“Il patto generazionale Giovani turchi-renziani per governo e partito” di Mario Lavia da Europa del 27 novembre 2012

La prossima stagione della vita del Pd sarà segnata da un passaggio di testimone. Da un ricambio generazionale molto vistoso. Una specie di Midas. Ma a differenza dell’operazione politica che nel lontano 1976 consentì a Craxi e alla sua giovane squadra – i Martelli, gli Amato, i De Michelis – di cacciare i vecchi De Martino e Mancini (una mega-rottamazione in un partito che, secondo tradizione, non ammetteva strappi generazionali) nel Pd si punta a attuare un patto non scritto: ai giovani (di tutte le anime) le chiavi del partito e buon peso nel governo.
D’altronde la vicenda della sinistra, soprattutto europea, è zeppa di questi passaggi di testimone, più o meno indolori. Quella della sinistra italiana è sempre stata più attenta a coniugare rinnovamento e continuità. Ma ora tocca al Pd.
Il cambiamento d’altronde è già sotto gli occhi di tutti, effetto della ventata renziana e della complementare autonomizzazione del segretario, e lo si vedrà meglio ancora con il massiccio rinnovamento delle liste che Bersani ha tutta l’intenzione di favorire. Un ricambio che dunque proseguirà nei prossimi mesi e culminerà al congresso al quale l’attuale segretario, comunque vada il secondo turno, non si ricandiderà e che non passerà solo attraverso un patto politico non scritto fra giovani appartenenti a correnti politicamente lontanissime come i Giovani turchi (Fassina, Orfini, Orlando), i seguaci di Matteo Renzi (Reggi, Bonafè, Richetti), e anche i quadri bersaniani di ultima generazione (Bonaccini, Moretti, Speranza, Ricci, Stumpo). Ma che sarà suggellato da un altro voto di massa, le primarie, le cui caratteristiche al momento (non sapendo cioè chi siederà a palazzo Chigi, che non è una variabile di poco conto), sono totalmente un’incognita.
Chi sarà chiamato a gestire il passaggio? La domanda per ora è senza risposta. Non fosse altro perché non conosciamo il nome di chi diventerà premier: ma se sarà Bersani non sappiamo comunque cosa farà Matteo Renzi. È assai probabile che nemmeno lui abbia deciso cosa fare del suo capitale accumulato in queste primarie, se giocarselo nella vicenda congressuale – ed eventualmente, come – o investirlo in un nuovo cantiere (ipotesi da lui sempre esclusa).
Quello che però sta emergendo è che lo schema tradizionale (ai giovani il partito, ai vecchi il governo) rischia di essere travolto. Le nuove leve infatti hanno capito che nel nostro tempo quello che conta davvero è il governo: «Non è pensabile che in un esecutivo di centrosinistra riproponiamo le vecchie facce. Qualcuno ci sarà ma dovremo esserci anche noi», dice uno dei giovani dem più promettenti.
Quello che è sicuro è che questa campagna ha di fatto costretto il “vecchio” gruppo dirigente a fare un passo indietro. E non solo per l’autoesclusione dalle liste di Veltroni e D’Alema ma anche per l’oggettivo ridimensionamento non solo mediatico di tutti i grossi calibri. Sarà da vedere se i “vecchi” dirigenti, già esponenti di primo piano di Ds e Ppi, si rendano disponibili a favorire il rinnovamento. Di solito i ricambi generazionali non sono esattamente indolori. E tuttavia non si sfugge all’impressione che il passaggio del testimone sia inevitabile, anzi, sia già avvenuto.

@mariolavia

“Il patto generazionale Giovani turchi-renziani per governo e partito” di Mario Lavia da Europa del 27 novembre 2012

Annunci

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a “Il patto generazionale Giovani turchi-renziani per governo e partito” di Mario Lavia da Europa del 27 novembre 2012

  1. Serena D'Arbela ha detto:

    Va benissimo il rinnovamento ma basta che sia coniugato al merito e che si preservi anche il merito del passato. Non vorrei che le”quote acerbe” fossero fissate ad occhi chiusi.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.