000 persone di cui parla Serra sono magari i dipendenti Mediaset e di tutto il mondo imprenditoriale creato o mandato avanti da Berlusconi (Mondadori, case cinematografiche, imprese pubblicitarie ecc. ecc.). Gente che lo stipendio se lo guadagna non per gentile elargizione dello Stato ma perché le aziende per le quale lavorano per fortuna FATTURANO. Certo, se nel mondo si creano situazioni per le quali mentre pochi guadagnano milioni altri sono in povertà il pensiero che qualcosa giri male viene. Ma l’Italia, e l’occidente, dove queste cose pure avvengono, non c’è colonialismo, lo sfruttamento della gente a mo’ della rivoluzione industriale ottocentesca. Quindi dov’è l’errore ? La domanda è complessa, la risposta di Michele Serra è vecchia.

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