“Chi ha coraggio e chi no” di UMBERTO DE GIOVANNANGELI da l’Unità del 30 novembre 2012

ALLA FINE, MARIO MONTI HA OFFERTO UNA LEZIONE DI SAGGEZZA. E DI CORAGGIO POLITICO, DI CUI GLI VA DATO ATTO. È stata una decisione sofferta, quella presa dal Professore, ma che va nella direzione giusta: quella di rafforzare la leadership moderata del presidente palestinese, Mahmud Abbas (Abu Mazen). A dar conto di una scelta difficile è anche il fatto che il sì italiano sia arrivato solo poche ore prima del voto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite sul riconoscimento della Palestina come «Stato non membro» dell’Onu. In questo modo, l’Italia ha rafforzato il suo legame con gli altri Paesi euromediterranei, Francia e Spagna, che già avevano espresso nei giorni scorsi il loro sostegno alla richiesta di Abu Mazen. La Francia del socialista Hollande e la Spagna del popolare Rajoy: segno di una condivisione d’intenti che unisce larghe parti delle maggiori «famiglie» politiche europee. Una convergenza che si è registrata anche in Italia, dove l’impegno del Pd e quello del leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, hanno contribuito e molto nella decisione assunta dal presidente del Consiglio. In questa convergenza c’è il meglio della tradizione politica della sinistra e di quella cattolica, che hanno sempre puntato a valorizzare la vocazione «mediterranea» del nostro Paese. Il sostegno alla richiesta palestinese dello status di Stato non membro Onu «è un incoraggiamento sulla strada del dialogo e contro ogni estremismo: la nascita di uno Stato di Palestina membro a pieno titolo Onu potrà arrivare solo ed esclusivamente con il negoziato e l’intesa diretta tra le parti». La nota di Palazzo Chigi è un investimento sul dialogo e su una pace che può nascere solo da un negoziato tra le parti. Senza pregiudiziali. In questo non c’è nulla di «anti-israeliano». Semmai è vero il contrario. Perché il diritto alla sicurezza d’Israele potrà affermarsi in pieno solo se si legherà ad un diritto egualmente fondato: quello dei palestinesi a uno Stato indipendente, a fianco, e non contro, dello Stato ebraico. Essere amici d’Israele, veri amici, significa anche esercitare un diritto di critica su singoli atti compiuti dal governo di Gerusalemme, senza che ciò travalichi mai in un antisemitismo travestito da antisionismo. Una distinzione fondamentale, una linea di confine invalicabile. Monti ha compreso, agendo di conseguenza, che la questione palestinese è il nodo cruciale da sciogliere per una svolta di pace e stabilità in Medio Oriente. E per aiutare Israele a uscire dalla trincea per conquistare la vittoria più importante: quella di poter essere finalmente un Paese normale. Era questo, a ben vedere, il sogno dei padri fondatori dello Stato d’Israele. Quella praticata da Monti è stata una politica di «equivicinanza» alle ragioni e alle aspirazioni di due popoli. Una scelta che Matteo Renzi ieri, nel confronto tv con Bersani, ha sorprendentemente contestato, usando argomenti della destra americana, come il primato della questione iraniana su quella israelo-palestinese. Speriamo che si corregga perché in gioco è la percezione dell’interesse nazionale, non solo di quello del centrosinistra.

“Chi ha coraggio e chi no” di UMBERTO DE GIOVANNANGELI da l’Unità del 30 novembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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