“LA NOMENKLATURA E LA DEMOCRAZIA” di CURZIO MALTESE da La Repubblica del 7 ottobre 2012

LE PRIMARIE sono una faccenda troppo seria per lasciarle fare ai generali del Pd. Alla fine ha prevalso il buon senso e gli emendamenti anti-Renzi studiati dalla nomenklatura per complicare il voto con mene burocratiche sono stati cancellati. Quelle del 25 novembre rimarranno le primarie più libere e incerte della storia.Per questo, le più partecipate dai cittadini. È la buona notizia, in tempi grami per la politica. Non ci fossero le primarie del Pd, l’intero sistema democratico sarebbe già crollato a pezzi sotto i colpi dell’antipolitica, sepolto dalla vergogna degli scandali.
La cattiva notizia è che i gruppi dirigenti del partitone ci hanno comunque provato a boicottarle nei fatti, dopo aver cercato invano di stroncarle sul nascere. A riprova dell’ormai incolmabile distanza di un pezzo di ceto politico dagli umori del Paese. Per mesi la nomenklatura aveva cullato l’idea di non farle proprio le primarie e non si era preoccupata delle regole. Per altri mesi ancora aveva comunque immaginato una vittoria di Bersani in assenza di veri rivali. Quando sul tavolo dei dirigenti sono arrivati i sondaggi che davano vincente Matteo Renzi oltre i quattro milioni di votanti, ecco scattare l’allarme. Passati in un attimo dalla sicumera della vittoria al panico della sconfitta, un percorso classico della sinistra italiana, i dirigenti hanno perso la testa e sono corsi allo stratagemma. Controlli, check in, registrazioni, varchi burocratici. Una serie di emendamenti fra il furbo e l’odioso che lo stesso presunto beneficiario, Pierluigi Bersani, ha chiesto infine di ritirare. Della complessa macchina messa in campo per scoraggiare il popolo degli elettori è sopravvissuto soltanto il divieto di votare al ballottaggio per chi non ha partecipato al primo turno. Ma è probabile che salti nella trattativa con Nichi Vendola, il quale ha già chiarito di voler concorrere a primarie democratiche e non a un reality show.
Pierluigi Bersani esce molto bene dall’assemblea del Pd. È stato il segretario, l’unico del gruppo dirigente ad aver sempre voluto primarie senza se e senza ma, a disinnescare la bomba confezionata dai soliti geniali strateghi dell’autodistruzione. Ma esce bene anche Matteo Renzi, che senza far polemiche si è limitato a incassare con un sorriso l’ennesimo favore elettorale. Sconfitti sono i vecchi dirigenti inventori dei paletti anti-Renzi, il cui terrore da rottamazione è ormai un dato quasi fisico, a giudicare dai discorsi urlati e stravolti di Bindi, Marini e Fioroni, per citarne alcuni di ieri.
Un giorno qualche specialista, ma uno bravo, dovrà pur spiegare la vocazione al suicidio della classe dirigente. Tutti i partiti lavorano per Grillo e la maggioranza del Pd si adopera da mesi per far vincere il rottamatore Renzi. Non passa giorno senza che un’intervista o una comparsata televisiva di qualche pezzo da novanta del Pd non ricordino all’elettore medio quanto sarebbe auspicabile un ricambio. In fondo è gente che faceva il ministro quando Barack Obama ancora faceva l’avvocato. Volessero davvero aiutare Bersani nella vittoria, dovrebbe semplicemente firmare una lettera di dimissioni dal seggio parlamentare. E invece eccoli lì a regalare al nemico centomila voti a botta tutte le volte che lo chiamano «il Grillo del Pd». Come fosse un handicap, di questi tempi.
Come Grillo, Matteo Renzi ha un unico argomento, il «tutti a casa»: ma i suoi avversari, invece di smontarlo, lo alimentano ogni giorno. Come Grillo, sa usare la Rete, è circondato da astuti consiglieri, bravo a rovesciare la frittata senza farsi accorgere, svelto nel pescare consensi a destra e a sinistra. Come Grillo, Renzi è peggiore di chi lo vota, o per meglio dire nel suo caso, ancora inadeguato a esprimere una novità sostanziale e non di facciata. Ma rappresenta comunque un’alternativa al già visto per un pezzo d’Italia vitale, moderna, sincera e onesta. Al contrario, Bersani è migliore della tradizione che incarna e l’ha dimostrato anche ieri, con la scelta di opporsi ai trucchi escogitati in suo favore e con un discorso tosto e convincente rivolto al paese reale e non al ceto politico. Sarebbe un’ottima cosa se gli apparati, le correnti, i gruppi di potere lo liberassero della zavorra di un appoggio controproducente e lo lasciassero da solo in campo contro il giovane rivale, liberi entrambi di giocarsi l’ultima carta del sistema democratico contro l’alta marea del populismo.

“LA NOMENKLATURA E LA DEMOCRAZIA” di CURZIO MALTESE da La Repubblica del 7 ottobre 2012

Annunci

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a “LA NOMENKLATURA E LA DEMOCRAZIA” di CURZIO MALTESE da La Repubblica del 7 ottobre 2012

  1. adriano ha detto:

    In democrazia chiunque, perfino maltese, è libero di dire quello che vuole.
    E’ compito di chi legge separare il vero dalle opinioni.
    Ora io non mi raccapezzo: perchè il maltese-pensiero (?) si ostina a vedere il male nell’operato della “nomenklatura” del PD ed il bene nello scombichierato modo che usa Renzi nel porre un problema politico?
    Perchè devo credere alle parole di Renzi e non devo credere a quelle di Bersani? Devo farlo perchè me lo dice maltese? Sarò anche presuntuoso, ma affermo con forza: troppo poco!
    Da tempo Repubblica ha trasformato in coro la sua candidatura di Monti per il prossimo governo in modo sfacciato e fastidioso.
    Lo possiamo scegliere noi per favore? Oppure le elezioni stanno tornando ad essere dei “ludi cartacei”!
    E questo nuovo governo su quali voti dovrebbe poggiare? Su quelli dell’ex pdl? Ma ce l’ha la testa questa gente? Pensa davvero che questa base accetterebbe un simile rappresentante? Sia chiaro che di Monti, della sua onestà morale, ho pochi dubbi. Sulla sua visione politica della società invece ho solo certezze: non è la mia!
    Allora mi sorge il dubbio che la benevolenza verso Renzi e l’astio verso Bersani sia solo un ennesimo modo per il bersaglio grosso: Monti bis.
    Ho capito maltese: ti stai preparando il cuccio.

    Mi piace

    • QuintoStato ha detto:

      Io invece penso che alla fine questo articolo renda giustizia del coraggio mostrato ieri da Bersani allìAssemblea nazionale, e in fondo sia più ‘bersaniano’ di quanto possa sembrare.

      Mi piace

I commenti sono chiusi.