“Sono il clandestino-eroe ora non espelletemi” di GIUSEPPE CAPORALE da La Repubblica del 22 ottobre 2012

AVEZZANO (L’Aquila)
NON doveva essere nemmeno in Italia Adoiou Abderrahim, 49 anni, la notte in cui ha salvato un’intera famiglia da morte certa nelle acque del Fucino, otto giorni fa. L’extracomunitario che per quel gesto è diventato il “clandestino-eroe” era stato espulso tre mesi prima, con decreto del tribunale di Avezzano, “per mancanza di documenti”. MA NEL 2006 era già stato “espulso” dal tribunale di Lecco, dopo una condanna per droga. Così, dopo anni di regolare permesso di soggiorno, invece di rispettare la legge e lasciare l’Italia per tornare in Marocco, Adoiou aveva scelto la vita da irregolare. “Clandestino”, appunto. Si era nascosto nel Fucino, tra i braccianti invisibili come lui che lavorano la terra per pochi euro. Di giorno si guadagnava da vivere raccogliendo gli ortaggi e di notte cercava un posto per dormire, evitando i controlli di carabinieri e polizia.
Così, alla mezzanotte del 13 ottobre non doveva essere sulla strada statale che passa in mezzo ai campi da coltivare, a bordo della sua Golf. Appena dietro quella Citroen che «senza nemmeno fare la curva» — racconta oggi Adoiou — «è uscita di strada finendo dritta nel canale». Non doveva fermarsi e accorgersi che l’auto stava affondando e che tre persone in quell’auto piangevano e gridavano aiuto. Non doveva essere lì a togliersi i vestiti, a tuffarsi nel canale e a salvarli. Uno per volta. Prima il bambino, poi la coppia. «Quando ci siamo fermati eravamo soli», ricorda la fidanzata di Adoiou, ventenne, anche lei di origine marocchina. «Non c’era nessun altro lì, sul bordo del canale. L’auto affondava e quel bambino gridava. Mentre io chiamavo i carabinieri, Adoiou si è buttato. Poi si sono fermate altre macchine, altre persone. Tra loro parecchi italiani. E tutti guardavano».
Adoiou era solo, in acqua, a cercare di salvare quella famiglia. «Sono abituato a tuffarmi nel canale, lo conosco, lavoro lì vicino quasi ogni giorno», spiega. «Ho provato subito a rompere il vetro dei finestrini per liberarli, ma non ci riuscivo. Allora ho provato con il portabagagli, ce l’ho fatta ad aprirlo. E da lì li ho fatti uscire. Tutti e tre». E poi? «Sono arrivati i carabinieri, uno di loro mi ha riconosciuto e mi ha detto: “Vai a casa”. Il giorno dopo ho visto che giornali e tv parlavano del “clandestino-eroe”. Sapevo di essere io, ma avevo paura a mostrarmi. Perché non voglio lasciare la Marsica. Vivo qui da tanti anni. Sono arrivato in Italia nel 1993. Mi stabilii al nord, a Lecco, dove mi presero in una fabbrica come saldatore e ci lavorai per molti anni». Fino all’arresto per spaccio di droga. «Mi condannarono a quattro
anni di carcere. Ho fatto un anno e mezzo “dentro”, a Ivrea».
Adoiou ferma il suo racconto, abbassa lo sguardo e aggiunge: «So di aver sbagliato, ma avevo bisogno di soldi, mi avevano licenziato». Il tribunale di Lecco e il tribunale di Sorveglianza di Torino hanno litigato a colpi di carte bollate sulla sua espulsione. Ma è stato il tribunale di Avezzano a emettere di recente un altro decreto di espulsione e così Adoiou ha ricominciato la sua vita da irregolare, fino alla notte nel canale del Fucino. «Il giorno dopo l’incidente sono andato a trovare la signora che ho tirato fuori dalla macchina (Romina Ricci, 48 anni, ndr), ricoverata in ospedale a Chieti. Mi ha detto che sono un angelo… Ma io ho fatto soltanto quello che avrebbe fatto chiunque altro al mio posto. Sono stato anche dal marito (Massimo Frazzetta, 50 anni,
ndr) che è in condizioni più gravi, all’Aquila. E ho chiesto notizie del bambino (5 anni, ndr): mi hanno detto che sta bene». Nonostante il gesto eroico la sua vita da clandestino è continuata. Ieri è stato fermato a Roma, durante un controllo in un albergo. La questura della Capitale ha raccolto le carte per l’espulsione e spedito Adoiou alla questura dell’Aquila. Sarà il prefetto del capoluogo abruzzese che deve decidere, entro domani, se confermare l’espulsione o concedere un permesso di soggiorno temporaneo come chiede il suo legale, Roberto Verdecchia, che spiega: «Riteniamo che con quest’ultima vicenda si sia guadagnato il diritto di rimanere in Italia. Il ministro Cancellieri potrebbe aiutarlo con un permesso di soggiorno per fini umanitari». Oggi Adoiou incontrerà il presidente della Provincia dell’Aquila Antonio Del Corvo che ha annunciato che si occuperà del suo caso: «Il gesto di questo ragazzo merita riconoscenza».

“Sono il clandestino-eroe ora non espelletemi” di GIUSEPPE CAPORALE da La Repubblica del 22 ottobre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “Sono il clandestino-eroe ora non espelletemi” di GIUSEPPE CAPORALE da La Repubblica del 22 ottobre 2012

  1. paolo ha detto:

    Che tristezza,che pena e rabbia clandestino per forza ,eroe per caso e costretto a dover farsi forte di un gesto umanitario ,civile e solidale per avere un diritto . Potrei aggiungere che fa pensare molto quello che dice la fidanzata di Adoiou :”……Poi si sono fermate altre macchine ,altre persone .Tra loro parecchi italiani . E tutti guardavano .” preferisco non commentare a volte non si sa cosa fare, ma quel ” E tutti guardavano” rimanda a quello che nel nostro Paese accade con la leggeBossi-Fini e con i Cie di Maroni ,già Turco-Napolitano . Quei tanti ma troppo pochi che non stanno a guardare e sono controla legge Bossi-Fini ,sono considerati anti italiani e sovversivi da criminalizzare ,ma poi arriva un “clandestino eroe” e si trova a chiedere la” grazia” al ministro Cancellieri . Comunque grazie a Caporale .

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