Verso le primarie nel PD: un confronto di opinioni tra sostenitori di Renzi e Bersani

Insieme ad un amico del PD sostenitore di Renzi (Stefano Garuti), sono stato intervistato sulle Primarie in una sorta di intervista doppia dal settimanale carpigiano Voce. Di seguito il resoconto dell’intervsta parallela, come contributo di Quinto Stato al dibattito sulle primarie del PD.
GT

Taurasi per Bersani: è più coerente con i valori del Pd. Garuti per Renzi: lui più aperto alle sfide del futuro

1 – Escludendo per una volta l’età, qual è a vostro avviso il tratto che marca la differenza politica sostanziale tra il candidato Pierluigi Bersani e il candidato Matteo Renzi?

Taurasi: «In Bersani ritrovo maggiore coerenza coi binomi valoriali all’origine del Pd che delinearono al Lingotto un partito in grado di tenere assieme tradizione e futuro, pari opportunità e merito, uguaglianza e mobilità sociale, protezione ed emancipazione, regole e libertà, Stato e mercato. In Renzi vedo invece un forte sbilanciamento solo sul secondo polo di quei binomi»

Garuti: «Renzi rappresenta una politica che vuole misurarsi a viso aperto con le sfide di questo tempo e del futuro. Mi sembra che tutta la politica, da destra a sinistra, stia dicendo agli italiani “coraggio gente, è un momento difficile, ma appena riusciremo a chiudere questa parentesi (economica, politica, veda lei) rimetteremo tutto in sesto, torneremo alle vecchie sicurezze…”. Ma in realtà non c’è nessuna parentesi da chiudere, nessuna sicurezza da ritrovare: i cambiamenti di questi anni sono definitivi e duraturi. La proposta di Renzi resta ancorata ai valori del centro-sinistra, ma cambia gli strumenti per attuarli: prende atto del nuovo “campo di gioco” e butta il cuore oltre l’ostacolo per giocarsela a testa alta»

2 – Chi ritiene che nel partito abbia fatto il proprio tempo, a prescindere dalla scelta di schieramento oggi?

Taurasi: «Non è una questione di persone ma di criteri. Ne indico 4 per le elezioni politiche: 1) applicazione dell’art. 22 comma 2 dello Statuto del Pd che prevede al massimo 15 anni di attività parlamentare 2) rappresentanza territoriale 3) candidati con competenze per l’attività legislativa e che abbiano alle spalle percorsi di lavoro non solo politici, perché non è più il tempo di politici di lungo corso 4) coinvolgimento degli elettori del Pd nella scelta finale tra una rosa di nomi. A livello locale invece la questione va capovolta: dobbiamo allargare il gruppo dirigente, perché in realtà attraversiamo una “crisi di vocazione” alla politica. Col Pd il rinnovamento è cominciato e l’immagine plastica ce la consegnano proprio i 6 promotori del comitato Bersani. Metà sono “nativi” del Pd. Metà sono donne. Metà sono imprenditori. Metà sono lavoratori dipendenti. Tutti fanno politica nella società. Bisogna insistere, ma la strada è giusta».

Garuti: «Preferisco non fare nomi: non vorrei dimenticare qualcuno! A parte le battute, non voglio eludere la domanda: il principio è chiaro, dopo un certo numero di mandati è giusto tornare alla “vita normale”, mettendo a disposizione la propria esperienza in altre forme e lasciando spazio a nuove competenze, nuove idee, nuove soluzioni. Questo è intendere la politica come un servizio e non come un mestiere»

3 – Le regole fissate per le Primarie pongono sullo stesso piano i candidati o potrebbero esserci strascichi legati alla loro applicazione?

Taurasi: «Vedo il rischio contrario: è l’assenza di regole che può generare polemiche dopo l’apertura delle urne. Purtroppo usciamo da un ventennio che ha ritenuto le regole un impaccio, ma senza regole la democrazia muore. Dobbiamo garantire la massima partecipazione, ma è ovvio che chi vota alle primarie del centrosinistra deve sostenere tale schieramento. Il problema vero è l’asimmetria con altri partiti. Ribadisco che se l’amministratore del mio palazzo non convoca l’assemblea condominiale, non posso pretendere di partecipare a quella del condominio dall’altra parte della strada. Piuttosto lei mi sa dire quando si terranno primarie vere dei grillini o della destra per scegliere i loro candidati? Mai, perché la democrazia si limitano a scimmiottarla sul predellino o sul web»

Garuti: «Discutere delle regole e degli arbitri anzichè del merito della competizione è uno dei vizi italiani. Il dibattito sulle regole non mi appassiona più di tanto, preferisco discutere delle proposte politiche. Certo che, se queste nuove regole dovessero limitare la partecipazione dei cittadini, si tratterebbe di un autogoal clamoroso per l’attuale dirigenza del Pd: l’ampia affluenza alle primarie è sempre stata motivo di vanto. Personalmente però sono ottimista: i potenziali elettori del Pd hanno troppa voglia farsi sentire e di partecipare al cambiamento per scoraggiarsi davanti a doppie file e doppi turni»

4 – Taurasi, come definirebbe in termini politici le idee di Renzi?

