“Analisi calcistica delle primarie del Partito Democratico: tra Giacinto Facchetti, Comunardo Niccolai e Johan Cruijff” di Giovanni Taurasi

1970, sfida-scudetto Juventus-Cagliari: Comunardo Niccolai anticipa Albertosi e segna nella propria porta

Dopo aver presentato il mio decalogo democratico (qui), per i lettori di Quinto Stato propongo l’analisi calcistica delle primarie del PD.

Vedremo nel dettaglio quali regole l’Assemblea nazionale del Partito Democratico adotterà per le primarie, e se tali regole determineranno una scrematura tra le, numerose, candidature già annunciate. Tuttavia è ormai evidente che si procede verso una polarizzazione della sfida tra Bersani e Renzi (con un ruolo significativo di Vendola). La sfida sta producendo un crescente interesse proprio perché il suo esito è incerto e determinerà molto probabilmente la premiership del prossimo Governo. Il fatto che si tratti di una sfida vera rende le primarie ancora più interessanti, anche se alimenta controproducenti demonizzazioni verso l’uno o l’altro contendente, pur essendo entrambi due esponenti democratici che misurano la loro proposta politica con il consenso dell’elettorato (e io penso che, chiunque sarà il vincitore, a trarne giovamento sarà tutto il PD). Appare anche bizzarra la critica verso le necessarie regole per mantenere il confronto nell’ambito del centrosinistra, perché è del tutto evidente che chi vota alle primarie debba appartenere a tale schieramento. Il problema non sono le primarie del centrosinistra, quanto l’asimmetria con la destra e tutto il magma in movimento al centro che non prevedono meccanismi di selezione del candidato premier altrettanto democratici. Per dirla con un paragone domestico, se l’amministratore del mio palazzo non convoca l’assemblea condominiale me la devo prendere con lui, non posso rivendicare il diritto di partecipare a quella del condominio dall’altra parte della strada. Gli elettori, tutti, potranno cambiare eventualmente orientamento in base ai candidati nelle ‘secondarie’ (le elezioni politiche), e sarà in tale occasione che i candidati dovranno essere in grado di intercettare il consenso della maggioranza egli elettori (e tra coloro che non votano o appartengono allo schieramento avversario). Ecco perché credo che ogni valutazione su Renzi e Bersani non possa prescindere dal fatto che entrambi stanno giocando solo il primo tempo della loro partita e per queste ragioni ammiccano a realtà sociali e politiche non omogenee e a volte contrapposte. Sempre per stare alla metafora calcistica, Bersani sta giocando in gran parte in difesa dell’elettorato tradizionale della sinistra colpito dalla crisi (pensionati, lavoro sindacalizzato, dipendenti pubblici, precariato), utilizzando per proteggere tali ceti la tecnica che nel dopoguerra Nereo Rocco rilanciò in Italia, il cosiddetto catenaccio. In questa strategia il suo responsabile economico Fassina si configura come il terzino sinistro, cosiddetto fluidificante, con il compito di realizzare avanzamenti laterali (il Giacinto Facchetti della situazione). Renzi invece si muove in pressing, rischiando anche spesso il fuorigioco nel campo avversario, attaccando con grinta e limitando gli spazi del rivale. Anche qui, se volessimo trovare un precedente sportivo, dovremmo risalire agli albori del football anglosassone con la cosiddetta tecnica a piramide di Cambridge, che aveva caratteristiche spiccatamente offensive. Tale modulo fu prevalente sino agli anni Trenta del secolo scorso, poi venne attenuato dal cosiddetto ‘metodo’ di Vittorio Pozzo, che sviluppò l’idea di uno schieramento con due difensori arretrati e un giocatore centrale posto dinnanzi alla difesa, facendo della nazionale l’indiscussa dominatrice di quel decennio. Renzi si muove con questo modulo, impegnato a sfondare in aree del campo più trascurate e non presidiate dal PD o disaffezionate, come il mondo dell’impresa, del lavoro atipico, delle professioni, dei ceti medi depauperati dalla crisi e smarriti. Tale tecnica lo espone al contropiede avversario, ma gli ha consentito, anche grazie a notevoli capacità comunicative e alla diffusa domanda di ricambio e rinnovamento generazionale, di dettare la partita, spingendo l’avversario nella propria metà campo e guadagnando giorno dopo giorno metri preziosi di terreno, pur rischiando con le sue azioni temerarie le clamorosi autoreti che resero celebre lo sfortunato Comunardo Niccolai (esemplare il pranzo ad Arcore, ed anche l’assenza all’Assemblea di sabato, per segnare le distanze dai tradizionali riti di partito, rischia di trasformarsi in un nuovo autogol). Ma questo è solo il primo tempo; dopo le primarie, il vincitore dovrà cambiare radicalmente strategia e rivolgersi ai ceti di riferimento dell’avversario per riprendersi il sostegno delle fasce sociali trascurate nel primo tempo e poter così riaggregare un blocco sociale eterogeneo e progressista che rappresenti la maggioranza degli elettori. Occorrerà rispolverare il calcio totale dell’Olanda del centravanti Johan Cruijff che rivoluzionò la tattica calcistica, coprendo ogni spazio del campo, esasperando pressing e fuorigioco, in un meccanismo in cui tutti i giocatori partecipavano coralmente all’azione. Anche per questa ragione, un criterio per scegliere chi votare alle primarie, potrebbe essere quello di scegliere non il candidato preferito, ma quello preferibile, e più credibile, per la guida del Paese, in grado giocare e vincere soprattutto le ‘secondarie’, perché, si sa, le partite si vincono al 90°.
GT

