“Le due mosse che svelano chi è Renzi” di LUCA RICOLFI da La Stampa del 16 settembre 2012

A Matteo Renzi, ultimamente, vengono rimproverate un mucchio di cose, ma soprattutto una: la tendenza a glissare sui contenuti, sulle proposte programmatiche, sulle cose concrete che farebbe se diventasse presidente del Consiglio.

Pochi giorni fa, ad esempio, sul «Corriere della Sera» Antonio Polito lo ha invitato a prendere posizioni precise su nove punti, fra cui alcuni della massima importanza (ad esempio: come farà a ridurre il debito pubblico di 400 miliardi in soli 3 anni?). Renzi, nella risposta, svicola con un espediente retorico: «Se rispondo punto per punto mi accuseranno di essere rimasto fermo al tempo in cui partecipavo ai telequiz».

Anche nel discorso di Verona, in cui annuncia la sua candidatura a premier, liquida quasi con fastidio l’idea di doversi soffermare sui programmi, definiti un po’ spregiativamente come «lista della spesa». E rimanda gli appassionati di contenuti a una «bozza di programma on line», aperta alla discussione. Come dire: se proprio volete annoiarvi, trovate tutto lì.
Finora questa reticenza di Renzi aveva lasciato perplesso anche me. Poi però ho deciso di ascoltare tutto il suo discorso (disponibile su YouTube), dalla prima sillaba all’ultima, e vi devo confessare che mi sono ricreduto. Perché dentro un discorso ci possono essere passaggi che non incontrano il tuo gusto, o giri retorici che preferiresti non sentire, però alla fine – se chi parla sa parlare, e Renzi indubbiamente sa parlare – il senso generale del messaggio emerge. E il senso del messaggio di Renzi è chiaro, molto chiaro.

E’ chiaro sul piano politico, innanzitutto. Renzi sta occupando, con un coraggio e un’energia incommensurabilmente superiore ai suoi predecessori, lo slot che – a suo tempo – hanno provato ad occupare i rappresentanti delle correnti liberali e riformiste del Pd, i vari Veltroni, Morando, Ichino, Letta, Chiamparino, Rossi, lo stesso Bersani quando non giocava da segretario del Pd ma da ministro delle Liberalizzazioni, le famose «lenzuolate». Con la fondamentale differenza che Renzi ci prova, a sfidare la maggioranza del suo partito, mentre nessuno degli altri lo aveva fatto finora (Veltroni perché la segreteria del Pd gli è stata gentilmente offerta, gli altri per motivi che ignoro). La differenza di metodo è fondamentale, perché con Renzi la posta in gioco non è di conquistare o mantenere una piccola voce in capitolo nelle scelte del partito, ma di spostare il Pd su posizioni di sinistra liberale. Un’impresa meritoria, ma che a mio parere si scontra con un dato di fatto: finora la base del Pd è sempre stata più vicina a Vendola che ad Ichino, e lo stesso Bersani è decisamente meno radicale dei militanti che lo appoggiano.

Ma non c’è solo il posizionamento politico, che riprende quasi tutte le idee-chiave della sinistra liberale in campo economico: meritocrazia, meno tasse sui produttori, spending review, semplificazioni burocratiche. La novità fondamentale di Renzi sta, a mio parere, in due mosse che nemmeno la sinistra liberale ha finora compiuto fino in fondo. Due mosse che non stanno sul piano dei programmi e delle cose da fare, ma che vengono prima, e forse spiegano perché, in questa fase di stato nascente, il racconto, la narrazione, i temi identitari la facciano da padroni, e lascino i programmi un po’ sullo sfondo.

La prima mossa è nell’analisi della crisi in cui siamo tuttora immersi. Nel discorso di Verona sono del tutto assenti gli accenti vittimistici sulla questione giovanile, e c’è un’idea della crisi come fatto epocale, come «trasformazione definitiva del nostro modo di vivere», che ci invita anche a cambiare i nostri comportamenti, con una rivalutazione dei doveri, dell’impegno, del sacrificio. C’è la gratitudine alle generazioni passate per il benessere che hanno saputo costruire, ma c’è anche il sospetto che la «prospettiva di benessere» che le nuove generazioni hanno ereditato sia «forse persino eccessiva». Di qui la pulce nell’orecchio ai suoi coetanei: «Non vorrei che il troppo avere ci abbia fatto dimenticare il nostro essere».

