il Bambino, la Mamma: oltre l’Uragano di ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI

Dal Corriere della sera del 7.12.2012

Dal Corriere della sera del 7.12.2012

Trecento morti e quasi duecentomila senza tetto nelle Filippine, devastate da un violento uragano, ma loro due sono vivi e sono insieme. È questa l’unica buona notizia dal disastro. La mamma è ferita alle gambe, legata alla barella sulla quale dovrà attraversare un corso d’acqua straripato, ma le braccia sono in grado di tenere stretto il suo bambino.
Loro due sono vivi. Trecento morti e quasi duecentomila senza tetto nelle Filippine, devastate ieri dal più violento uragano di tutto l’anno, ma loro due — unica buona notizia giunta dal disastro — vivi e insieme. La mamma, Lenlen Medrano, è ferita alle gambe, legata alla barella sulla quale dovrà attraversare un corso d’acqua straripato, ma le braccia sono a posto, in grado di tenere stretto il suo bambino: a guardarli così saldamente abbracciati, si può essere sicuri che arriveranno sani e salvi sull’altra riva del fiume inferocito.
Distruzione e morte intorno a loro, forse amici e parenti periti o dispersi, ma per qualche miracoloso momento, chissà, per qualche ora, nulla potrà turbare quella intima, tranquilla, egoistissima felicità. Verrà più tardi il tempo di pensare agli altri, probabilmente verrà anche il tempo di piangere, di disperarsi, ma al momento conta soltanto la preziosa certezza di essere insieme. Contatto di pelle, contatto di carne che rassicura, che cancella ogni angoscia, che dà pace. Potrebbe essere che quel bambino fosse andato perduto, che fosse tra i dispersi e che poi sia stato ritrovato. Oppure che non si fosse mai staccato dalla mamma, sempre fermamente aggrappato a lei per tutta la durata del ciclone. L’abbraccio non dice quel che è successo prima, dice soltanto che separarli, nelle prossime ore, anche per poco, non sarà facile.
Una natività dei tempi nostri, il tempo delle emergenze e dei disastri, un novello presepe sotto la bufera, senza bue né asinello — ma quelli, ci ha ora detto il Papa, non esistevano nemmeno nel presepe originale. Al posto dei pastori, tre soccorritori affaccendati intorno, e al posto dei re Magi un fotografo che coglie la scena, l’unica buona in quel giorno disastroso, regalo per noi, però, più che per il bambino. E, infatti, l’immagine è già stata vista, cliccata e ricliccata in tutto il mondo: rasserena, forse addirittura — un poco — consola da quell’altra, terribile, ossessiva, che ci ha perseguitato poche ore prima, dell’uomo scaraventato nella metropolitana e lasciato travolgere dal treno senza che nessuno dei presenti muovesse un dito salvo che per fotografarne l’agonia.

Annunci

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a il Bambino, la Mamma: oltre l’Uragano di ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI

  1. stefano ha detto:

    Bello. E bravo Quinto Stato a dare spazio

    Mi piace

  2. paolo ha detto:

    Dire di sentirsi impotenti , desiderosi di scappare ,tappare occhi e orecchie , mettere una mano davanti la bocca per non lasciare gridare i pensieri , è un fatto più che verosimile , ma non possiamo ,non dobbiamo permetterlo a noi stessi e a quel bambino .
    A quel bambino che non sa cosa rappresenta per tutti noi , anche e soprattutto (malgrado o nonostante loro stessi) per gli indifferenti della metro che muovono il dito per “immortalare” l’agonia di una persona buttato nella fossa
    Grazie alla sensibilità e civiltà di Bossi Fedrigotti , possiamo dire che la solidarietà e l’umanità non si inaridisce mai , ci vorrebbe di più molto di più e credo che nonostante la corsa a far “girare la Patonza” ,che in periodo di feste natalizie e di fine anno è lo slogan perfetto in televisione e giornali .