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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5 risposte a “Analisi calcistica delle primarie del Partito Democratico: tra Giacinto Facchetti, Comunardo Niccolai e Johan Cruijff” di Giovanni Taurasi

  1. Cuocacoq ha detto:

    Se è giusto ammettere alle primarie anche elettori ad esempio di IDV o dei partiti della sinistra estrema, che magari andranno per votare Vendola nell’ottica di un governo più anti-montiano possibile, perchè dovremmo avere problemi se a venire saranno anche ex Lega, ex PDL, ex FL?
    Non è che se alle scorse elezioni hai votato un partito automaticamente lo devi votare anche alle seguenti. O sbaglio?
    Tutti gli elettorati del mondo hanno una certa percentuale di opinioni “mobili”, in Italia pretendiamo di avere ancora il pedigree dell’elettore?
    Scusami ma sono tesi che non stanno in piedi, chi verrà a votare alle primarie deciderà, in quel momento, di diventare un aspirante elettore PD. Se poi il candidato vincitore non dovesse essere di loro gradimento decideranno che fare alle politiche. Ma questo vale sia per gli elettori di Bersani, che di Renzi, che di Vendola. Io stessa, avendo votato Marino alle ultime primarie, ho fatto molta fatica a condividere le politiche che Bersani (e la bindi, e fioroni….) hanno portato avanti.
    Questo perchè io avevo creduto nella carta su cui è stato fondato il PD di Veltroni, che sono state tradite per buona parte, soprattutto nella loro imponta progressista.

    Riguardo le categorie cui parla Renzi, che hai elencato (aree del campo più trascurate e non presidiate dal PD o disaffezionate, come il mondo dell’impresa, del lavoro atipico, delle professioni, dei ceti medi depauperati dalla crisi e smarriti), sono infinitamente più numerose ed eterogenee di quelle garantite.
    Finchè il PD pretende di parlare solo ai garantiti non fa altro che alimentare lo scontro generazionale interno al centrosinistra che lui stesso ha creato e di cui ora incolpa Renzi.
    Il fatto di suggerire di votare “non il candidato preferito, ma quello preferibile, e più credibile, per la guida del Paese” cela una tua posizione già presa nei confronti di Bersani (tecnicamente più competente rispetto a Renzi) ma incorpora una richiesta di scelta subordinata ad un “tirare a campare” tipico italiano da parte degli elettori.
    Sarà anche ora che finalmente un elettore PD possa votare “il meglio possibile” e non il “meno peggio”? Non che Renzi lo sia in senso assoluto, nessuno sa come andrà a finire, ma bisogna riconoscere che la sua immagine del domani è infinitamente più europea, complessa e completa di quella che racconta Bersani (con fassina…) quando cerca il voto dei pensionati e di chi uno stipendio lo ha già.
    E chi vuole paragonare le proposte (difficili da realizzare) di Renzi agli slogan tipo “1 milione di posti di lavoro” di Silvio, scusami, o è in malafede o non riesce ad astrarsi da propri preconcetti e valutare le parole per quelle che sono.
    Bersani ha già avuto modo di fare pragmaticamente qualcosa per le categorie cui si riferisce Renzi e, nonostante abbia lavorato bene come ministro, non è stato capace, da segretario, dal 2008 ad oggi, di rifondare il PD sulla visione di futuro di cui ha bisogno questo paese, sia per i garantiti che per i “senza terra”.
    Ora, con questi precedenti, come fa uno a pensare che da segretario ed eventuale premier riesca (voglia) a farlo?

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    • QuintoStato ha detto:

