“Così il mio rock mi ha salvato dal terremoto” di LUCIANO LIGABUE da La Repubblica del 5 dicembre 2012

Esce oggi il libro su “Italia loves Emilia”. La popstar racconta il concerto per i terremotati. Liga: a tutto rock contro la mia paura per quelle scosse

VIVO vicino all’epicentro del terremoto. Sia la scossa del 20 maggio che le tre del 29 le ho vissute in casa. Ballava tutto e mi sentivo in una agghiacciante sensazione di impotenza soprattutto nel non poter proteggere i miei cari. Quel boato, gli scricchiolii di pareti e infissi, l’equilibrio che viene a mancare, te li porti dietro, credo, per sempre. Da lì è nato un nuovo senso di precarietà. Poi, spostando lo sguardo più in là, ho cominciato a verificare come stavano gli altri miei affetti e gli amici. Infine sono andato a vedere come stava la gente della mia terra. Le impressioni, specialmente dopo avere visto gli effetti più devastanti direttamente nei posti più colpiti, sono difficilmente descrivibili. Quasi subito sono arrivate le chiamate di alcuni miei colleghi che, dopo essersi accertati su come andava, mi hanno detto che se avessi organizzato qualcosa, qualunque cosa fosse, loro ci sarebbero stati. Credo che Italia Loves Emilia sia nato lì.
Dare vita a un’impresa come quella del 22 settembre non è uno scherzo. Per quanto uno possa provare a immaginare quanto lavoro ci sia dietro, non credo possa avvicinarsi alla realtà. Una realtà fatta di impegno durissimo e di grandissima attenzione organizzativa. Ma l’obiettivo era così importante e così sentito che tutti, dal primo all’ultimo, hanno dato il massimo. Solidarietà significa anche, e forse soprattutto, cercare di fare sentire meno solo chi è nel bel mezzo di un dramma personale. Credo che Campovolo ce l’abbia fatta. Alla musica si chiede sempre tanto, spesso troppo. In questo caso è riuscita a intrattenere, divertire, emozionare, raccogliere fondi e richiamare l’attenzione sulla ricostruzione di alcune realtà emiliane.
Tutti hanno parlato dei centocinquantamila di Campovolo ed è giusto, perché è una cifra impressionante, che fa di quell’evento uno dei più importanti nel suo genere. A me, però, piace parlare anche della qualità di chi era davanti al palco quella sera. Qualità altissima, espressa da chi è venuto a festeggiare, partecipare, condividere, aiutare, dare un segno della propria presenza. Ricordo che qualche giornale ha titolato il concerto come “L’Italia che ci piace”. Non si può non essere orgogliosi di un’idea del genere.
Ho condiviso anche l’idea di destinare i fondi raccolti alla ricostruzione di alcune scuole. L’Emilia Romagna è una terra che basa molto del senso della propria identità sul concetto di comunità. Le scuole sono uno dei fulcri attorno a
cui la comunità si fonde e si estende. Inoltre il concetto di scuola è inevitabilmente connesso con il concetto di futuro.
Campovolo è stato diverso da tutti gli altri progetti, non solo per le dimensioni dell’evento, ma soprattutto per il clima che si è creato. Non è così facile vedere tredici artisti mettere da parte il proprio ego e mettersi al servizio di una causa, senza nessun capriccio. Questo è quello che è successo. C’è un momento che ricordo particolarmente volentieri: quando siamo andati in conferenza stampa su un piccolo pullman. Era veramente strano vedere tredici entità così diverse sentirsi come in una gita scolastica a cazzeggiare e godere della presenza gli uni degli altri.
Italia Loves Emilia è stato qualcosa di davvero unico, per le condizioni irripetibili in cui si è creato e sviluppato. L’armonia fra tutti i presenti di quella sera, pubblico, tecnici, addetti ai lavori, musicisti e cantanti ci ha permesso di fare una cosa sia rara che preziosa: sentirsi utili mentre ci si sta divertendo.
©Bompiani Rcs Libri Spa

“Il Liga: così il mio rock mi ha salvato dal terremoto” di LUCIANO LIGABUE da La Repubblica del 5 dicembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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