“Padova, non si prende un bambino in quel modo” di Elena Lowenthal da La Stampa del 12 ottobre 2012

I bambini non si portano via, strilla la voce strozzata poco prima che nel video tutto si confonda: suoni, pezzi di persone, l’angolo di una portiera, una gamba orizzontale. La sua, di voce, si sente due volte, è nitida e ferma, dice: nonna. Per piacere. Non piange, ed è un brutto segno: quando un bambino ha tanta paura, ha paura persino di piangere.
I bambini non si portano via, urla la donna mentre gli agenti di polizia prelevano il nipote davanti a scuola e lo caricano in macchina verso una destinazione ignota, in esecuzione di un’ordinanza del tribunale dei minori che affida il bambino al padre. I bambini non si portano via, eppure è capitato in un modo brutale. Forse era inevitabile che lo fosse, ma fa male, ancora di più se un video ripete all’infinito quelle immagini.
La frase di circostanza in questi casi è «la giustizia farà il suo corso»: il tribunale avrà deciso con piena cognizione di causa, mentre il giudizio di chi si trova davanti agli occhi quel video non può prescindere dal fatto che non conosciamo la vicenda, che la nostra distanza di osservatori è incolmabile. Ma è altrettanto vero che i bambini non si portano via, men che meno così. Il fatto che nella storia di questa poco compassionevole umanità sia già successo infinite volte e tante altre ancora succederà, non toglie nulla all’orrore della scena. Anzi. La giustizia farà il suo corso e deciderà per il meglio per questo bambino, speriamo. Ma i bambini non si possono trattare così: non si prendono di peso per le gambe e si caricano sulla volante della polizia fra le urla di tutti, meno che le sue. Bisogna riguardare il filmato per accorgersi di lui, scartando le grida, gli scambi di esclamazioni, i gesti concitati: è spaventato da morire, gli manca il fiato. Succede lo stesso, cercando il bambino nel fastello di suoni e immagini. Manca il fiato perché siamo, purtroppo, abituati a sapere di bambini vessati per cattiveria, seviziati per follia di perversione, marchiati da un accanimento adulto e fine a se stesso, malmenati per castighi sproporzionati.
Ma come si fa a scendere a patti con la scena di un bambino trattato così per comando di giustizia? E’ inaccettabile. Si dirà che è facile fare obiezione di coscienza al riparo della rete che ha diffuso il video, comodamente seduti dietro lo schermo del nostro computer. E’ vero. Indignarsi lava la coscienza, fa sentire morali, coinvolti. Ma in un caso come questo c’è qualcosa di più. Anzi di meno. La giustizia è inflessibile, a volte spietata: ma non può permettersi una cosa del genere. Una vecchia leggenda ebraica dice che il Signore aveva provato a far reggere il mondo da una giustizia ferrea, perfetta. Però il mondo non stava in piedi, e il Signore dovette aggiungervi una misura di eccezione alla regola, che Egli chiamò bontà gratuita, invitandoci ad usarla, di tanto in tanto. A volte costa molto cara, questa pietà trasgressiva che confligge con la legge. Ma alla fine ripaga sempre.

loewenthal@tin.it
“Padova, non si prende un bambino in quel modo” di Elena Lowenthal da La Stampa del 12 ottobre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “Padova, non si prende un bambino in quel modo” di Elena Lowenthal da La Stampa del 12 ottobre 2012

  1. stefano ha detto:

    Apprezzo e condivido quanto bene espresso dalla giornalista della Stampa. Forse troppo buonista il finale, che prendo come auspicio. Ma che nella vicenda di sia molto sbagliato…..dalla testa fino agli agenti…non ci sono dubbi

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  2. marisa zambon ha detto:

    Quanto è capitato a quel bambino è terribile, lo Stato ha sicuramente sbagliato, ma i genitori si rendono conto di ciò che gli hanno fatto?

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