“«La Natività ci insegna la fiducia nel futuro» Lo psicoanalista Ammaniti: solo un Paese che fa figli migliora se stesso” di Paolo Conti dal Corriere della Sera del 23 dicembre 2012

«La nascita che il Natale cristiano richiama ha un fortissimo carico simbolico anche per i non credenti. Indica l’ingresso di nuovi membri nel gruppo umano, cioè nel mondo. Dunque un avvenimento legato tanto all’idea complessiva di fertilità quanto alla capacità di una società di incrementarsi e di progettare un futuro. Cioè di immaginare che le generazioni in arrivo saranno in grado di migliorare il mondo così come lo conosciamo. Ragionando, possiamo capire perché la scarsa natalità italiana sia strettamente legata alla crisi economica che viviamo. L’Italia, in questo momento, sembra lontanissima dall’idea stessa di fertilità…».
Massimo Ammaniti, psicoanalista e professore di Psicopatologia dello sviluppo all’Università La Sapienza di Roma, sa bene che il Natale, così come lo conosciamo è solo l’involucro chiassoso, multicolore e superficiale di un contenuto ben più impegnativo: «Infatti la festa andrebbe, anche laicamente, ritrovata e riscoperta, liberata da quegli automatismi legati al consumismo che ne hanno oscurato il senso stesso. Partiamo da un presupposto. Il Natale cristiano, in molti modi, riguarda anche i non credenti. Nel senso che ricorda alla nostra civiltà l’arrivo di un personaggio che ha comunque modificato la concezione della morale introducendo per esempio il concetto di perdono, la comprensione dell’altro e superando la vecchia legge dell'”occhio per occhio, dente per dente”». Naturalmente, ricorda il professore, c’è una differenza fondamentale: «Per i cristiani quell’uomo è il Messia, per chi non crede è comunque una nascita importantissima per un’intera cultura, la nostra». Fin troppo ovvio aggiungere che quel lontano Natale segna da due millenni anche le espressioni intellettuali, dalla letteratura all’arte e all’architettura, del mondo occidentale.
Messo da parte il Natale cristiano, resta il «significato» anche non religioso di una nascita festeggiata in buona parte del mondo. Perché un piccolo bambino incarna un’immagine così eloquente per qualsiasi civiltà? Si potrebbe dire, in tempi crudi e pragmatici come i nostri, che la nostra esistenza è fatta da persone che arrivano, cioè nascono, e da altre che partono, cioè muoiono… Per Ammaniti non è così: «In realtà la nascita continua a rappresentare moltissimo anche nell’organizzazione sociale contemporanea. Simbolicamente quando il gruppo cresce, aumentano le possibilità di una sua conquista del controllo non solo sulla natura e dunque sul “mondo” ma anche sugli altri gruppi umani. Non è escluso che l’affermazione dell’homo sapiens rispetto all’homo neanderthalensis sia stata legata proprio all’aumento della quantità di individui».
Insomma, per ritornare al nostro Natale 2012 e all’imminente 2013, se una società guarda al futuro, si riproduce, e se invece stenta a farlo, vede l’avvenire come un pericolo? «Esattamente questo è il punto. In Italia, lo sappiamo bene, il tasso di natalità non garantisce nemmeno il mantenimento della popolazione attuale. Siamo intorno a 1,25 figli a coppia. Invece in Francia, dopo un periodo di calo, si è tornati a sfiorare quota 2 figli a coppia. In quel Paese c’è stata una chiara scelta politica: aiutare i genitori, sostenerli quando crescono i figli. Insomma il concetto di fertilità non riguarda solo le singole donne o le singole coppie ma l’intera società. Ecco, in questo momento l’Italia non è un Paese “fertile” non solo tecnicamente ma anche psicologicamente». Le cause di tutto questo sono molto chiare a Massimo Ammaniti: «Fare figli con consapevolezza significa sentirsi pienamente calati nel ruolo di genitori. Dunque avere speranza rispetto al futuro con progettualità e positività».
Uno psicoanalista non è un economista e quindi il professore non intende avventurarsi per i sentieri più tecnici della crisi. Però sa bene cosa passa per la testa di questi italiani così poco fertili: «Il dramma dell’Italia è che circola poca fiducia in ciò che ci aspetta. Chi dovrebbe fare figli non ha un lavoro stabile e sicuro, dispone di poco denaro e quindi semplicemente prova paura. È un segnale terribile, per una società. Guardando i dati europei complessivi si arriva alla stessa deduzione. A ciò si aggiunga una caratteristica dell’attuale generazione in età fertile: si è molto presi da sé stessi, e qui la crisi non c’entra. Quindi con difficoltà si riesce a pensare di potersi prendere cura stabilmente di un nuovo essere umano e di trasmettergli qualcosa di concreto e importante». Diciamo che l’Italia «starà meglio», non solo economicamente ma anche psicologicamente, quando riprenderà a fare figli? «Esatto. Riflettere laicamente sul Natale, in questo senso, può essere utile…». Parola di psicoanalista.

“«La Natività ci insegna la fiducia nel futuro» Lo psicoanalista Ammaniti: solo un Paese che fa figli migliora se stesso” di Paolo Conti dal Corriere della Sera del 23 dicembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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