“Il segnale che i cittadini aspettano” di GIANGIACOMO SCHIAVI dal Corriere della Sera del 21 ottobre 2012

Nel calendario degli antichi privilegi questo, per i consiglieri regionali lombardi, era il giorno in cui festeggiare: due anni e mezzo di lavoro e un vitalizio da 1300 euro al mese. Mica male per una seduta ogni due settimane che lascia, per esempio, al consigliere Nicole Minetti uno stipendio da dieci milioni netti al mese e il tempo di sfilare in bikini, girare in quad a Formentera e farsi fotografare in mise succinta nel Gran Canyon.
L’indignazione popolare che monta da giorni sui social network ha chiamato il 21 ottobre «il giorno in cui la politica ha perso il pudore». Difficile pensarla diversamente. In realtà, se le cose andranno come dovrebbero andare, di quel privilegio castale non dovrebbe restare traccia: un decreto legge del governo il 10 ottobre ha cancellato il vitalizio per chi non ha alle spalle almeno dieci anni di legislatura. Se verrà convertito (come si spera) in legge, i consiglieri regionali in carica potranno farsi liquidare soltanto i contributi versati, mettendosi così sullo stesso piano dei comuni mortali. Ma se il Parlamento, nelle sue lungaggini, finirà per lasciare nel mucchio delle pratiche inevase quel decreto legislativo, allora sarà ancora tutto come prima: resterà l’assegno da riscuotere al compimento dei sessant’anni, con le rivalutazioni e la possibilità di cumulo con altre pensioni.
Sorprende il silenzio con cui i consiglieri regionali accettano lo stato delle cose, senza avvertire lo stesso disagio che provano tanti cittadini costretti a tirare la cinghia e a fare i conti con una realtà ogni giorno sempre più dura. Tranne un esponente dell’Idv, Gabriele Sola, che si è dimesso in anticipo per dare un segnale di moralità e disinteresse, nessuno si è sentito in dovere di far sapere all’opinione pubblica che a quel vitalizio si deve comunque rinunciare. Perché inopportuno e fuori tempo.
Senza aspettare che lo dica una legge si potrebbe fare in anticipo un bel gesto a costo quasi zero, con il buon senso di chi è chiamato anche a dare qualche esempio. Oggi, 21 ottobre, sarebbe opportuno sentire la voce di qualche consigliere che allontana da sé il sospetto di ritardare le dimissioni per garantirsi il bonus che la vecchia legge regionale gli attribuiva, con appena 30 mesi di servizio. E sarebbe un bel messaggio destinare quell’eventuale privilegio pensionistico (al netto della liquidazione dei contributi versati che torneranno nelle tasche dei consiglieri) per qualche operazione di solidarietà. Un fondo per lavoratori disoccupati, per le famiglie bisognose o per le vittime della crisi.
Ci sono momenti in cui la differenza tra ciò che è dovuto e ciò che è giusto distingue i comportamenti di una classe politica. Spostare la bilancia dalla parte di ciò che è giusto, rinunciando in anticipo a quel che era dovuto e garantiva un iniquo privilegio, ridarebbe un minimo di credibilità a una politica che ne ha tanto bisogno. La condotta delle persone si stabilisce anche dai contesti. Nel baratro morale in cui è finita la Regione Lombardia servirebbero segnali chiari e netti, per non essere trascinati tutti nel vortice del discredito.
La Regione è un’istituzione da salvare e non da screditare ancora, con l’aggiunta dei vitalizi. Se non si può chiedere un sussulto morale a chi è arrivato ad occupare un posto in consiglio con l’intrallazzo, con il listino bloccato o con i voti della ‘ndrangheta, è opportuno chiederlo a chi vuole distinguersi e tirare una linea netta: o si sta dalla parte della casta o da quella del cittadino. Nei giochi della politica la questione dei vitalizi può sembrare una piccola cosa. Ma anche una piccola cosa può aiutare una difficile risalita.
gschiavi@rcs.it

“Il segnale che i cittadini aspettano” di GIANGIACOMO SCHIAVI dal Corriere della Sera del 21 ottobre 2012

Annunci

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a “Il segnale che i cittadini aspettano” di GIANGIACOMO SCHIAVI dal Corriere della Sera del 21 ottobre 2012

  1. Pingback: Non avrò il vitalizio - Fabio Pizzul

I commenti sono chiusi.