“Il premio di minoranza” di Stefano Menichini da Europa del 7 novembre 2012

Montano la rabbia e la frustrazione nel Pd mentre si materializza lo spettro di un altro 2005, un altro accordo su una legge elettorale fatta su misura per danneggiare il centrosinistra.
Ci sono motivi politici e tecnici per respingere la soluzione votata ieri in senato. Sul versante tecnico, Roberto D’Alimonte segnala l’eccesso della soglia del 42,5 per cento per il premio di maggioranza.
Sul piano politico torna il dubbio, molto presente nel Pd, sull’affidabilità di Casini. Il tema è noto: l’Udc è più che disposta a sostenere un governo coi democratici; a patto però di limitarne la forza e di tenere aperta la porta a ogni interlocuzione a destra (Berlusconi escluso). La reiterata citazione di un Monti bis è solo la metafora di un disegno che colloca comunque Casini al centro di ogni quadro politico.
Nel tornare a far blocco con Pdl e Lega, l’Udc sa di provocare pesantemente Bersani. È il preavviso di quanto sarà aspra la strada per palazzo Chigi. Purtroppo però per il Pd è anche lo scotto da pagare a una dimensione elettorale e a una politica delle alleanze entrambe insufficienti a ottenere ciò che si rivendica come un diritto: il governo, un governo pienamente politico non delegato a figure tecniche né frutto di coalizioni innaturali.
È comunque insopportabile che le regole del gioco siano definite da partiti che tuttora possono fare maggioranza in parlamento, ma nel paese valgono tutti insieme il 20 per cento: praticamente stanno assegnandosi un premio di minoranza. Nessuno a cominciare dal capo dello stato, severo ed esigente in materia di riforma elettorale, può trascurare questo aspetto.
Napolitano giocherà un ruolo decisivo nei passaggi di questa vicenda, tutt’altro che chiusa. Lui per primo sa che con la logica di esclusione praticata ieri si fila diritti verso le urne a cavallo del Porcellum.

“Il premio di minoranza” di Stefano Menichini da Europa del 7 novembre 2012

Annunci

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a “Il premio di minoranza” di Stefano Menichini da Europa del 7 novembre 2012

  1. stefano ha detto:

    Premesso che apprezzo Stefano Menichini, che ho scoperto tramite Quinto Stato, qualche obiezione :
    1) UDC, Lega e PDL rappresentano, secondo i sondaggi , oltre il 25% dei voti, e non il 20. Posso essere d’accordo che sono comunque pochi ma non è che il 30% scarso del PD rappresenti una maggioranza chissà quale (senza contare che oggi nelle intenzioni di voto il PD si avvale dell’effetto primarie : quanti “renziani” voteranno PD con Bersani candidato ? Io e tanti come me no per esempio.
    2) Il 42,5% è considerato un tetto troppo alto. A parte che è un risultato raggiungibile con una coalizione, e quindi la foto di Vasto lo sfiora…col 38 – 39 % circa ( PDL + LEGA raggiunsero nel 2008 il 48% dei voti e con una affluenza del 78% che oggi è un MIRAGGIO ! Allora ? ). Ed escludiamo che la sinistra considerò Legge TRUFFA quella per la quale il premio di maggioranza scattava al 50,1% !!! Qual’è per il PD una quota minima accettabile ? il 40% ? O addirittura MENO ?? Consideriamo oltretutto che oggi, con un 35% di dichiarato astensionismo e di un 20% e passa ancora di indecisi che alla fine potrebbero NON votare, il 40% dei voti corrisponderebbero al 20% dell’elettorato. Che ne pensa Menichini di un simile risultato , da un punto di vista POLITICO, DEMOCRATICO, e non meramente regolamentare ( se le legge elettorale rimane questa, così è ) ?
    3) La Corte Costituzionale, che pure piace tanto alla sinistra perché maggiormente composta da giudici scelti tra le proprie fila (anche questa è anomalia da correggere) , ha esortato da tempo a correggere la legge attuale proprio per questo problema di possibile deficit rappresentativo. La Governabilità è un VALORE, e io sono pienamente d’accordo, per cui, a differenza di quello che certa sinistra sosteneva ai tempi – anche recenti – un premio di maggioranza è utile. Ma non IN OGNI CASO. “Guai ai Vinti” risale a Brenno, non è un buon precedente.
    4) Potrebbe essere un buon sistema, per ovviare alla frammentazione elettorale, il doppio turno, come avviene nei Comuni. Mi sembra un buon compromesso . Ma un accordo su questo non si raggiunge perché , se non ho capito male, il centro destra acconsentirebbe a questa soluzione SOLO a fronte di un sistema presidenziale alla Francese, e la Sinistra (che pure Hollande lo sbandiera tanto) non lo vuole. In questo ovviamente può contare sull’UDC, che è buona quando guarda al PD e cattiva se fa il contrario…
    5) Infine Menichini prevede che , di questo passo, con veti reciproci, una legge elettorale nuova non la si farà e si voterà col Porcellum. Beh? Non è contento ? E’ quello che il PD vuole, OGGI, dopo aver demonizzato la PORCATA per 7 anni 7. Ma l’ipocrisia in politica è la regola no ? Certo, se i sondaggi cambiassero, se la discesa in campo di un leader di centro destra che sdoganasse i voti dei moderati-liberali oggi fuggiti dal PDL e rifugiati nell’astensione, o nei Grillini, portasse ad un mutamento delle proiezioni delle intenzioni di voto, sono CERTISSIMO che il Porcellum tornerebbe ad essere il sistema INACCETTABILE che per la sinistra è stato fin dall’origine.

