“Dall’irresistibile impero del consumo alla democrazia dell’intelligenza” di GIAN ARTURO FERRARI dal Corriere della Sera dell’11 novembre 2012

N el 1992, dunque solo vent’anni fa, Deng Xiaoping, il minuscolo ed eccelso riformatore allora ottantasettenne, si prese la briga di elencare le «quattro grandi cose» che bisognava assolutamente rendere disponibili ai consumatori cinesi. Esse erano una bicicletta, una radio, un orologio da polso e una macchina da cucire.
Questo per ricordare a noi europei, depressi di fronte ai tassi di crescita altrui, che bisogna anche tener conto del punto da cui si è partiti. E che, per un minimo di coerenza, non ci si può dichiarare anti eurocentrici e rifiutare l’eredità coloniale mentre si guardano con sospetto lagnoso i Paesi che a grandi passi stanno uscendo da un iniquo passato. Quel che sta succedendo in quei Paesi è una ripetizione su larga scala di quanto accadde in Europa all’ indomani della guerra mondiale. E cioè l’avvento dell’impero irresistibile, come lo ha ben chiamato Victoria De Grazia, ossia della società dei consumi di stampo americano fondata sui beni di massa, sui brand, sulla grande distribuzione, sul marketing, sulla pubblicità, sullo star system. Con al centro il cittadino consumatore. Aborrita da Pier Paolo Pasolini e dai pensatori francofortesi, Theodor W. Adorno in testa, i quali vi vedevano la forma suprema e ultima di totalitarismo, la democrazia dei consumi, dopo aver serenamente ammansito e conquistato l’Europa, si sta ora pappando consistenti porzioni degli altri continenti. Da qui le prodigiose crescite, ma anche le tensioni interne e l’ instabilità degli assetti politici destinati a favorire le prime e contenere la seconda. L’ Europa ha altri problemi. La grande ebbrezza (a volte degenerata in sbornia) della democrazia dei consumi e delle sue infinite meraviglie è alle nostre spalle. La non crescita e la bassa produttività segnalano (non solo, ma anche) il raggiungimento del culmine, l’inizio della discesa, la fine di un ciclo. Ed è proprio questa l’occasione da cogliere e da sfruttare. Dall’alto di standard di vita che non hanno eguali nel resto del pianeta, forti di una sostanziale eguaglianza di consumi, seduti su un gigantesco capitale di cultura, noi europei non possiamo più attardarci a rimpiangere gli anni Cinquanta.
Le nostre difficoltà dipendono dal fatto di essere la parte più avanzata e ricca del pianeta e per questo quella che per prima sta affrontando il nuovo, problemi inediti, orizzonti sconosciuti. Ancora per una volta, forse per l’ultima (e forse più nolenti che volenti), siamo all’avanguardia. La stessa stretta economica può avere un effetto benefico se ci costringerà ad aguzzare un ingegno alquanto impigrito in agiate stupidaggini. Non si tratta di tornare a vetuste deprecazioni del consumismo o di scaldarsi al focherello di innocenti utopie, ma di passare in rassegna con occhio limpido la congerie di cose in cui mettiamo denaro — pubblico e privato —, di eliminare quelle palesemente inutili — pubbliche e private — , di stabilire un chiaro ordine di priorità tra le restanti — pubbliche e private —, sapendo che ogni destinazione ha certo un suo perché, ma che non tutte possono stare insieme al primo posto. Dalla democrazia dei consumi dobbiamo passare alla democrazia dell’intelligenza, sociale e privata. Non è affatto semplice, ma non ci resta molto altro da fare, stretti come siamo tra chi campa (e assai bene) vendendo energia, chi vendendo forza lavoro a basso costo e chi — gli Stati Uniti — vendendo tecnologia (e questa è la cosa che a noi europei dovrebbe più bruciare). La nostra via è combattere i grandiosi sprechi di cui ci siamo fin qui compiaciuti e tradurre in qualità di prodotto la cultura che abbiamo (che altri prima di noi hanno) accumulato. Manifattura di qualità, invenzione di qualità, eleganza (non solo nell’abbigliamento), cultura. Costruire un’economia che, possibilmente, abbia la stessa ampiezza di quella dei consumi, ma un livello più alto, che offra un appagamento più intenso. La radio, l’orologio, la bicicletta e la macchina da cucire le abbiamo gia’ da un bel pezzo.

“Dall’irresistibile impero del consumo alla democrazia dell’intelligenza” di GIAN ARTURO FERRARI dal Corriere della Sera dell’11 novembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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4 risposte a “Dall’irresistibile impero del consumo alla democrazia dell’intelligenza” di GIAN ARTURO FERRARI dal Corriere della Sera dell’11 novembre 2012

  1. stefano ha detto:

    Molto bello. Da divulgare.

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  2. Luigi M: Ventola ha detto:

    Molto bello e condivisibile questo articolo ma l’autore dimentica che, per realizzare quello che lui auspica, l’Umanità non ha,purtroppo, nè la statura morale nè la statura intellettuale.
    Cordiali saluti.

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  3. paolo ha detto:

    Intanto restando con l’occhio e l’orecche puntate sull’Italia i cambiamenti che abbiamo di fronte sono lacrime su lacrime del ministro del lavoro , parole che promettono soldi a malati geavissimi costretti a ricorrere a forme di proteste pericolosissime ,perchè non si fidano di chi pensa di dare contentini solo a loro ,senza andare a risolvere la questione del fondo per la non autosufficienza ,il quale srve a tutti non solo per chi non vuole essere giustamente preso in giro .
    Corretto parlare di intelligenza e volendo riferirsi alla vista mi pare che non brilli molto quella di chi negli ultimi tempi compra paginate di giornali che siamo costretti a leggere con sbigottimento e incredulità .Pagine per mettere delle toppe ,che si rivelano peggiori del buco, a dichiarazioni,a decisioni che vanno contro la ricerca intelligente dei conflitti.
    Da Ferrari a da tanti intellettuali,editorialisti che come lui sanno come organizzare la presentazione dei temi all’ordine del giorno , una volta tanto ci si potrebbe aspettare qualcosa di più , è difficile indicare chi ha fatto errori,chi ha portato a questo stato di cose presenti? , Ciò che dicono , i modelli da recuperare e l’intelligenza da affinare per sbarcare il lunario la gente normale è da anni che le mette in pratica , .
    Vabbè mi fermo qua tanto anche questo commento resterà a portato di clic di chi l’ha scritto ,grazie lo stesso.

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  4. Danielle ha detto:

    molto interessante! Democrazia dell’intelligenza!!

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