“La radiografia del candidato ideale” di Luigi La Spina da La Stampa del 30 dicembre 2012

Il mancato cambiamento della legge elettorale non è solo uno dei tanti fallimenti di una legislatura da dimenticare. E’ anche il simbolico segnale della sordità dei partiti rispetto alle richieste dei cittadini su tutto il fronte della riforma della politica, dalla riduzione del numero dei parlamentari, al finanziamento pubblico, dall’abolizione delle province alle regole di garanzia per le candidature alle Camere.
Il risultato di questo deludente bilancio è, in questi giorni, sotto gli occhi di tutti. C’è chi, come il partito di Bersani, cerca, con le cosiddette «parlamentarie» in programma nel week-end, di attuare, perlomeno, un parziale tentativo di restituzione agli italiani del diritto a scegliere i loro rappresentanti. Chi, come Berlusconi, vuole evitare che la sua prossima compagine parlamentare non sia composta solo di fedelissimi. Chi, come Monti, salendo in politica spera di alleggerire il più possibile il carico di imbarazzanti compagni di cordata.
A proposito dell’attuale presidente del Consiglio in carica per gli affari correnti, è evidente il tentativo di sorvegliare la selezione di questi adepti alla sua «agenda». Lo conferma sia l’incarico a Bondi di un esame preliminare dei candidati, sia la distinzione, dove è consentito dal quorum necessario all’elezione, cioè alla Camera, tra una lista di uomini e donne provenienti dalla «società civile» e una lista di personale politico collaudato, come quello che si raggruppa nel partito di Casini.
E’ lodevole l’apertura di Monti verso coloro che non hanno fatto della vita di partito l’unica esperienza della loro vita. Del resto, corrisponde al suo profilo di tecnico, autorevole professore di economia apprezzato internazionalmente. Così come è apprezzabile la ricerca di competenze, fondate più sul valore intellettuale e sul successo professionale e meno sulla fedeltà di clan, per arricchire di qualità una classe politica che non ne ha dimostrato molta.
La questione della provenienza, da parte dei candidati, è, però, meritevole di qualche riflessione supplementare. E’ ovviamente ingenuo o scopertamente ipocrita ritenere che assicuri, di per sé, una garanzia di serietà, competenza e rigore morale. Il passato offre esempi troppo clamorosi per poterli dimenticare, sia tra gli eletti in Parlamento, sia tra i consiglieri regionali. E non sono solo gli albi degli igienisti dentali a non aver offerto nomi che abbiano dato prove esaltanti nei nostri emicicli. Tra coloro che sono stati condannati dalla magistratura ci sono fior di avvocati, medici, architetti che, prima di entrare in politica, godevano di sicura fama per la presunta eccellenza del loro lavoro. Ricordiamo, infine, che la ventennale discesa in campo dello stesso Berlusconi è sempre stata contrassegnata dalla sua polemica contro i «professionisti della politica». Ma l’esito concreto di questo slogan non pare davvero brillante, se guardiamo alla classe dirigente trasportata dal Cavaliere nelle aule parlamentari.
La radiografia dei candidati, oltre che alla fedina penale, non può quindi limitarsi alla professione dichiarata sul loro curriculum vitae. Né ci sono garanzie assolute, per il futuro, dai comportamenti del passato. Tutt’al più ci possono essere segnali promettenti e altri meno. Per quanto riguarda i magistrati, ad esempio, la carriera quarantennale dell’ormai ex procuratore antimafia, Piero Grasso, improntata alla serietà di un impegno volto a evitare esibizionismi parapolitici e a condurre indagini concluse con sentenze che ne hanno garantito la fondatezza, forse potrebbe confortare di più di quella di altri suoi colleghi, come Antonio Ingroia, per citare la candidatura più discussa.
Di fronte alla montante indignazione «antipolitica» da parte dei cittadini italiani, peraltro ampiamente giustificata, bisogna, però, evitare scorciatoie semplicistiche e populiste. La nostra storia recente ci dimostra come certe parole d’ordine, sulle quali è stata costruita la cosiddetta «Seconda Repubblica», non hanno portato benefici risultati. E’ augurabile che, anche con il contributo di Monti, la Repubblica che ci aspetta dopo la fine di febbraio offra un personale politico migliore. Ma la società, qualche volta è civile e, qualche volta, no.

“La radiografia del candidato ideale” di Luigi La Spina da La Stampa del 30 dicembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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