“IL PDL E LA POLITICA DEL SI SALVI CHI PUÒ” di PIERO IGNAZI da La Repubblica del 25 settembre 2012

Ineo-furbetti pidiellini del quartierino laziale vengono da lontano perché sono il prodotto di un modo di intendere la politica che si è affermato negli ultimi vent’anni. Una politica disinvolta e affaristica? In parte sì, ma solo in piccola parte.
C’è qualcosa di più profondo nelle vicende di malversazione del finanziamento pubblico che attraversa tutte le regioni d’Italia, dalla Sicilia alla Lombardia, infangando il “buon nome” del PdL. Tutto ciò è il prodotto di una scelta strategica operata agli albori di Forza Italia e poi accettata da An: lasciare mano libera agli eletti di gestire la politica nelle assemblee rappresentative senza alcun legame, coordinamento o controllo da parte del partito. All’inizio sembrò una salutare rivoluzione rispetto alle antiche prassi di dominio dei dirigenti di partito sugli eletti. Finalmente i rappresentanti rispondevano direttamente agli elettori e da questi soltanto erano controllati. Il PdL ne fece una bandiera: dichiarava di essere un partito “leggero” senza strutture, tutto incardinato sugli eletti nelle varie assemblee. Questa modalità organizzativa consentiva alti livelli di autonomia decisionale in periferia, a meno ché non intervenisse il leader, il quale, comunque, per garantirsi, nominava suoi fiduciari nel ruolo di segretario regionale. Autonomia sì, ma fino ad un certo punto. L’impalcatura ha retto finché il partito andava a gonfie vele.
I benefit di vario genere garantiti dagli uomini del Cavaliere, dall’esposizione mediatica alle prospettive di carriera, ad altro ancora, mantenevano un po’ di ordine. Spento il carisma di Silvio Berlusconi ognuno ha incominciato a preoccuparsi per sé. L’autonomia degli eletti si è trasformata in assalto alla diligenza. Lo scollamento del partito ha fatto scatenare gli appetiti. Le spese folli in feste e cene, che hanno un alone più da Satyricon che da Dolce Vita, proiettano l’immagine di una classe politica dissoluta e dissipatrice. Ma dietro questa immagine c’è la realtà di una ricerca affannosa di relazioni, di consensi, di finanziamenti. Per rimanere a galla è necessario intessere e infittire la rete dei rapporti. Uno stile del far politica che i giovani di Forza Italia avevano già assorbito qualche anno fa: quando vennero intervistati da una ricercatrice francese ammisero candidamente che si erano iscritti perché potevano conoscere persone utili alla loro carriera professionale.
Il mitico partito leggero degli eletti, un modello al quale ben presto si era acconciato anche An, si è rivelato un partito incontrollabile, andato allo sbando alla prima seria difficoltà. La classe politica locale pidiellina ha approfittato più di quelle di altri partiti delle ingenti, esorbitanti risorse messe a disposizione dei gruppi politici dalle regioni (e, seppure in misura minore, dalle province e dai grandi comuni). Lo ha fatto per due ragioni: perché nella sua cultura politica prevale la corsa individuale, il farsi da sé, il ritagliarsi il proprio spazio disdegnando la dimensione collettiva dell’azione politica; e perché la sigla PdL, senza Silvio Berlusconi, rimane un guscio vuoto. Potrà resistere come tante altre organizzazioni sopravvissute al fondatore e capo carismatico (pensiamo al gollismo) ma nessuna di queste era precipitata nello stabbio dello sperpero di denaro pubblico, per di più in una situazione di crisi economica così stringente. I soldi spesi in cene luculliane e festini trimalcioneschi sono in schiaffo alla fatica del vivere di tanti cittadini. Altro che partito degli eletti a contatto con l’opinione pubblica. Il Pdl è ormai un partito alla deriva, incontrollato e autoreferenziale, e con una sola bandiera: si salvi chi può.

“IL PDL E LA POLITICA DEL SI SALVI CHI PUÒ” di PIERO IGNAZI da La Repubblica del 25 settembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “IL PDL E LA POLITICA DEL SI SALVI CHI PUÒ” di PIERO IGNAZI da La Repubblica del 25 settembre 2012

  1. Danielle ha detto:

    mi viene da vomitare …..

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