Non è un Paese per giovani: «I potenti sono tutti over 50» di GIANNI PAVESE da l’Unità del 9 novembre 2012

Nei tempi della rottamazione, sono dati e parole da maneggiare con cura e perfino rispetto. Mal’Italia non è un paese per giovani né per donne: l’Eurispes conferma. L’Istituto di ricerca scatta una fotografia sulle classi dirigenti e «sul profilo del potere» nel nostro Paese. E la illustra con questi termini: «L’Italia è una vera e propria gerontocrazia nella quale gli anziani monopolizzano il potere», anche se il concetto di anzianità è un po’ severo: «Quattro potenti su cinque (79,5%) hanno più di50 anni». I giovani al di sotto dei 35 anni, già esclusi nella misura del 35% dal mercato del lavoro (come ricorda l’Istat) lo sono a maggior ragione dai posti che contano: «Sono appena il 3% dell’intera classe dirigente» e quasi tutti nel settore dello sport, dunque ex atleti inseriti nei quadri dirigenziali delle società e delle federazioni. Per il presidente dell’Eurispes – il professor Gian Maria Fara – l’indagine «è un’antropologia del potere, un racconto dei personaggi e della società di cui sono espressione». È anche una questione di genere: gli uomini rappresentano l’85% della classe dirigente, anche se nei dati delle donne che occupano posti importanti si afferma almeno una tendenza positiva: sono raddoppiate negli ultimi vent’anni. Ma a loro la carriera costa di più in altri termini: solo un terzo delle donne risulta coniugata, rispetto al dato che indica sposati quasi la metà degli uomini di potere (comunque anch’essi sotto la media rispetto al resto della popolazione).
L’ETÀDELL’ORO
Se è naturale nello sviluppo delle carriere che certi incarichi arrivino al crepuscolo dell’età lavorativa – e infatti la percentuale maggiore (40%) dei detentori del potere ha fra i 51 e i 65 anni – è molto più “marcante” e distintivo per l’Italia che la seconda fascia dei personaggi che occupano i posti di rilievo ha più di 65 anni, età che di solito certifica la pensione: sono il 39,3%. Così è chiaro che a mancare dai quadri dirigenti sono soprattutto i quarantenni (solo il 17,5% ha tra i 36 ed i 50 anni): questa è la grande differenza fra il nostro Paese e gli altri di riferimento, dell’area “occidentale”. Quei pochi spiccioli che restano – il 3%, come già riportato – sono gli under 35. «A ciascuna parte della vita è stato assegnato un tempo opportuno», faceva dire a Catone un filosofeggiante Cicerone, nel suo elogio della vecchiaia. Riconosceva le energie variabili del ciclo della vita, «e certamente si richiedono forze alla vecchiaia». E ne serve di prestanza per restare attaccati ai posti che contano. Più attraente il potere della soddisfazione economica: se si prendono in considerazione le singole professioni, emerge che oltre un quinto del campione (21,7%) «ha intrapreso la carriera politica, intesa come una vera e propria professione di lunga durata». Al secondo posto, fra le professioni più diffuse presso la classe dirigente, ci sono «i professori (più in generale, gli intellettuali, 18,5%), seguiti dai manager/dirigenti aziendali (14,7%)». A distanza, i ruoli decisivi nel giornalismo e nello sport, attorno al 5%.
INCARICHI A VITA
A questo punto conviene ricordare un’indagine simile commissionata dalla Coldiretti, e diffusa pochi mesi fa. La classe dirigente italiana impegnata nelle politica, nell’economia e nella pubblica amministrazione ha una età media di 59 anni, la più alta tra tutti i Paesi europei. La chiosa di quest’analisi era che «la disoccupazione giovanile record non è solo un problema familiare e sociale, ma è frutto e al tempo stesso provoca l’invecchiamento della classe dirigente italiana», la stessa che deve «affrontare la crisi che sta sottraendo risorse e possibilità alle nuove generazioni». Negli appunti della Coldiretti la conquista del primato dell’anzianità è per i dirigenti delle banche, che hanno una età media (calcolata sugli amministratori delegati e sui presidenti) di circa 67 anni: pari a quella dei Vescovi italiani in carica. Altro spaccato di resistenza è quello del mondo della formazione, «con i professori universitari che hanno una media di 63 anni, i più anziani del mondo industrializzato. Un quarto dei professori che ha più di 60 anni contro poco più del 10% in Francia e Spagna e l’8% in Gran Bretagna ». Fra le docenze italiane, ci sono solo 3 professori con meno di 35 anni e 75 con un’età fra i 35 e 40 anni (su 16 mila!): lo 0,5 per cento. Nelle istituzioni, tra i parlamentari l’età media dei senatori è di 57 anni e quella dei deputati 54: solo 47 eletti ha meno di 40 anni, mentre sono 157 i parlamentari che avrebbero l’età anagrafica della pensione. Ancora più alta è l’età media dei ministri del Governo guidato da Mario Monti: 64 anni. Nel cosiddetto carrozzone ormai – con le assunzioni al lumicino – tutto il potere è sbilanciato: fra i direttori generali della pubblica amministrazione l’età media è di 57 anni mentre, se si guarda alle aziende partecipate statali, sale a 61 anni. La situazione migliora nelle imprese private: l’età media degli amministratori delegati delle aziende quotate in Borsa a Milano è di 53 anni.
DOVE
Tornando ai dati Eurispes, il 91,1% della classe dirigente italiana risiede in Italia, mentre il restante 8,9% all’estero e fra questi è prevalente la parte dei dirigenti giovani perché – spiega l’istituto – «è un segnale del fatto che in molti casi l’Italia non riesce a trattenere i propri talenti, che scelgono di trasferirsi all’estero per trovare maggiori opportunità professionali ». Equivalente la divisione fra centro e nord dei dirigenti (ovviamente Roma sbilancia un po’ a favore del centro), è invece molto scarsa la presenza degli italiani potenti e celebri al Sud (3,7%) e nelle Isole (1,6%). Una consolazione: l’83,3% dei personaggi dall’élite nostrana ha una laurea, a fronte di un 16,7% di diplomati. Si obietterà che la media europea supera il 90%, ma negli ultimi vent’anni il livello di istruzione della classe dirigente italiana si è innalzato: i laureati sono passati dal 66,1% all’83,3%.

Non è un Paese per giovani: «I potenti sono tutti over 50» di GIANNI PAVESE da l’Unità del 9 novembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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