“La solidarietà che serve all’Italia” di STEFANO LEPRI da La Stampa del 21 settembre 2012

Risanare l’Italia sarà un lavoro lungo, e il mondo non ci aiuta. Le nuove previsioni economiche approvate ieri dal governo sono onestamente cupe, una scelta di verità. Confermano che l’uscita dalla recessione è lontana; i primi segni di recupero li vedremo l’estate prossima. E’ purtroppo inevitabile che altri posti di lavoro spariscano.

Il piano Draghi ha salvato l’area euro dal tracollo, ma è arrivato troppo tardi per frenare una caduta dell’attività che prosegue in tutti i Paesi membri, meno grave soltanto in Germania. Negli Usa la ripresa continua a stentare, e non va bene nemmeno la Cina, il cui modello di sviluppo travolgente ormai mostra crepe difficili da rappezzare.

In questa crisi epocale, l’Italia è uno dei punti di maggiore fragilità. Le speranze non sono perdute: il ritorno in attivo dei conti con l’estero prova che di dinamismo nel nostro sistema produttivo ce n’è ancora; e delle difficoltà causateci dalla moneta comune si può probabilmente intravedere la fine. Ma, appunto, c’è ancora moltissimo da fare per rimettersi in piedi.

Si può discutere se Mario Monti potesse fare di più, o più in fretta, anche forzando la mano alla sua maggioranza. I ritardi nell’attuazione delle leggi approvate rafforzano il sospetto che a un governo tecnico la burocrazia obbedisca di meno, perché meno teme di essere punita. Un governo politico potrebbe avere i suoi vantaggi, purché si formasse sulla base di un programma chiaro, e avesse dietro un elettorato convinto. L’attuale sfiducia verso tutti i partiti non giova.

Nella campagna elettorale che sta per aprirsi, il guaio non è tanto che i partiti promettano, ma che facciano promesse sbagliate, inseguendo ciò che gli pare piaccia agli elettori che conoscono meglio. In altre parole, cercano di interpretare soprattutto i desideri degli anziani. Stanno parlando in particolare di patrimoni familiari (la casa) e di pensioni, ovvero ciò che interessa alle persone più avanti con l’età; poco o nulla di che fare per il numero crescente di giovani disoccupati.

Può anche accadere di rinchiudersi nel declino. Il Giappone lo sta facendo, ma ha risorse sufficienti per riuscirci, maggiori delle nostre. L’Italia ha invece un bisogno vitale di tornare alla crescita, perché il debito non la schiacci. Certo, le politiche per la crescita dicono di volerle tutti. Però mancano i soldi per farle nei vecchi modi (ammesso e non concesso che fossero efficaci), ossia con ampi investimenti pubblici. Solo dopo ampi passi in avanti verso l’unità politica potremo, tutti i Paesi dell’euro insieme, ritrovare i margini di stabilità necessari ad usare questo strumento.

Per crescere, e per campare tutti meglio, occorre rendere il Paese più efficiente. Di ricette a pronto risultato non ce ne sono; anche misure sulla carta buone, come detassare gli aumenti di paga legati alla produttività, hanno rischiato di tradursi in complicità di elusione fiscale tra aziende e dipendenti. Né la trattativa appena iniziata fra Confindustria e sindacati sembra in procinto di sfornare grandi novità.

Invece di promettere la fine dell’austerità, occorre che la politica elabori programmi di paziente ristrutturazione del Paese, nel settore pubblico come nel settore privato. In parole povere: se vogliamo evitare che la pressione spietata dei mercati ci costringa a guadagnare meno, dovremo riuscire a organizzarci, con il contributo di tutte le parti, per lavorare meglio. Il nostro enorme debito pubblico è compensato da elevatissime ricchezze private; la sfida politica è di saper costruire una solidarietà nel nome della quale mobilitarle.

“La solidarietà che serve all’Italia” di STEFANO LEPRI da La Stampa del 21 settembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “La solidarietà che serve all’Italia” di STEFANO LEPRI da La Stampa del 21 settembre 2012

  1. marialaura ha detto:

    ieri pensavo questo: come possono i mercati (della cui egemonia io sonon critica) comunque fidarsi di un paese in cui la gran parte della richhezza è data, per esempio, dalla speculazione edilizia e abitativa? Dove il problema della pubblica amministrazione è a proposito del numeri degli impegati e non, per esempio, dei modi diversi di calcolo della previdenza a seconda delle singole categorie/comparti? Dove un problema serio è la responsabilità tra responsabilità e professionalità? Non so. E invece tutto si riduce alla demografia (Giavazzi) o allì’art. 18, o alla contrapposizione generazionale senza chuiedersi cosa sono le singole vite?

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