“L’anatema del capo solo al comando” di MARCO IMARISIO dal Corriere della Sera del 13 dicembre 2012

Il video di Beppe Grillo che lancia l’anatema contro chi nel suo movimento lo accusa di scarsa democrazia è un’infelice esibizione di autoritarismo e spossatezza. Mette a disagio pensando alle tante belle persone che si sono rivolte a lui solo per rendersi utili.
Era la faccia che faceva paura. In un video che è un vero regalo di Natale ai suoi tanti detrattori, Beppe Grillo si è trasfigurato. Mentre lanciava l’anatema contro chi lo ha accusato di essere antidemocratico sembrava stesse recitando la parte di un dittatore senza divisa.
Il fondatore del Movimento 5 Stelle appariva sicuramente stanco, forse ferito dalle nuove critiche, anche interne, cadute sulle cosiddette «parlamentarie», la sua più recente iniziativa. Le primarie fatte sul web per scegliere i futuri candidati al Parlamento non sono state infatti un successo, a causa di evidenti problemi di trasparenza e partecipazione, quest’ultima inferiore alle attese.
Ma l’impasto di autoritarismo e spossatezza che emana da una esibizione così infelice non deve rallegrare nessuno. Nel riguardarlo ci si sente inquieti, a disagio, perché vengono in mente proprio i video dei vincitori di quella contesa virtuale. Dalla mamma di Imola licenziata quand’era incinta che si batte per i diritti delle lavoratrici precarie al praticante avvocato di Mondovì, volontaria in una associazione che combatte la tratta delle prostitute, è una galleria di persone che ci credono davvero, mostrando una tremenda voglia di sentirsi e rendersi utili. Hanno in faccia l’etichetta della bella persona, e non meritano certo la definizione sprezzante di «anime belle».
Piaccia o non piaccia, questa gente si è rivolta a Grillo per fare politica nel senso più bello del termine, non certo per entrare in un Movimento ripiegato su se stesso. La cacciata dei militanti Giovanni Favia e Federica Salsi azzera la presunta diversità di questo nuovo soggetto. Grillo racconta sempre che il Movimento non appartiene a lui ma al popolo, è il primo esempio di democrazia diretta e dal basso, dove non decide un uomo solo al comando, ma la base. Appunto. Lo scorso 17 novembre le assemblee emiliane dei grillini avevano tributato una ovazione a Favia. Lo sprezzante messaggio del capo «sulla fiducia con l’applausometro» era giunto a stretto giro di blog, mentre non è mai arrivato un cenno di solidarietà alla Salsi, linciata sul web da ultrà educati a considerare la dissidenza un sinonimo di tradimento.
L’epurazione dei presunti reprobi rappresenta la plastica negazione di quanto sostenuto fino a oggi dall’ex comico. Non è mai stato il turpiloquio in dosi massicce ad attrarre gli adepti ma la promessa di un diverso modo di intendere l’idea di partecipazione. L’assenza di democrazia interna del Movimento 5 Stelle viene invece svelata dal «sacrificio» di chi osò denunciarla. È un piccolo cerchio che si chiude su toni quasi cupi, come gli ultimi messaggi.
L’invettiva carica di livore funziona per chiamare l’applauso sotto al palco ma non può essere l’unico strumento di azione. Dare del cretino a chi ha votato alle primarie del Pd serve a far ridere la claque della prima fila, non a portare nuovi consensi. Cacciare in modo dispotico chi dissente da un Movimento plurale solo a parole, in tempi dove i partiti cercano in ogni modo di tenere le porte ben aperte, è un errore che rivela poca lucidità.
Quelle ragazze che sorridono in camera parlando di beni comuni, di società multietnica, meritano un «padre» non padrone, degno del loro entusiasmo, se possibile diverso dall’attuale Grillo, fuori controllo e molto confuso. L’ormai celebre «fuori dalle palle chi dice che non sono democratico» è anche un imbarazzante autogol linguistico, una palese contraddizione in termini, l’equivalente del «non sono io che sono razzista, sono loro che sono meridionali». Ma quella, almeno, era solo una vecchia barzelletta.

“L’anatema del capo solo al comando” di MARCO IMARISIO dal Corriere della Sera del 13 dicembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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