    Mi piace

    • QuintoStato ha detto:

      Il PD NON VUOLE il Porcellum, ma certamente non è disposto a votare modifiche che rendano un superPorcellum. Da sempre il Pd chiede due cose semplici ed utili al Pasese: 1) garantire governabilità e alleanze chiare epr gli elettori 2) quando si conoscono i risultati deve essere chiaro chi ha vinto… per evitare la palude dell’indistinto.

      Mi piace

  2. stefano ha detto:

    Perdonami Giovanni ma questa è una risposta da TG. Che non entra nel merito di nessuna delle obiezioni fatte. Anche a me sta bene un sistema che designi subito il vincitore e che favorisca la governabilità . Ma in concreto ? In Inghilterra, dove pure c’è l’uninominale maggioritario, alla fine senza i liberali non si poteva governare, quindi o accordo con loro o nuove elezioni. Hanno trovato l’accordo. In Grecia idem, dove il premio di maggioranza c’è ma non tale da sconvolgere il voto popolare. Insomma NON basta vincere, è necessario anche un consenso adeguato. E se NON lo si raggiunge col voto, Giovanni, allora o si fanno alleanze, compromessi governativi – come è SEMPRE avvenuto nella non rimpianta Prima Repubblica . a cui invece sono affezionati i piccoli partiti – oppure si rivota. Il “sistemare” la mancanza di consenso con un artificio regolamentare non è una cosa buona per la democrazia e SU QUESTO vorrei una tua riflessione. Perché tra l’altro impedisce alle forze politiche di capire se sono sulla strada giusta o no. Se il PD, nonostante la crisi totale del centrodestra, la recessione economica esplosa sotto Berlusconi e proseguita con Monti, non arriva al 30% (non ti affezionare agli ultimi sondaggi : sono, secondo gli stessi sondaggisti, effetto delle primarie e di Renzi, Vedremo se DOPO, Renzi battuto, resteranno gli stessi ), forse che qualche domanda se la deve porre per provare a CAPIRE ed allargare il consenso elettorale ? E se avesse ragione Renzi che un PD meno rivolto a sinistra potrebbe da solo arrivare al 40% dei voti ? Prova a pensarci. Quinto Stato è Blog troppo intelligente per limitarsi a commenti buoni per Alessandra Moretti nei due minuti del TG della sera.

