“La piccola grande coalizione non dichiarata” di PAOLO FRANCHI dal Corriere della Sera del 27 dicembre 2012

«Sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me», esordì De Gasperi, il 10 agosto 1946, alla conferenza della pace di Parigi. E Monti ha ricordato di essersi sentito, nelle sue prime uscite europee da presidente del Consiglio, più o meno nelle stesse condizioni. Se l’intento era quello di valorizzare il suo ruolo, la sua immagine e i suoi successi in Europa e nel mondo, raffrontandoli ai disastri combinati da Silvio Berlusconi, ha colto nel segno.
Sull’efficacia della seconda citazione degasperiana di Monti («Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alla prossima generazione»), invece, urgerebbe un supplemento di riflessione. Perché le due cose, almeno finché c’è il suffragio universale, non sono in contraddizione. De Gasperi fu di certo uno statista, ma alle elezioni fu costretto a pensare molto seriamente, e con opposti risultati, almeno due volte: nel 1948, quando segnarono il suo trionfo, e nel 1953, quando ne decretarono il tramonto politico. Anche Monti, ovviamente, ci pensa. Solo che, a differenza di De Gasperi, non solo non è il leader di un grande partito, ma non è nemmeno in condizione di candidarsi in prima persona. In compenso ha pronta una particolareggiata agenda di idee guida, progetti e proposte programmatiche, che a ore renderà pubblica in rete. Sulla base dei consensi ricevuti, ha sostenuto, deciderà il da farsi. In realtà ha già deciso. Salvata l’Italia, intende rinnovare la politica. Vaste programme.
Monti, si capisce, sa benissimo che neanche la più rigorosa, illuminata e innovativa agenda di questo mondo basta a vincere le elezioni. E sa pure che nemmeno la sua benedizione sarebbe sufficiente a garantire alle forze di centro vecchie e nuove clamorosi successi elettorali. Si augura quindi che la sua discesa, anzi, la sua salita, in politica possa determinare già adesso, nel Pdl e nel Pd, smottamenti più significativi di quelli visti sin qui. Non può farci, però, troppo affidamento in partenza. Oltretutto, un conto sono le adesioni di singole personalità e di gruppi (non sempre pensierose e nobili, in un Paese dalle radicate e diffuse tradizioni trasformistiche) a un progetto, un’altra gli elettori in carne e ossa. Specie se, per convincerli, c’è a disposizione solo qualche settimana.
Pure di questo Monti è (pensiamo) consapevole, visto che la sua posizione, con buona pace della «terzietà» da tanti invocata, non è affatto equidistante. Verso Berlusconi e il Pdl ha innalzato un muro preventivo almeno all’apparenza invalicabile. Nei confronti di Pier Luigi Bersani e del Pd, invece, ha delineato qualcosa di più di una strategia dell’attenzione, rifiutandosi però di estenderla a Niki Vendola e alla Cgil. Come se desse per scontato che i progressisti e il suo nascente centro (vedremo quanto ampio e quanto consistente) siano destinati a ritrovarsi, dopo le elezioni, per governare: tutto sta a stabilire con quale presidente del Consiglio. Difficile (sempre che l’interpretazione sia corretta) dargli torto. L’idea di una sinistra che «fa da sé» avendo dalla sua il trenta – trentacinque per cento dei voti, contraddice, prima ancora della storia della sinistra medesima, il principio di realtà. E la suggestione di un centro che torni a essere elettoralmente, politicamente e culturalmente egemonico è un flatus vocis ispirato alla nostalgia di un passato che non tornerà. Anche perché le citazioni degasperiane, dopo decenni di mistica nuovista, possono pure suonare come musica alle nostre orecchie, ma né Vendola né Susanna Camusso, onestamente, ricordano Baffone. E, soprattutto, nuovi De Gasperi in circolazione non se ne vedono.
C’è modo e modo, però, per ritrovarsi. Ci si può arrivare, e probabilmente ci si arriverà, per forza di cose, soprattutto se la medesima, pessima legge elettorale in vigore consegnerà a Bersani la maggioranza assoluta alla Camera ma gliela negherà al Senato. Si tratterebbe di una soluzione obbligata, sì, ma già in partenza gravida di contrasti, e non solo sulla premiership. Questo percorso e questo esito, però, non sono gli unici possibili. Certo una campagna elettorale non è l’occasione migliore per discorsi alti e complessi. Ma forse potrebbe bastare qualcosa di meno.
Potrebbe bastare cioè che sia Bersani (l’unico ad avere come obiettivo unico, dichiarato e tuttora più che plausibile la vittoria) sia Monti (nelle forme tutte da inventare che la sua condizione di candidato premier sui generis gli consentirà) indicassero sin d’ora la prospettiva di una collaborazione di governo tra i progressisti e i moderati non solo, tra le righe, come la più probabile, ma piuttosto, apertamente, come la migliore: una grande coalizione, seppure in formato ridotto, per gettare le basi di una democrazia dell’alternanza finalmente matura. E, invece di oscillare tra salamelecchi e punture di spillo, spiegassero chiaramente agli elettori di sinistra e di centro che cosa li unisce e che cosa, invece, tuttora li divide, mettendoli oggi in condizione di decidere coscientemente sulla loro scelta, domani di valutare il compromesso politico (non è una parolaccia) che, sulla base del voto, si realizzerà. Qualcosa in questo senso si è già intravisto, ma non basta. Bisogna vedere. E vedere bene.

