“La rovesciata (europea) di Ibra. Zlatan, Inno alla Gioia” di GIAN ARTURO FERRARI dal Corriere della Sera del 16 novembre 2012

Figlio, nel nome, di Abramo. Nel sangue paterno degli ottomani che si installarono in Bosnia. Nell’anagrafe e nel fisico della Svezia, del welfare svedese che lo accolse e lo alimentò con sapienza e generosità. Nell’arte calcistica dell’Olanda, della nota confraternita olandese denominata Ajax. Nell’affetto, per non dire nello sviscerato amore, dell’Italia, degli italiani di ogni fede, juventini, interisti, milanisti. Nel presente reddito — non infimo — della Francia e di Parigi, ma in effetti dello sceicco del Qatar, Al Thani (con il che in un certo senso torniamo all’inizio…).Figlio insomma, se mai ce ne fu uno, della nostra Europa e di un bel pezzo del nostro mondo, Zlatan Ibrahimovic con il quarto gol all’Inghilterra è uscito dalla storia per installarsi, con tutti i suoi tatuaggi, in quel mondo di forme eterne vagheggiate da Platone, da Goethe e, per ultimo, da Carl Gustav Jung. Non è tanto il gesto tecnico in sé, la rovesciata da 25 metri, né la complessione fisica da piovra di Ventimila leghe sotto i mari, né il lampo dell’occhio che coglie il portiere fuori posizione e neppure tutti questi aspetti, tutti calcistici, sublimemente calcistici, messi insieme. Sono due tratti più profondi, più universali, più semplici. Il primo è il crederci, il non aver paura di provarci: sembra impossibile, nessuno ci è mai riuscito, rischio una ben magra figura, ma tento lo stesso. Il secondo è il gioire: totalmente, in una vampata assoluta, in una perdita di consapevolezza di sé, nell’esaltazione di esserci incredibilmente riusciti. In questi due sentimenti Ibrahimovic è stato veramente grande e fuori dal tempo, come un eroe dell’Iliade nel momento in cui supera il nemico. E puerile, naturalmente, come sempre sono gli eroi. Scontroso come un bambino risentito, che a lungo ha temuto di essere rifiutato. E felice come un bambino premiato: dalla sorte, dalla fortuna, dagli dei. Il calcio non è uno sport, non è solo uno sport: è una metafora della vita. La sua immensa popolarità da questo dipende, dall’essere simile e vicino alla vita, dal concentrare in 90 minuti le vicissitudini, i mutamenti, i modi di essere e di sentirsi che si allungano nei decenni, nelle vite di tutti. Per questo il gol di Ibrahimovic è persino commovente, perché vi leggiamo una vitalità e una volontà di sottrarsi al plumbeo grigiore di queste settimane e di questi mesi, di provare con un colpo a sorpresa, con una miracolosa rovesciata, a uscirne, a segnare. E perché vorremmo, in queste cupezze, aver qualche occasione per gioire come lui, per riprovare quel sentimento pieno che abbiamo dimenticato. (Ma che, per nostra consolazione, anche lui ha faticato a trovare partendo dai casamenti della periferia di Malmö, quando al primo appuntamento con una ragazza bionda se ne andava umiliato dopo pochi minuti pensando di esser stato preso in giro. Ma lei era solo in ritardo). Sulle ideali bandiere dell’Europa dovremmo metterlo questo gol di Ibrahimovic. Per darle, e darci, un po’ di coraggio, per farle, e farci, riassaporare un pò di gioia.

“La rovesciata (europea) di Ibra. Zlatan, Inno alla Gioia” di GIAN ARTURO FERRARI dal Corriere della Sera del 16 novembre 2012

Annunci

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.