“IL MODERATO IMMAGINARIO” di PIERO IGNAZI da La Repubblica del 10 ottobre 2012

La lunga stasi del Pdl, ondeggiante tra i richiami alle doti salvifiche del padre fondatore e il liberi tutti, è stata scossa dall’avvio ufficiale di primarie competitive e combattute. Il rilancio di Berlusconi con l’ennesima profferta a Casini & Co., rafforzata dalla graziosa concessione della premiership a Mario Monti (come se il capo del governo aspettasse il via libera dal Cavaliere…), ha tutta l’aria di una risposta maldestra all’accelerazione impressa dal Pd. Berlusconi pensa forse di ripetere l’operazione predellino quando riuscì a stoppare la progressione del neonato Partito
democratico. Ma i tempi sono cambiati. Il Cavaliere ha perso il tocco magico. Nel suo partito si agitano componenti e aggregazioni di vario tipo e da alcuni anni si contano almeno una decina di ‘fondazioni'( eufemismo che sta per correnti). Finora, in un modo o nell’altro, Berlusconi e suoi emissari sono riusciti a convincere i riottosi a rimanere tranquilli. Ora però, con un rischio di emarginazione crescente di giorno in giorno, i vari sub-leader scalpitano. L’ipotesi del passo indietro non basta a placare le ansie delle componenti interne: oltre alla perdita di centralità politica, monta nei quadri pidiellini l’insofferenza per le tradizionali modalità verticistiche e oligarchiche di selezione della classe dirigente e di formazione delle liste. L’affanno del Pdl è speculare – e conseguente – all’inedito dinamismo del Pd.
Il Partito democratico è riuscito a superare di slancio lo scoglio dell’Assemblea. Molti all’interno del partito avevano cercato di evitare questo confronto per il timore di profonde divisioni. In effetti, l’unità, l’armonia, la coesione sono valori/immagini che contano nel rapporto con l’opinione pubblica. L’elettorato apprezza un partito unito che parli con una voce sola. I laburisti britannici scoprirono all’inizio degli anni Novanta che il loro maggior handicap
era proprio l’immagine di rissosità interna che veniva proiettata dai congressi annuali del partito, tant’è che modificarono le regole pur di arrivare a convention rilassate e plaudenti. E la lunga egemonia del New Labour di Tony Blair si deve anche a quella nuova percezione.
Tuttavia i conflitti interni sono la norma nella vita dei partiti. Scontri ideologici e conflitti di personalità, sgambetti e insulti sono all’ordine del giorno. Ma all’interno dei partiti, come in ogni comunità o organizzazione, i conflitti devono essere ‘regolati’, pena l’autodistruzione. Il Pd ha scelto una via aperta e palese per dirimere lo scontro tra i candidati alla premiership. Con tenacia e solidità da emiliano doc Bersani ha guidato un partito ridondante di prime donne offese ad accogliere senza inutili irrigidimenti la sfida impertinente di Renzi. Bersani ha capito che l’opinione pubblica e la base militante del suo stesso partito hanno bisogno di trasparenza e di aria pulita. Non ne possono più di accordi di vertice e di parate di dirigenti su palchi infiniti, da presidium sovietico. Gli stessi quadri del Partito democratico, intervistati al congresso del 2009, erano quasi al 90% favorevoli a primarie sempre e comunque. E così, Renzi, con quell’aria da Lucignolo dell’Azione cattolica, ha incassato come un atto dovuto la modifica statutaria varata proprio per consentirgli di correre (in attesa di quella legislativa che gli permetta di candidarsi a premier senza dimettersi da sindaco).
La decisione del Pd fa da acceleratore per un possibile big bang del Pdl. La presa patrimonial-leninista del Cavaliere non tiene più: anche da quelle parti ‘il popolo’ vuole partecipare. Va riconosciuto merito a Bersani di aver rotto l’incantesimo del plebiscitarismo ed ampliato spazi di autentica democrazia partecipativa.

“IL MODERATO IMMAGINARIO” di PIERO IGNAZI da La Repubblica del 10 ottobre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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