“Politica, se otto lettere vi sembran poche” di Giovanni Taurasi

Povera Patria. Qualcuno me lo ha chiesto, e allora rispondo. Certo che sì, è ovvio che anche io provo ripugnanza. Se mi rifugio nel sarcasmo e nell’ironia del Mutatis Mutande, lo faccio solo per contrastare la nausea nei confronti di una classe politica (ma direi dirigente in senso lato, perché non è solo una questione politica) che trascina l’Italia in un gorgo melmoso, insudiciando decenni di storia della Repubblica. Anche io sono schifato dagli abusi di un potere corrotto che insozza quella bella parola ricca di valori che è “politica”.
Però io non ci sto a pensare che tutti sono uguali, che non c’è differenza in questa notte hegeliana nella quale tutte le vacche appaiono nere, come vuol far credere proprio chi viene inghiottito dalle sabbie mobili del malaffare e del malcostume, aggrappandosi a tutto ciò che c’è intorno, nel disperato tentativo di salvarsi, o almeno di trascinare tutti giù. E non credo nemmeno nella palingenesi distruttiva e iconoclastica di chi si proclama nuovo e solo per questa ragione diverso e migliore, perché il nuovismo lo abbiamo provato ogni giorno in questi ultimi vent’anni. Era nuovo Berlusconi. Era nuova la Lega. Perfino la Polverini si presentava come una candidatura portatrice di novità. Altri Guru, prodotti dalla nostra democrazia malata, oggi brandiscono la bandiera del nuovismo, ma dimostrano ogni giorno, appena hanno un minimo di potere, che sono estranei alla democrazia esattamente quanto quelli che ci stanno facendo vergognare. E nemmeno penso che sia un problema generazionale. Come me sono quasi tutti ‘giovani’ quarantenni questi federali di Anagni e belsiti leghisti che scorrazzano lungo la penisola sperperando denaro pubblico, ma quanto hanno da imparare dal punto di vista morale ed etico dalle generazioni precedenti. Il nostro è un Paese che rischia di morire di gerontocrazia, e su questo blog lo ricordiamo ogni giorno, ma l’alternativa giovanilistica priva di contenuti e valori non farebbe che allungarne l’agonia. Anche io sono nauseato da questa situazione putrefatta. E lo sdegno diventa perfino rabbia, quando lo schifo arriva fino alle soglie della mia porta, facendomi sentire la vergogna dentro casa, come è accaduto con Lusi.
E poi ripenso di nuovo alla ‘politica’, quel termine che ha accompagnato metà della mia vita, e cerco di capire cosa si nasconde dietro a quelle otto lettere che adesso vengono associate alla corruzione, ai privilegi, alle caste, all’abuso. E vedo storie in carne e ossa. Penso a Francesco che, dopo aver chiuso il portone dell’azienda che ha dovuto trasferire in attesa di rimettere a posto il capannone danneggiato dal terremoto, corre al circolo del PD di cui è segretario per organizzare iniziative. E poi penso ad Agnese, che tra una serata da volontaria alla festa del PD ed una alla sagra parrocchiale della sua frazione non è mai libera. E osservo i sindaci, che pancia a terra cercano ogni giorno di affrontare i problemi dei cittadini colpiti dal terremoto e dalla crisi. E ricordo serate intere passate a discutere della cosa migliore da fare per le nostre comunità, in riunioni interminabili con gli altri consiglieri comunali. E vedo assessori e consiglieri regionali, che trascorrono intere giornate ai COC della protezione civile, incontrano i cittadini nelle tendopoli, si attivano per reperire le risorse per finanziare la ricostruzione. Oppure penso a Manuela, che, pendolando tra Carpi e Roma, corre da una parte dell’Italia all’altra, per discutere di futuro, dell’importanza della scuola, della ricerca, dell’innovazione, dei saperi, senza saltare mai una seduta in Parlamento, e trascorre le sue serate romane a leggere ogni riga di ogni decreto, come fossero le sue sudate carte, altroché feste e toga party.
E alla fine, quando il flusso di questi pensieri si ferma, dico no, cari miei, pensatela come volete, ma non sono tutti uguali. E finché c’è qualcuno di diverso, e ce ne sono tanti, e finché c’è qualcosa di diverso, e c’è, io continuo a pensare che vale la pena di salvarla quella parola, politica, da chi la vuole insudiciare.

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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4 risposte a “Politica, se otto lettere vi sembran poche” di Giovanni Taurasi

  1. gianfranco ha detto:

    Mi permetto, sono stato un craxiano, da giovane; mi piaceva, allora, il tentativo riformare questo stato. Abbiamo sbagliato e tanti come me hanno pagato le conseguenze politiche. Vedere che i rinnovatori sono pegggggio fa paensare. Domanda: perchè da qualche anno la politica fa selezione al contrario, chi più grida è meglio o forse servirebbero ancora le scuole che formano alla politica” Mi pare ci sia troppa immprovisaziobne e poca cultura del sociale. Certo questo dopo il 92/94 con tutti gli errori che abbiamo commersso fa riflettere?’ Però cdi impegna ancora di più!

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  2. gianfranco ha detto:

    Non mi ripeto, dietro alla mia scrivania c’è il quarto stato!!!!

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  3. adriano ha detto:

    Grazie Giovanni, è un pezzo che rimette a “dritta” la barra di quel cuore che vai cercando in questa società che minaccia di averlo smarrito.
    Ho avuto la fortuna di studiare a Parma. Lì sono cresciuto negli anni leggendari del sessantotto, lì sono diventato adulto e mi sono formato. E’ una terra generosa l’Emilia. Da Lei, l’Emilia, mi aspetto quel rigurgito di orgoglio che ci permetterà di tornare orgogliosi della nostra italianità.

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  4. toratora ha detto:

    Concordo in pieno sul fatto che il Pd abbia complessivamente politici piu’ seri ed onesti rispetto alla concorrenza. Poi pero’ si guarda all’UDC in termini di alleanze, che di certo da questo punto di vista nn brilla… Allora e’ initile prendersela con Grillo, lui e’ come una squadra che vince senza segnare, gli bastano gli autogol altrui…

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