«Nella maggior parte riformiste e democratiche, come quelle di Bersani. Degli amici che sostengono Renzi condivido molte proposte (che sono del Pd e nella Carta di Intenti), ma non credo sia il Sindaco di Firenze il candidato migliore. Spesso sacrifica valori essenziali del centrosinistra. Ad esempio, anche io ritengo che il riconoscimento del merito sia decisivo per promuovere mobilità sociale, ma se non l’ancoriamo ad un discorso sulle pari opportunità diventa una nuova forma di privilegio»

4 – Garuti, come definirebbe le idee di Bersani?

«La proposta di Bersani è la classica politica socialdemocratica di fine Novecento, adeguata in modo da piacere a Vendola e non scontentare Casini… Lodevole tentativo, ci mancherebbe, ma queste sono soluzioni e alleanze che si basano su una visione del mondo di 15 anni fa. Avremmo dovuto applicarle allora, quando eravamo al governo con Prodi. In parte l’abbiamo anche fatto, ma non devo essere io a ricordare come è finita e per colpa di chi… Si tratta di un’esperienza passata, di un mondo che non tornerà più, ecco perchè la proposta di Bersani, così com’è, rischia di non essere convincente»

5 – Taurasi, che conseguenza avrà, per il Pd, la vittoria eventuale di Matteo Renzi?

«In queste primarie non scegliamo il segretario del Pd, ma il candidato Premier. Io scelgo Bersani (che non avevo sostenuto come segretario nel 2009), proprio perché lo ritengo il più attrezzato per guidare il Paese. Ma le rivelo un segreto: il vincitore delle Primarie del centrosinistra c’è già… e si chiama Partito Democratico, perché in tempi di distacco dalla politica ha offerto agli italiani una straordinaria occasione di partecipazione democratica e una sfida vera per decidere la premiership. Poi guardi, il Pd, a differenza di altri, è un partito democratico di nome e di fatto e non ha nessun padrone. Se dovesse vincere Renzi, ci possiamo attendere solo un più forte sbilanciamento su alcuni temi nell’agenda politica di governo… ma io sono convinto che alla fine a prevalere sarà Bersani»

5 – Garuti, che conseguenza avrà, per il Pd, la vittoria eventuale di Pierluigi Bersani

«Innanzitutto deve essere chiara una cosa: un partito che si è dato uno strumento come le primarie deve vivere questi momenti con serenità: chi vince vince e chi perde dà una mano. Renzi lo ribadisce ogni volta, dagli altri contendenti non l’ho sentito dire, ma diamolo pure per scontato; i melodrammi sul “partito che si spacca”, “Renzi che esce”, e così via, sono francamente fuori luogo. Con un’eventuale sconfitta di Renzi perderemmo tra l’altro l’opportunità di dare finalmente forma compiuta al Pd, andando oltre le esperienze politiche che l’hanno costituito per realizzare un grande partito riformista che sia punto di riferimento nella politica italiana dei prossimi decenni. Un’eventuale vittoria di Bersani significherebbe che il Pd ha deciso di rimandare a tempo indeterminato il confronto a viso aperto con una società che è cambiata e che, non dimentichiamolo, si è ridotta a cercare risposte nell’antipolitica».

Annunci

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a Verso le primarie nel PD: un confronto di opinioni tra sostenitori di Renzi e Bersani

  1. luigi anceschi ha detto:

    Non sono al corrente dell’esistenza di “PRIMARIE DEL PD” mi informerò. L’autosufficienza -come ho già detto- esiste in politica come nel sesso! auguri!

    Mi piace

  2. QuintoStato ha detto:

    Chiedo venia Luigi. Ho titolato malamente il post adesso corretto in Verso le Primarie NEL PD. Hai naturalmente ragione. Le primarie sono del centrosinistra, ma mi interessava un confronto tra i due candidati di punta del PD.
    GT

    Mi piace

  3. luigi anceschi ha detto:

    Non so’ neanche cosa sia “VERSO LE PRIMARIE NEL PD”. farò un corso di nuovo doroteismo

    Mi piace

  4. toratora ha detto:

    A proposito di PD e primarie (e non dell’autosufficienza nel sesso): chi di colpi di mano sui regolamenti (delle primarie) ferisce, di colpi di mano sugli sbarramenti (delle elezioni politiche nazionali) perisce…

    Mi piace

I commenti sono chiusi.