“Quella borghesia dal fiato corto” di GAD LERNER da La Repubblica del 15 dicembre 2012

È DAVVERO straordinaria l’enfasi con cui da più parti Mario Monti viene sollecitato a trasformarsi da tecnico “super partes” in leader politico dei moderati. Per il prestigio di cui gode a livello internazionale, egli viene invocato alla stregua di una figura salvifica. Una figura che dopo anni di tentativi fallimentari sarebbe finalmente in grado di realizzare il sogno di un partito “europeo” della borghesia italiana. Quel sogno, cioè, infrantosi con inesorabile puntualità ogni qual volta al cospetto s’è dovuto misurare con i vizi storici, economici e culturali della classe dirigente chiamata a farsene protagonista.
L’attuale reincarnazione di tale progetto dovrebbe vedere la luce nell’ambito del Partito Popolare Europeo, cioè la famiglia politica che nel 1998 accolse nelle sue file il movimento fondato da Berlusconi e ora lo riconosce con imbarazzo come un corpo estraneo. “La partecipazione di Mario Monti al vertice del Ppe a Bruxelles è uno di quei dettagli suscettibili di cambiare la storia di una nazione”, ha scritto – niente meno – il solitamente compassato Sole 24 Ore.
Con entusiasmo pari al quotidiano della Confindustria, anche Avvenire, il giornale dei vescovi, annuncia che “il Ppe ‘convince’ Monti”.
Ohibò. Siamo davvero in presenza di una svolta storica? Oppure dobbiamo più modestamente riconoscere nel pressing esercitato in queste ore sul presidente del Consiglio la solita, vecchia inquietudine che attanaglia le più varie forze moderate della penisola allorquando sentono avvicinarsi l’eventualità concreta di un governo di sinistra?
La novità su cui fa leva tale offensiva per un Monti bis è l’inedito favore che l’ipotesi della sua candidatura suscita nell’establishmentinternazionale, dagli Usa alla Germania. Anche un futuro governo di centrosinistra presieduto da Bersani difficilmente potrebbe fare a meno della funzione di garante che Monti gli fornirebbe nel rapporto con i nostri partner stranieri.
Ma resta del tutto inevaso l’interrogativo cruciale: trasformandosi da statista tecnico in leader politico, e consumando fino in fondo la sua rottura con la destra populista antieuropea che attraverso Berlusconi e Alfano lo ha sfiduciato in Parlamento, è verosimile che Monti possa raggruppare qualcosa di più di un magma di interessi eterogenei? Se esaminiamo difatti la variegata gamma delle personalità che finora hanno tentato invano di costruire una forza di centro moderato, notiamo che quasi tutte in un modo o nell’altro provengono da decenni in cui si erano accomodate all’ombra del berlusconismo. Ciò vale per i politici (Casini e Fini), per gli imprenditori (Montezemolo e Marcegaglia), per i sindacalisti (Bonanni), e anche per i vertici della Chiesa italiana.
Quanto ai tecnici di diversa provenienza trasformatisi in ministri tredici mesi or sono, da Passera alla Fornero, dalla Cancellieri a Grilli, la loro gestione delle politiche d’austerità non ha assunto un respiro che superasse la dimensione tecnocratica. In definitiva: la somma di questi spezzoni di classe dirigente ondivaga, magari con l’apporto dei fuoriusciti dell’ultim’ora dal Pdl, può davvero trasformarsi in un progetto politico coerente sol perché Monti ne diviene federatore nell’alveo del Partito Popolare Europeo?
È lecito dubitarne, tanto più che il popolarismo europeo, almeno nella sua componente cristiano- sociale rappresentata dalla Merkel, ha una storia non riducibile alla linea del rigore oltre la quale finora Mario Monti non è parso in grado di esprimersi. Il suo somiglia piuttosto a un disegno neoborghese liberale che in Italia nel passato ha avuto portavoce degnissimi ma sempre condannati al minoritarismo élitario.
Il colpo di bacchetta magica auspicato dagli zelanti notabili che oggi sollecitano Monti a entrare in politica – isolando la destra estremista e contrapponendosi al centrosinistra guidato da Bersani – deve fare i conti con una base popolare diffidente, visti gli esiti di sofferenza sociale determinati dall’azione del governo Monti. Basterà il richiamo messianico alla storia del Partito Popolare Europeo a dare vita a una creatura politica, anziché all’ennesima, fragile operazione verticistica di una borghesia dal fiato corto, poco propensa al rischio?

