“L’ARTE DI BASTARE A SE STESSI CHE CI LASCIA SOLI” di FRANCO LA CECLA da La Repubblica del 31 ottobre 2012

Nulla sembra così disdicevole della perdita di tempo e delle code. E soprattutto del dover esplicare i propri compiti e le proprie necessità quotidiane dipendendo dai tempi altrui. Il self-help è stato inventato negli anni ’50 negli Stati Uniti ed insieme al self-service ha avuto dall’inizio spiccate connotazioni sessuali. Self-help significa anzitutto masturbazione, cioè il mito per eccellenza del bastare a se stessi. E questo mito, abbandonate le derive onanistiche è approdato all’idea del soddisfarsi da soli che ha creato oggetti diabolici come il walkie-talkie (perché avere bisogno della musica dal vivo quando posso averla con me sempre a portata di mano?) e altri miti analoghi, di cui i-pod., cuffie telefoni cellulari sono l’ovvia conseguenza. Il comandamento è sempre lo stesso “avere tutto a portata di mano” e “farcela da soli”. Sicuramente una grande conquista ed una grande comodità, niente più code ai telefoni pubblici, niente code ai botteghini, mai più code nemmeno per un caffè o una bibita. L’individuo pienamente realizzato è solo davanti ad un distributore sia esso di benzina, di coca cola o di preservativi – che sollievo non doverli chiedere ad un farmacista. In questa mitologia è sempre il self–help a trionfare, dal bancomat alla prenotazione online del low cost. Ovviamente il costo del bastare da soli è già annesso
nel concetto: si è soli. E l’immagine della solitudine quasi autistica è davanti ai nostri occhi e alle nostre orecchie quando un vicino di treno è avvolto dalle sue cuffie che gli mandano la musica a palla. Io sono esisto ed il mondo là fuori mi serve solo come cornice visiva di una colonna sonora che ho scelto io. E soprattutto non voglio che questa mia versione personalizzata della vita venga alterata da qualcuno che mi interrompa o da un evento che sia inaspettato. La solitudine oggi si accompagna alla assoluta prevedibilità di tutto, dalla musica al sesso, al viaggio, alle compagnie ritrovate su facebook e su meetic. L’inedito, l’irrompere nel quotidiano dell’inaspettato rimane lungi da noi se ne allontaniamo le fonti principali, la realtà degli altri e la realtà tout-court. La ciccia del mondo non deve minacciare la nostra ciccia.
C’è nell’individuo che basta a se stesso l’eroismo del giovane che muore nella natura con la pretesa di bastare a se stesso, l’ideologia del via dalla pazza folla. Il single è l’acquirente ideale per ogni servizio altamente personalizzato. Il navigatore è l’ultimo magnifico ritrovato per fidarsi più del satellite che del passante a cui chiedere indicazioni. Ovviamente in tutto questo c’è molta bellezza, anche, molta conquista del rapporto con se stesso, molta autonomia conquistata dalle ultime generazioni rispetto all’invadenza dei parenti e dei genitori. Ma c’è anche infine una terribile nuova solitudine da sopportare. Con Piero Zanini abbiamo voluto analizzare questa sindrome iper-moderna nel suo contrario, nella elaborazione di “una morale per la vota di tutti i giorni” che si basa invece dall’accettata interdipendenza delle persone che vivono in uno stesso luogo. La morale è l’accettazione delle regole quotidiane di una simpatica, scherzosa, ma anche solidale convivenza. Le chiacchiere scambiate col barista, le battute che in coda per un autobus affollato o in un ufficio postale improbabile si incrociano salvano la qualità del nostro quotidiano e fanno diventare la difficoltà del vivere una commedia goldoniana.
E noi italiani in questo siamo stati maestri per secoli. È nelle attese, nelle routines quotidiane e nei sogni ad occhi aperti che condividiamo con altri che si crea cultura . Quanto è affollata e in fin dei conti rilassante una vita che è popolata di figure di sconosciuti che però sono ancora capaci di sfiorarci e di interpellarci. Quanto è lontana dallo stalking e dalla concezione degli altri come disturbo la magnifica limitata dipendenza dai circostanti.

