“L’autunno delle parti sociali. Meno numeri e facciano proposte” di Dario Di Vico dal Corriere della Sera del 5 ottobre 2012

Nei prossimi giorni le parti sociali hanno un’occasione irripetibile per tornare pienamente in gioco. È dal varo del governo tecnico che sia i sindacati sia le organizzazioni degli imprenditori attraversano una crisi di protagonismo. Di fronte alla discon- tinuità governativa e alla mancanza di risorse per finanziare la crescita avrebbero dovuto elaborare una strategia alternativa ma purtroppo non ci sono riuscite. La Cgil continua a minacciare scioperi e a sognare il ritorno di un «governo amico», Cisl e Uil che prima viaggiavano in tandem oggi sembrano meno in sintonia, l’elaborazione della Confindustria procede quantomeno a singhiozzo e sconta comunque una riduzione di impatto, Rete Imprese Italia è stata colpita da quella che nel tennis si chiama la sindrome del braccino corto, la paura di tirar forte. Per coprire il difetto di afasia le varie organizzazioni compilano quasi quotidianamente, con metodologie che ricalcano la Cgia di Mestre, statistiche della crisi in modo da poter «sparare un numero» ed avere ospitalità mediatica. In qualche caso lo sbandamento della rappresentanza è così forte che per ascoltare i propri iscritti (pratica che dovrebbe essere fisiologica) sono stati ingaggiate le società demoscopiche. Scontando tutti questi limiti oggi però le parti sociali possono dare all’intera opinione pubblica una dimostrazione di maturità e ai loro iscritti la riprova di essere capaci di fornire soluzioni e non solo di organizzare proteste. Sul tavolo c’è il tema della produttività e un accordo governo-imprese-sindacati rafforzerebbe la posizione dell’Italia davanti alle istituzioni comunitarie e ai mercati, la farebbe apparire un po’ più tedesca. Ci sono tutte le condizioni perché in un confronto serrato imprenditori e sindacati raggiungano una posizione comune ed equilibrata da sottoporre al governo. Del resto gli obiettivi dei tre lati del tavolo sembrano compatibili, si tratta solo di negoziare una soluzione che vada bene a tutti e accresca la competitività. Se le parti sociali perdessero quest’occasione oltre all’autunno caldo avremmo forse anche l’autunno della rappresentanza.

@dariodivico

“L’autunno delle parti sociali. Meno numeri e facciano proposte” di Dario Di Vico dal Corriere della Sera del 5 ottobre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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