“Quella borghesia dal fiato corto” di GAD LERNER da La Repubblica del 15 dicembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “Quella borghesia dal fiato corto” di GAD LERNER da La Repubblica del 15 dicembre 2012

  1. adriano ha detto:

    Stavolta concordo con Lerner.
    Purtroppo la storia d’Italia non è nuova a questi trasformismi: finita la seconda guerra nel nostro pease erano scomparse le folle oceaniche che inneggiavano al fascismo e ai suoi fasti imperiali.
    Pare stia accadendo lo stesso con vecchio satiro di arcore.
    Monti non arriva dalla politica; ha saggiato sulla sua pelle cosa significa passare dalla teoria alla pratica, in questi mesi ha fatto cose egregie perchè ha SEMPRE avuto al suo fianco un Partito Democrartico che lo ha assecondato con puntuale rispetto della parola data.
    Se deciderà di correre da solo commetterà una leggerezza etica, e ne pagherà le inevitabili conseguenze.
    Quanto ai personaggi citati a mo’ di esempio quali suoi futuri possibili alleati, sarei tentato di usare paragoni poco fini su le cose che galleggiano sempre.
    La palma del peggiore, comunque, spetta alla gerarchia di santa madre chiesa: poche volte ho visto tanta umiliante servilità finalizzata solo al vil metallo. Mi sono allontanato da questa istituzione tanti anni fa, quando vidi in quale modo si stava macellando il messaggio del concilio ecumenico. Mai avrei pensato, però, che sarebbero arrivati così in basso!
    Se un leader laico di terz’ordine avesse solo guardato una minorenne l’avrebbero crocefisso! Berlusconi lo hanno addirittura “contestualizzato”! E non è stato un curato di montagna, è stato un cardinale!

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  2. stefano ha detto:

    Non condivido nulla del commento di Adriano, e per lui sarebbe sicuramente lo stesso se sviluppassi le mie controdeduzioni. a quanto da lui scritto. E quindi non ha senso scriverne perché un confronto, per essere costruttivo, deve avere un minimo di possibilità di comprensione (ancorché nella diversità delle idee). Su Lerner invece, qualcosa mi sento di dire. Purtroppo la disomogeneità che lui giustamente denuncia, è caratteristica negativa comune ai cartelli politici italiani degli ultimi 20 anni, tanto a destra quanto a sinistra. Anche oggi, nella sinistra (la parola centro eliminiamola ) si va dal laburismo blairiano rivisto in salsa Renziana (che a me non dispiace), al radicalismo tradizionale di Sel, passando per Bersani, più vicino al secondo ma più realista forse delle realtà economiche e comunque di un’Italia che vendoliana non è. Insomma, non sarà semplice stilare un programma omogeneo, tanto più se, come dice, Bersani allarghi la maggioranza al centro che con Vendola (ma anche Fassina e Camusso ) non ha nulla in comune. Il centro destra sta peggio, in questo LArner ha ragione, ma l’anti sinistra in Italia è sempre stato un collante efficace tra formazioni che ieri andavano dalla DC al PSI di Craxi passando per i piccoli partiti laici ( il famoso pentapartito, poi diventato CAF ), e oggi potrebbero raggruppare quello che resta del PDL con il centro che invoca l’agenda Monti. In conclusione, Monti sarebbe scelto , da molti, unicamente come antidoto alla vittoria del PD. Cosa c’è di strano ?

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