“L’ARTE DI BASTARE A SE STESSI CHE CI LASCIA SOLI” di FRANCO LA CECLA da La Repubblica del 31 ottobre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “L’ARTE DI BASTARE A SE STESSI CHE CI LASCIA SOLI” di FRANCO LA CECLA da La Repubblica del 31 ottobre 2012

  1. Oscar ha detto:

    Quello che ascolta la musica con le proprie cuffie disturba molto meno di quello che tiene alto il volume degli altoparlanti del prorio player e pretende che tutti ascoltino la sua musica. Autonomia e riservatezza non significano individualismo. Bisogna avere l’intelligenza, ovvero esercitare l’arte del discernimento, di sapere quando si può conversare, sfiorare e quando bisogna mettersi le cuffie. La metropolitana non ostante concentri un sacco di gente non è un condensatore sociale. Mettersi le cuffie in una sala da ballo o discoteca sarebbe strano. La solitudine e la socialità sono delle opportunità che devono essere entrambe coltivate e reciprocamente rispettate.

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  2. paolo ha detto:

    Mi ritrovo pienamente in quello che Franco La Cecla descrive come la mancanza della socialità ,dello scambiare emozioni e pensieri ,del condividere e confrontare .In quello che è il seme per la crescita e la partecipazione per il cambiamento e le conquiste socio civili ,quello che è stato il motore della storia delle persone e delle vicende del novecento .
    Questo spirito del cortile, del pianerottolo ,della piazzetta ,della casa del popolo , della sezione e dell’oratorio , del mercatino sotto casa , dell’ambulatorio del medico di famiglia ,del refertorio ,delle sale mense delle offcine , delle palestre delle scuole , delle sale d’attesa delle stazioni ferroviarie , delle sale chiamate degli uffici di collocamento ,delle occupazioni delle case poppolari ,delle assemblee e dei comitati spontanei ,del monimento delle donne , delle persone che hanno avuto il coraggio e la forza di uscire allo scoperto per rivendicare pari diritti e dignità per tutti gli orientamenti sessuali .Detto ciò il problema è, credo, l’uso che niene fatto delle conoscenze e delle scperte tecnologiche .
    Il danno è quando quesi ausili sostituiscono la vita relazionale ,quando appunto come dice La Cecla ” Io sono esisto ed il mondo là fuori mi serve solo come cornice visiva di una colonna sonora che ho scelto io.”,non vorrei buttarla in politica ,individuare nella società sognata e proposta a iosa dai vari “Grande Fratello”, “Tronisti e altri” sarebbe troppo facile e smplificativo ma questo negli ultimi 25 anni è successo nel nostro Paese .
    Molti di quelli chi per anni aveva lotttato per il miglioramento e la svolta si sono resi complici sperando di influire, condizionare ,invece alla fine sono stati inglobati e hanno contribuito all’imbarbarimento , indicando come attaccati al passato e a visioni “rurali” coloro che in nome del BeneComune hanno cntinuato a prendere manganellate nelle piazze e nella società.
    Ma come sempe ci sono diverse sfumature e non è possibile la deformazione del tutto bianco /tutto nero , errori ,illusioni, miraggi e sconfitte ,parziali vittorie ed effimere conquiste hanno segnato questi decenni , qualcuno dice che la classe operaia non c’è più , qualcuno dice che il conflitto va messo in rottamazione , qualcuno scopre il merito e pensa che la raccomandazione non vale più , qualcuno elogia i tecnici e questi piuttosto che colpire i grandi patrimoni tentano di rastrellare i piccoli indennizzi delle persone con malattie croniche e invalidanti .
    Ecco ritorno alla questione centrale ,non demonizzare le tecnologie ,
    d’altronde è grazie al buon utilizzo che ne fanno i giovani ,che adesso non passano sotto silenzio le arroganti ” cariche di alleggerimento delle forze dell’ordine” è grazie alla capacità di usarle in modo costruttivo che la partecipazione e conoscenza non è diminuita anzi si è arricchita :
    Riscoprire il valore della bellezza della relazione interpersonale è la cosa giusta però secondo me non si è persa , per tanti che si rovinano l’udito e stanno chiusi nel loro autistico mondo per non vedere la bambina che chiede un centesimo nella metropolitana o per non sentire le urla del disoccupato che grida contro il sindaco nella via della moda cittadina .ci sono miloni che ancora usano le parole e l’affetto che esse rimandono .
    Infine come è possibile dimenticare che per le persone con disabilità motorie, sensoriali questi strumenti hanno facilitato la vita e reso possibile una vita indipendente non vincolata totalmente a dipendere in tutto da altre persone ,rendendo “sopportabile” e un pò diversa la vita dei familiari

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