    Mi piace

    • QuintoStato ha detto:

      Caro Stefano,
      il tempo non mi consente di star dietro purtroppo a tutti i commenti e alle numerose riflessioni che arrivano a Quinto Stato (ne approfitto per consigliare a tutti la sintesi: non tutti i commenti vengono pubblicati, perchè come seleziono articoli, seleziono anche commenti, visto che questo non è un social network, e certamente i commenti lunghi sono quelli che rischiano maggiormente di non essere moderati/letti/approvati; inoltre cerco di dare spazio un po’ a tutti e dunque evito di riproporre sempre i commenti degli stessi lettori, anche se naturalmente li ringrazio per l’attenzione e i pareri). Anche io nelle risposte, anche se non lo gradisci, mi devo limitare per ragioni di tempo. Se vuoi sapere quale sistema elettorale penso sia adatto per l’Italia di oggi ti dico il doppio turno alla francese. Sull’attuale sistema elettorale non spendo parole. E’ una porcata, come sa il suo creatore, ma non vorrei una porcata al quadrato. Paradossalmente mi viene da dire che invece di proporre una legge elettorale su misura, sulla base dei sondaggi, tanto vale che UDC, LEGA e PDL dicano dopo il voto come dobbiamo distribuire i seggi! Detto questo, ribadsico che un sistema elettorale che, ragionevolmente, crea una situazione analoga a quella che esiste in Grecia, per costringere ad alleanze spurie, non va bene. Non perchè non vada bene al PD, ma perchè non va bene al Paese, che secondo me ha bisogno che ritorni un governo politico. Che sia di centrodestra, di centro o di centrosinistra.
      GT

      Mi piace

  3. stefano ha detto:

    Caro Giovanni
    io anche ho un blog (nel quale cito e suggerisco la lettura di Quinto Stato …sono certo ti faccia piacere 😉 ) e rispondo a tutti. Sicuramente fare l’avvocato mi dà più tempo.
    Però in realtà quando commento, spero sì di avviare un confronto ma certo non lo pretendo. Il criterio della moderazione immagino riguardi l’educazione , il doveroso rispetto dei post, non certo il merito del contenuto (sarebbe una censura ti pare ? ) . Se poi invece uno risponde, beh allora, a mio avviso, del tempo lo deve trovare, perché se no rischia di esprimere solo dei tweet propagandistici. I temi che vengono affrontati negli articoli che pubblichi sono complessi, articolati. Uno può limitarsi a leggerli, e ok, oppure li commenta. E allora , se non li condivide (in questo caso può bastare un “mi piace”, alla FB ) , la spiegazione del perché dovrà per forza essere articolata e non breve. A meno che, come mi accade con Gramellini, basta il sarcasmo.
    Ciò posto, ribadisco. Scrivo perché mi piace commentare e per confrontarmi. Se non avviene, amen, mica mi offendo !! Sorriso.

    Mi piace

    • QuintoStato ha detto:

      Certo Stefano, i criteri sono diversi. Oltre a quelli che hai citato tu, c’è anche un criterio selettivo-quantitativo ed uno contenutistico. Quando si accusa grossolanamente l’autore dell’articolo (spesso senza entrare nemmeno nel merito) io non pubblico il commento (non mi sto riferendo a te), e come ho scritto ad altri (adesso mi sono anche stancato di farlo), la cosa più corretta è scrivere direttamente al giornalista o sul suo blog-sito-profilo FB, così gli si lascia la possibilità di difendersi!

      Mi piace

    • QuintoStato ha detto:

      Caro Stefano, nessuno definisce censura il fatto che ogni giorno i quotidiani non pubblicano centinaia di lettere che ricevono dai lettori. Quinto Stato si comporta allo stesso modo. E’ un po’ choosy. Tutto lì! 🙂

      Mi piace

I commenti sono chiusi.