“SCRITTO CORSARO SULLO STATO DEL POTERE” di Massimo Giannini da Affari & Finanza del 12 novembre 2012

Se non suonasse blasfemo, e soprattutto velleitario, si potrebbe ripartire da Pier Paolo Pasolini. «Io so». Cominciava così uno dei più belli e agghiaccianti tra gli «Scritti corsari», quello uscito sul Corriere della Sera di un lontanissimo 14 novembre 1974. L’intellettuale più discusso d’Italia, allora, raccontava a modo suo il «romanzo delle stragi» che in quegli anni insanguinavano il Paese. «Io so i nomi del vertice che ha manovrato…». «Io so il nome del gruppo di potenti…». La lista delle cose che sapeva, PPP, era molto lunga e dettagliata. Ma alla fine, il «corsaro» aggiungeva «io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti… Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi». Ciononostante, il poeta di Casarsa ebbe il coraggio di denunciare ciò che sapeva e vedeva. Con la chiarezza e con l’onestà che mancava a molti, in quella stagione di conformismo cinico e complice. Si potrebbe ripartire da qui, per descrivere su tutt’altro piano (per fortuna non parliamo di bombe sui treni o di stragi di Stato) il «romanzo del potere» di questi vent’anni di transizione italiana, che vi raccontiamo oggi nell’inchiesta di Marco Panara e Roberto Mania. Siamo passati dalla Prima alla Seconda Repubblica, ed ora ci accingiamo forse ad approdare alla Terza, con un’assoluta certezza. È esistito un certo ricambio, tra i vecchi e i nuovi partiti. Hanno governato coalizioni opposte, presidenti del Consiglio e
ministri di facce e colori diversi. Ma al fondo, dentro il cuore dello Stato, c’è un sistema che non è cambiato mai. Una rete di uomini cresciuti nel ventre riparato delle magistrature, di grand commis padroni indiscussi degli apparati e di boiardi riciclati nel circuito delle ex PpSs, che hanno presidiato e presidiano i gangli vitali dell’economia e che si sono spartiti e si spartiscono le poltrone decisive. Dentro i ministeri, dentro le Authority, dentro le aziende. L’abbiamo chiamata la «Casta dei Quiriti». Cedendo a quel tanto di populismo che, dentro la parola «casta», finisce spesso per accomunare tutto e tutti. Ma in questo caso, non c’è parola più giusta, per spiegare come e perché è nato e si è stratificato nel tempo un sistema di potere che un tempo era funzionale alla politica, ma che nel corso degli anni ha finito per autonomizzarsi, e per diventare pericolosamente autoreferenziale. Al punto di trasformarsi in un fattore di blocco per la stessa economia. E in qualche caso persino per la stessa legalità. Non è un caso che alcuni dei «quiriti» che animano la scena siano stati lambiti e in qualche caso coinvolti dalle inchieste giudiziarie, dalle nuove «logge» P3 o P4 alla solita Finmeccanica. E non è un caso se proprio il governo tecnico di Monti, per la prima volta, cerca di colpire e arginare questa «Casta nella Casta». Anche il Professore, evidentemente , «sa».
m.giannini@repubblica.it

“SCRITTO CORSARO SULLO STATO DEL POTERE” di Massimo Giannini da Affari & Finanza del 12 novembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “SCRITTO CORSARO SULLO STATO DEL POTERE” di Massimo Giannini da Affari & Finanza del 12 novembre 2012

  1. Ennio Scaldaferri ha detto:

    “… L’abbiamo chiamata la «Casta dei Quiriti»….” Questo articolo ed il seguente di R. Mania e M. Panaro su Affari e Finanza mi hanno spaventato. Mi hanno dato il senso della nostra impotenza, della impossibilità di cambiare qualcosa. Mi viene da collegarli a quel richiamo che domenica Scalfari ha fatto a Monti ed alla coscienza di questi: è la prima volta che lo sento così severo con il premier. Nulla possono i politici (non sono tutti uguali, continuo a sostenerlo) contro costoro: e che potrebbero d’altronde se debbono badare ai loro affari, come potrebbero infastidirli? e allora quelli che non sono “uguali”? Già, questi non contano. Noi non ce la mettiamo tutta per farli contare d’altra parte. Forse Renzi doveva volgere la sua azione di rottamazione verso quetsa casta, no? Renzi che va contro questi? Vogliamo ridere?!

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