“La piccola grande coalizione non dichiarata” di PAOLO FRANCHI dal Corriere della Sera del 27 dicembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “La piccola grande coalizione non dichiarata” di PAOLO FRANCHI dal Corriere della Sera del 27 dicembre 2012

  1. paolo ha detto:

    si era capito da tempo ,almeno per chi voleva intenderlo, che il Corriere della Sera e chi ci sta dietro ,Fiat e grandi amici di Piazzetta Cuccia in primis , non aspettav altro e ha lavorato per questo esito .
    Monti ha salvato le banche e non disturbato troppo (direi per niente considerato gli effetti delle leggi e delle non leggi attuate),non ci voleva granchè per essere diversi dalla fotografia del “cucù” berlusconiano e più Statisticamente affidabili delle campagne internazionali in stile La Vitola ,
    Insomma De Gasperi o la vecchia Democrazia Cristiana ,in effetti sono il paravento ,la borghesia che fu industriale ,la borghesia finanziaria e speculativa , la borghesia che ha sempre visto con insofferenza Berlusconi ma con il quale ha fatto affari ,condiviso e suggerito le mosse ad personam ,pensa di ritornare in campo,scendere o salire non ha importanza perchè per lei c’è sempre un tappetino o ascensore che funziona a ritmo continuo .Sempre sia alti che nei bassi fondi ,alla luce del sole e dietro le quinte ,non manca mai la denedizione con l’acqua benedetta e le gazzette cartecee e televisive con aggiunta di twitter ne esaltano le magnificenze , anche quando i derivati bancari affossano la povera gente .
    Paolo Franchi è un giornalista serio ,educato ,ma in questo articolo ha mostrato ,secondo me ,quale sia il disegno della borghesia ,far fuori Vendola che ha accettato la Carta d’Intenti del Pd e che si è legato ai Progressisti , far fuori la CGIL che nonostante tutto rivendica la dignità del lavoro e non sottostà al diktat padronale che comanda di vendere pure a Natale e Capodanno ,mentre i padroni si rilassono a Cortina o alle Maldive.Quella CGIL che ha al proprio interno i metalmeccanici della FIOM e non certo Bonanni .Costringere Bersani ad allearsi con Casini,Montezemolo , e se arrivano i moderati di ogni risma e lega , sarà il bel paesaggio da inserire nella cartolina da spedire alla troika ,al fondo monetario , ,insomma finalmente sorella Agenda siederà al tavolo senza i sorrisini che hanno accompagnato i pranzi dell’UE
    ma qualcosa potrebbe non andare per il verso che auspicano , ci sono dei minatori murati in Sardegna , c’è un popolo terremotato che vive nei container, c’è un popolo di precari ,c’è un popolo di cassaintegrati, c’è un popolo di inoccupati e disoccupati , c’è un poolo di anziani malati , un popolo di disabili ,un popolo di giovani a cui è stato scippato il futuro e tante altre persone che hanno capito come vanno le storie e sanno valutare quale cosa conviene fare .
    Buon anno a tutti noi che vogliamo ancora crederci .

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