“Costi. Regioni, la farsa e la realtà” di Ugo De Siervo da La Stampa del 7 ottobre 2012

Giovedì il governo ha approvato un decreto legge «sulla trasparenza e la riduzione dei costi degli apparati politici regionali nell’obiettivo di assicurare negli enti territoriali una gestione amministrativa e contabile efficiente, trasparente e rispettosa della legalità»: si tratta, con tutta evidenza, della risposta in termini legislativi alle sconcertanti e deplorevoli vicende emerse in alcune Regioni, che giustamente hanno sollevato tante indignate reazioni nell’opinione pubblica.

Si tratta di innovazioni per lo più largamente condivisibili per cercare di porre limiti ad un degrado impressionante di alcune parti degenerate delle nostre classi politiche, anche se alcune innovazioni potranno produrre effetti solo a distanza di tempo. Semmai, l’evidente urgenza di intervenire ha prodotto anche qualche norma eccessiva o opinabilmente fondata sullo sperato effetto taumaturgico dei controlli operati dalla Corte dei Conti (con tutto il dovuto rispetto verso quest’importante organo, bisognerebbe ricordarsi che essa controlla già da molti anni alcune Regioni speciali, fra cui alcune delle più «chiacchierate»).

Al di là di questo necessitato decreto legge, occorre però evitare di passare troppo in fretta da acritiche ubriacature «federalistiche», tanto diffuse fino a poco tempo fa, a confuse ed errate imputazioni a Regioni ed Enti locali di essere la parte peggiore dell’evidente degrado delle classi politiche.

Con ciò anche contribuendo a far dimenticare quanto negli ultimi anni è emerso di insopportabile nei comportamenti di parti significative ed importanti della classe politica nazionale, oltre a tutto anche responsabile della legislazione lassista che ora si cerca frettolosamente di correggere.

Addirittura alcuni sono arrivati a proporre di rimediare alla situazione attuale eliminando le Regioni: a rozze posizioni del genere credo che basti replicare che ciò significa che essi ritengono allora preferibile affidare a nuove burocrazie statali tutto ciò che attualmente spetta alle Regioni, pur con tutti i loro limiti, ma certo almeno con la possibilità di controlli dei cittadini/utenti dei servizi e delle politiche. In altri termini, se si parla di trasparenza, di efficienza e di legalità, occorre, prima di far proposte del genere, porsi seriamente il problema se tutto ciò sia più garantibile con le strutture di un nuovo Stato accentrato (tutto ciò mi fa ricordare un beffardo proverbio toscano, secondo il quale «alcuni parlano per dar aria ai denti»).

Altri, invece, indicano come necessario ed urgente riscrivere le norme costituzionali in materia regionale (il «famigerato» Titolo V): a questi occorre ricordare che molte di queste norme sono certamente discutibili, ma che la maggior parte dei problemi deriva, in realtà, dal fatto che in un periodo di oltre dieci anni il sistema politico nazionale non ha adottato, se non in minima parte, tutte quelle leggi di attuazione/integrazione della Costituzione che erano indispensabili per far funzionare il nuovo sistema. A tutta questa legislazione mancante si è cercato di supplire con confuse mediazioni o, più comunemente, cercando addirittura di operare come se la Costituzione non fosse mutata. Ma soprattutto adesso non si può illudere l’opinione pubblica che agli urgenti problemi attuali si possa porre rimedio solo correggendo la Costituzione; oltre a tutto, le riforme costituzionali esigono tempo e poi devono essere attuate.

Se si vuole cercare davvero di porre rimedio al progressivo degrado dell’etica di parti delle classi politiche nelle istituzioni centrali e periferiche, occorre quindi evitare false o parziali rappresentazioni della realtà ed adottare poi linee correttive quanto meno analoghe, se non eguali. Ad esempio, non può sfuggire la contraddizione di un Parlamento che sarà chiamato a convertire in legge il decreto adottato dal Governo, quindi riducendo il numero dei Consiglieri regionali, i loro trattamenti economici e previdenziali, il finanziamento dei gruppi consiliari, i controlli su alcuni atti degli organi regionali, che però o non ha adottato nulla del genere su se stesso (si pensi al numero dei deputati e dei senatori, che con tutta evidenza non verrà mutato, malgrado tutti gli impegni assunti pubblicamente) o ha adottato normative legislative o regolamentari assai limitate e parziali in tutto il vasto settore nel quale entrano in gioco la condizione dei parlamentari ed i loro trattamenti.

“Costi. Regioni, la farsa e la realtà” di Ugo De Siervo da La Stampa del 7 ottobre 2012

Annunci

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a “Costi. Regioni, la farsa e la realtà” di Ugo De Siervo da La Stampa del 7 ottobre 2012

  1. Felice CELESTINO ha detto:

    Si può imporre per decreto la moralità ,l’onestà ,il rispetto dei cittadini
    e della cosa pubblica ?La maggior parte dei provvedimenti renderà quasi impossibile agli amministratori consapevoli e integri ( che sono la maggioranza ),la realizzazione di qualsiasi iniziativa o progetto.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.