      Mah, io non ho detto che Bersani sia da considerare preferibile e più credibile (paradossalmente lo hai sostenuto tu) e che voterò per lui. Vedremo (non sono ancora al coming out). Sulle Primarie non concordo. Forse perchè molti di coloro che mi dicono che sono favorevoli a Renzi e che appartengono all’altro campo poi mi dicono che comunque non voterebbero il centrosinistra nemmeno se fosse lui il candidato. Non si tratta di elettorato mobile perciò, ma della volontà di voler condizionare scelte di altri. Negli USA (dove il sistema è molto complesso, istituzionalizzato e diverso da Stato a Stato) spesso l’esito del voto alle primarie viene ‘mitigato’ per evitare inquinamenti con il voto nel Caucus e per votare nel Caucus bisogna essere iscritti al Partito che ha organizzato il Caucus stesso. D’altra parte io non sono per ostacolare la partecipazione (ad esempio chiedendo la pre-iscrizione a registri). Come si fece per le prime primarie, chi va al seggio, lascia i suoi dati (dichiarando di appartenere, vogliamo dire potenzialmente, al campo del centrosinistra) e poi vota. Per quanto riguarda i settori sociali trascurati dal PD concordo (e considero un merito quello di Renzi di muoversi in quelle aree del campo, rispetto al gioco in difesa di Fassina).
      Tra “il meglio possibile” e il “meno peggio”, credo che sia opportuno votare il più adatto, che poi è anche il meglio possibile (se si guarda il bicchiere mezzo pieno) o il “meno peggio” (se si guarda quello mezzo vuoto).
      Grazie per il contributo
      GT

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  2. Cuocacoq ha detto:

    Ho capito che hai solo parlato di “più credibile, per la guida del Paese” e non necessariamente di Bersani, ma visto che tutti i suoi sostenitori con cui ho parlato, ancor più all’interno del partito, non trovando altri argomenti contro Renzi se non la cena ad Arcore, mi dicono esattamente quelle parole, ho dedotto che anche tu sia di quell’idea. Spero di sbagliarmi.
    Posso capire la logica dell’usato sicuro, sulla carta Bersani è “più credibile per la guida del Paese”, ma mi permetto di dire che non andare oltre le proprie “certezze” dimostra poca curiosità e poco spirito di intraprendenza da parte di chi lo sostiene.
    Sull’apertura delle primarie a chi vuole venire non riesco a non pensare che le regole di cui si sta parlando da ieri finiscano per diventare un autogol per il PD. E continuo a dire che ognuno ha il diritto di decidere se votare PD fino ad un secondo prima del voto anche in base a chi esce vincitore dalle primarie. Alle primissime primarie, di fatto, è stata data la possibilità a tutti gli italiani di dire la loro, infatti andarono 4 milioni di persone a votare.
    C’erano 7 candidati che andavano da centro-centro (mastella, addirittura) alla sinistra extraparlamentare no-global.
    Perchè ora non dovrebbe accadere lo stesso, se per certe persone la figura di Renzi è un buon motivo per votare PD?
    E’ inutile ripetere all’infinito che “anche per fare entrare Renzi andremo a cambiare una regola” quando poi ne cambi altre 4 in un modo insensato.
    Non cambiare la regola per avere 2 candidati farebbe solo male al PD, e questo lo hanno capito benissimo, nello stesso tempo hanno capito che questo loro sforzo di magnanimità potrebbe nuocere ad una parte del partito che non vuole essere estromesso, quindi hanno messo giù 3/4 regole che restringano il più possibile la tipologia di persone che potrebbe andare a sostenere Renzi.
    La domanda è molto semplice, se i candidati fossero Bersani, Puppato, Tabacci e Vendola, queste 4 regole verrebbero cambiate?
    No.
    Se vogliono tenere fuori Renzi dalla competizione lo facciano, ne hanno il diritto, senza cambiare la regola dei 2 candidati Pd, e ne raccolagano le conseguenze.
    Questo sarebbe un comportamento lineare e responsabile, comprensibilissimo, che comunque avrebbe delle conseguenze.
    E’ questo eterno essere indecisi, questo eterno “vorrei (essere un partito progressista, aperto, che ascolta la gente) ma non posso (però voglio decidere io la direzione da tenere), che è lacerante.
    E ne sto sentendo tante, di teste pensanti e libere che avrebbero voluto dare il loro contributo votando alle primarie, che sono ormai scoraggiate e probabilmente non ci andranno più.
    E questa è una grande perdita per un partito
    Un popolo cresce culturalmente o peggiora anche in base agli spunti di ragionamento e di visione del futuro che gli si danno.
    grazie

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    • QuintoStato ha detto:

      Ricordo solo, per precisare, che alle prime elezioni primarie chi partecipava doveva farsi registrare per poter votare. Ma qui scendiamo in aspetti tecnici probabilmente secondari rispetto al tuo ragionamento. Credo sia necessario però un punto di compromesso: sabato l’assemblea nazionale dovrebbe votare una deroga che consenta a Renzi (e altri) di candidarsi, ma al contempo Renzi (e gli altri) accettano il fatto che si debbano prevedere anche delle regole.

      la precisa ricostruzione del Post sulla storia delle Primarie italiane cliccando qui e quella sulle primarie americane cliccando qui

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  3. Luigi Ginetti ha detto:

    Rimanendo in tema calcistico credo opportuno dire che tutte queste beghe sulle primarie rischiano di portarci al risultato tristemente noto dell’incontro con la Corea, oppure alla …gioiosa macchina …. Davvero spero proprio che non succeda niente, mi sembra questa l’ultima occasione per avere una sinistra nella stanza dei bottoni, seppure sfaccettata, seppure edulcorata, ma spero, sempre di sinistra!

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