    Un bell’apporto viene dalla ridiscesa in campo dell’unto issato sul predellino , quello che non ha suscitato in maniera compatta (interclassista) Fornero nè Marchionne ,nè Fiorito,Lusi , Riva, i Bossi ,
    Se non verrà una rivolta verso il vavaliere e la cricca dei fede-li allora vorrà dire che la foto di quella mamma e del suo bambino è stata cliccata e riciclata inutilmente .
    Ieri a Torino dopo l’incontro con Ken Loach è stato proiettato un bel film che parla ancora a distanza di decenni di cose di oggi ,di sogni e bisogni ormai cambiati in promesse mancate e realtà disperate il titolo dice ancora molto
    : Il Pane e le Rose
    Quello che serve alla mamma e al bambino delle Filippine ma, anche a tuute le persone che si sono briatorizzate dentro la testa

    Mi piace

  3. stefano ha detto:

    Cosa c’entrerà mai il Cavaliere con la foto del dramma delle Filippine, e la struggente tenerezza di quella madre che tiene stretto a sé il suo bimbo, così bene descritta dall’autrice del post ??
    Ricorda un po’ il Delenda Carthago di Catone : di qualunque cosa si parlasse, anche della manutenzione delle strade a Lutetia, Catone chiudeva le sedute del Senato Romano ricordando che Cartagine doveva essere distrutta. Però, quella di allora era l’ossessione imperiale (la Roma Repubblicana si era già costruita il suo impero) di chi voleva che il pericoloso rivale fosse annientato per sempre. Questa sembra un’ossessione e basta.

    Mi piace

  4. paolo ha detto:

    Egregio Stefano la ringrazio per l’escursus storico e per la diagnosi di ossessione a distanza , mi salvo con il “sembra” infatti non corrisponde al mio pensiero fisso ,,ammetto che qualcuno lo porto in serbo anch’io ma quello che lei paventa non è fra questi ,.
    Non so se vorrà concederlo ma, vorrei pensare che seppur con riserva prenda in considerazione la mia risposta ,, il riferimento al cavaliere a mio parere non è improprio ,si collega al clima dell’inaridamento , alla corsa all’apparire , alla caduta di valori di solidarietà ,ai sentimenti veri non di facciata mediatica ,effimera o alle nefandezze (filmare l’agonia dell’uomo caduto e travolto dal treno)
    Ha ragione potevo fare altri esempi , ebvitae la personalizzazione ,evitare una facile accusa da parte sua e di tanti che si riconosceranno nelle sue osservazioni ,a tal proposito mi viene in mente quel grido :”Mentre Sagunto………..” che sicuramente conosce , infatti il cavaliere che ridiscende in campo lo fa perchè “responsabile”.
    Bossi Fedrigotti alla stretta della madre al bambino dà giustamente un valore che trascende il disastro ,parla di sensazione che per un poco rasserena ,bhè a me ricorda ,suscita un richiamo alla solidarietà che potrà ritornare a essere di tutti solo se dopo 20 anni non si ritorna al grande clima del dinosauro.

    Mi piace

  5. stefano ha detto:

    Gentile Paolo
    condivido sia il fatto che forse altri esempi erano migliori ( quello sulla metropolitana per esempio era a mio avviso pertinente…fermarsi lì ? ma è solo la mia idea) e il suo auspicio che non si ritorni al clima avvelenato e violento (verbalmente per fortuna, con qualche episodio oltre ) degli ultimi lustri. ANDARE OLTRE, suggeriva Baricco. E io credo sia suggerimento utile.
    Vede, le narro un piccolo aneddoto personale. Mio padre era un giudice, un moderato che credo votasse DC e/o repubblicano. Una persona tranquilla, non di sinistra ma che non pensava certo che i comunisti “mangiassero i bambini” o che quelli italiani fossero responsabili dei gulag e delle altre cattive cose del cd. comunismo “reale”. Bene, ci volle l’anti berlusconismo militante per fare di lui una persona dei capuleti e montecchi. Un uomo di PARTE. Quella opposta alla sua, Paolo. A me dispiacque vedere questo cambiamento, ma il CONTRO a prescindere, a questo porta. E Berlusconi lo sa BENE. E lo sfrutta BENE. Avrà spero capito che io non amo il Cavaliere, ma sono basito dall’odio collettivo (per alcuni strumentale e in mala fede, ma in tanti AUTENTICO, ed è forse peggio ) per l’avversario politico. Ecco, nessuno può costringere Berlusconi a candidarsi. Ignorarlo per quello che si può e pensare alle cose da fare ? Se il buon Giovanni lo consentirà, la leggerò con piacere.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.