“Amran, storia di un nuovo italiano” di I. BOSSI FEDRIGOTTI dal Corriere della Sera del 30 novembre 2012

La lunga Fuga di Amran finita con il Lavoro dei Sogni

P artito a quindici anni da Dakka in Bangladesh, il giovane Amran ha impiegato sette mesi per arrivare, tra mille peripezie, a Falconara. Voleva andare a Londra, ma il pallino per la matematica e l’elettronica, l’aiuto dei Martinitt, due borse di studio lo hanno trattenuto il Italia. E l’azienda che aveva investito su di lui ora lo ha assunto.
di ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI Da clandestino a diplomato grazie a una borsa di studio
Sette mesi è durato il viaggio di Amran da Dakka in Bangladesh a Falconara in Italia, passando per Iran, Turchia e Grecia, ed è costato oltre cinquemila euro. Partito a quindici anni e arrivato quasi a sedici, sette mesi di camion, camioncini, pullman, pick up, nave e marce a piedi, prendendo botte da orbi, rischiando di morire per congelamento, dormendo nascosto tra le pecore, costretto a viaggiare per giorni sdraiato in un’intercapedine nella quale entrava soltanto perché magro, senza bere per non doversi fermare a fare pipì. Paura? «Mai. Volevo a ogni costo arrivare in Inghilterra dove vivono molti miei conterranei, e la prospettiva era più forte della paura».
In realtà, più che dalla miseria Amran fuggiva da una mentalità, da un costume, da una tradizione. Con l’audacia dell’adolescenza, a tredici si era inimicato il potente padre di una sua amica e compagna di classe che tutti i giorni piangeva a dirotto per essere stata promessa in sposa a un semisconosciuto signore di trent’anni. L’aveva minacciato di rivelare la vicenda ai giornali e un po’ di scandalo ci sarebbe stato visto che la legge proibisce i matrimoni sotto i diciott’anni, anche se pochi la osservavano poiché, all’epoca, in Bangladesh ancora non esisteva anagrafe e ogni sindaco, in cambio di moneta, era pronto a certificare l’età che si voleva.
Il risultato fu che la famiglia della ragazza minacciò Amran, di morte stavolta, e a questo punto il padre gli consigliò, lo spinse, anzi, a partire, senza dire nulla alla madre che seppe del progetto di uno dei suoi otto figli soltanto a cose avvenute. Al resto pensò l’«organizzazione», modalità, mezzi di trasporto, corruzione di doganieri, guardie, soldati, poliziotti, di tutte le nazionalità lungo tutto l’itinerario. «Loro sanno come fare» — è il conciso commento del ragazzo che ora di anni ne ha ventitré.
Sbarco a Falconara, non una parola di italiano e pochissime d’inglese. Eppure un contadino gli dà da mangiare, una contadina gli parla in perfetto inglese e il barista della stazione gli insegna come prendere il biglietto alla macchinetta. A Milano va ospite da un conoscente di famiglia, per un mese, poi in una comunità per minorenni usciti al carcere dove arrivavano in tavola alimenti scaduti e succedevano cose che, solo dopo, Amran ha capito non essere davvero legali. In cambio, però, aveva cominciato ad andare a scuola, per la licenza media. Un ragazzo marocchino, suo compagno di stanza, gli spiega che quella comunità non fa per lui visto che non è stato in carcere, e gli suggerisce di andare a trovare l’assistente sociale.
Di lì la svolta. Finisce in una comunità dei Martinitt, storica istituzione milanese, prende la licenza media, poi si iscrive a un istituto tecnico serale. Di giorno lavora in un bar, in un altro bar, in un ristorante e di nuovo in un bar. All’Inghilterra ha smesso di pensare perché sente odore di matrimonio combinato con una ragazzina parente di sua madre. Però vuole imparare l’inglese. Gli segnalano l’Uvi, Unione volontari per l’infanzia, dove trova una straordinaria professoressa in pensione che lo segue per due anni. E ne trova anche un’altra, per la matematica. Un amico abruzzese, studente di ingegneria, la cui famiglia è, nel frattempo, diventata la sua famiglia, lo aiuta nelle altre materie tanto che, in breve, diventa il primo della classe. Cambia indirizzo di studio, da informatica passa ad elettronica. In pratica, ora esce di casa alle sei di mattina e rientra alle undici di sera, dopo il lavoro, la scuola e le lezioni private. Mancano ancora due anni al diploma e Amran ha paura di non farcela, dorme troppo poco e le giornate sono troppo faticose.
I responsabili dei Martinitt gli segnalano allora un progetto che prevede due borse di studio finanziate da una grande azienda italiana per studenti di scuole superiori. Amran invia il curriculum e una sarà sua: fondamentali sono state le sue belle pagelle e il buon livello d’inglese. Potrà lasciare i lavori in bar e ristoranti e dedicarsi solamente allo studio. In giugno di quest’anno arriva il diploma, con bei voti soltanto. E poco dopo arriva anche una proposta di lavoro, dalla medesima grande azienda che ha finanziato la borsa di studio. Colloqui su colloqui, mesi di attesa, sia pure fiduciosa, però assai lunga. L’assunzione è arrivata il 12 novembre. «Faccio il lavoro dei miei sogni», sorride Amran.

“Amran, storia di un nuovo italiano” di I. BOSSI FEDRIGOTTI dal Corriere della Sera del 30 novembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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