“25 novembre. Il mio viaggio all’inferno” di Giovanni Taurasi

Ho fatto un viaggio all’inferno. Mi ha invitato un’amica a farlo, semplicemente chiedendomi di riflettere ‘da uomo’ sul 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza alle donne. Ammetto che mi aveva un po’ sorpreso la sua richiesta, ma poi, intraprendendo il viaggio, ho capito il senso del suo invito. Perché la violenza contro le donne è un problema degli uomini. Interpella noi uomini.
Ci chiama in causa. Le donne sono le vittime, ma i carnefici sono gli uomini. Siamo noi.
È un viaggio costellato da numeri che grondano sangue, perché dietro ad essi ci sono donne, madri, figlie, sorelle, amanti vittime di violenza. Ogni tre giorni in Italia un uomo uccide una donna. Di solito si tratta di una donna che è o è stata vicina all’assassino: la partner, la ex, la sorella, la madre, la figlia.
Picchiare la moglie, minacciare l’ex compagna o vessare la figlia per molti uomini rappresenta un fatto privato. Molti sanno, però tacciono. Ma, tacendo, sono in qualche modo complici di un fenomeno grave e diffuso. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono drammatici: la prima causa di uccisione nel mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio da parte di persone conosciute. Per fare emergere questo fenomeno è stato coniato un neologismo, femminicidio, per indicare gli omicidi della donna “in quanto donna”. La categoria criminologica del femmicidio ha introdotto un approccio di genere per rendere visibile il fenomeno, spiegarlo, prevenirlo, punirlo, insomma, tentare di contrastarlo culturalmente, sociologicamente, politicamente e naturalmente dal punto di vista giudiziario.
In questo viaggio all’inferno ho scoperto storie terribili, come quelle che riguardano Ciudad Juarez, città al confine tra Messico e Stati Uniti, dove dal 1992 più di 4500 giovani donne sono scomparse e più di 650 sono state stuprate, torturate e poi uccise, nel sostanziale disinteresse delle istituzioni e con la complicità e l’omertà di forze dell’ordine corrotte, criminalità organizzata, società locale. Ma il fenomeno è diffuso e in crescita e riguarda anche il nostro Paese. Se nel 2006 in Italia su 181 omicidi di donne si sono verificati 101 femminicidi, nel 2010 su 151 omicidi di donne sono stati ben 127 i femminicidi. Gran parte di questi sono preceduti da altre forme di violenza nelle relazioni di intimità. Secondo l’Osservatorio nazionale sullo stalking, il 10% circa degli omicidi avvenuti in Italia dal 2002 al 2008 ha avuto come prologo atti di stalking. In Italia una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima nella sua vita dell’aggressività di un uomo. Sei milioni 743 mila quelle che hanno subito violenza fisica e sessuale (dati Istat). E oltre ai casi di femminicidio, dobbiamo tenere in considerazioni il numero spesso sommerso di suicidi da parte di donne vittime di violenza domestica. Le donne uccise da mariti, fidanzati, compagni, ex sono state 137 nel 2011 e già 107 dall’inizio di quest’anno. Vengono spacciati come “delitti passionali”, ma non è così. E poi cosa significa delitto passionale? È una definizione che non spiega nulla e sembra voler giustificare ciò che è ingiustificabile. Per questa ragione è stato necessario inventarsi la categoria di femminicidio. Non serviva alle donne, loro sanno bene di cosa si tratta, era necessaria soprattutto a noi uomini. Rileggendo le storie delle vittime emerge un dato ricorrente: ovvero una concezione della donna come oggetto da possedere e non come persona. È un’idea che pensavamo diffusa solo nelle società arcaiche o rurali, e nei paesi mussulmani, ma che in realtà è ancora vivissima in Occidente, nella nostra società, tra noi: ce lo conferma la trasversalità dei casi di femminicidio (che riguarda tutte le fasce sociali), così come la loro diffusione. Troppo a lungo è stata considerata erroneamente una questione “da donne”. Mentre riguarda innanzitutto noi uomini. Il racconto del mio viaggio all’inferno si conclude qui. È durato qualche minuto farlo assieme. Un ultimo dato, prima di finire: dal punto di vista statistico, nei pochi minuti che avete impiegato a leggere questo commento è stato certamente commesso un atto di violenza contro una donna… speriamo che non sia stato letale e che quella donna non ne subisca più.

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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