Ma c’è anche una seconda mossa, che rende Renzi indigeribile non tanto alla base del suo partito, ma più in generale alla cultura di sinistra di matrice sessantottina. Qui, nonostante tutto, sopravvive ancora l’idea che la politica sia una missione etica, che la sinistra rappresenti la parte migliore del Paese, che chi vota a destra possa essere mosso solo dall’interesse o dall’ignoranza. Su questo la rottura del sindaco di Firenze è totale e senza alcuna incertezza. L’appello di Renzi agli elettori del Pdl, prima che una mossa politica, è la conseguenza logica della sua analisi della società italiana e del suo atteggiamento verso gli elettori. E’ perché non pensa che gli «altri», i cittadini di destra, siano «la parte peggiore del Paese» che Renzi può concludere il suo discorso descrivendo la politica con parole come «leggerezza», «sorriso sulle labbra», «Voglia di non parlare male degli altri». Per lui è naturale, perché vede l’elettore di destra come una persona a tutti gli effetti, e non come un’entità malsana, da neutralizzare, combattere, o tutt’al più rieducare.

E il fatto che, sul versante di Bersani, questo passaggio sia letto in chiave strettamente politica, come un’incapacità di Renzi di rompere senza ambiguità con il berlusconismo, mostra solo quanto lunga sia la strada che la sinistra deve compiere per superare il complesso di superiorità che ancora l’affligge. Per il militante di sinistra medio è semplicemente inconcepibile che una persona che ha votato per Berlusconi possa essere una persona per bene. Per questo non capisce come se ne possa chiedere il voto. Per questo Renzi gli risulta letteralmente incomprensibile. E per questo, temo, la strada di Renzi dentro il suo partito sarà molto in salita.

“Le due mosse che svelano chi è Renzi” di LUCA RICOLFI da La Stampa del 16 settembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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4 risposte a “Le due mosse che svelano chi è Renzi” di LUCA RICOLFI da La Stampa del 16 settembre 2012

  1. paolo ha detto:

    Al professor Ricolfi non è riuscito il passaggio da ricercatore e fine studioso delle dinamiche economiche sociali e delle tendenze macro / micro delle pieghe nascoste del nostro tempo , a quello di politico ,al commentatore delle storie che ci affligono e subiamo .Ricordo che a Torino il giovane Ricolfi che assieme alla collega con la quale aveva svolto una ricerca sui giovani, ricevette un’accoglienza molto colorata nella sala dell’antico macello da parte dei giovani indiani metropolitani , degli studenti alla presentazione del suo lavoro,.In qualche modo di quell’esperienza ha saputo farne tesoro e i successivi llibri e articoli sono rimasti all’inteno degli addetti ai lavori e con buona risonanza per dati e approfondimenti ..Il professore come tutti risente forse delll’usura degli anni e chissà magari un pò di amarezza per non aver avuto un ruolo di prima fila nella politica nazionale ,ed ecco che da un pò propone anche analisi politiche .In questo articolo con il quale esce con più nettezza il suo pensiero e l’appartenenza ideale alla quella sinistra a cui fa riferimento , secondo me non fa un buon servizio neanche a Renzi , insomma , intanto usa categorie appiccicate per convenienza al” militante di sinistra medio ” dalla vulgata che ama sollecitare gli istinti della pancia , esistono eccome i luoghi comuni ,c’è questa semplificazione ,d’altronde il “Coglioni” rivolto agli elettori di sinistra è venuto fuori dalla fine mente del capo del partito dell’amore , non certo dall’ultimo portinaio del condominio dell’Olgettina . Esiste ,ma il professore fa il furbetto e gioca su queste “macerie poulistiche” , chi fa politica a sinistra dal basso ,sta davanti ai cancelli per difendere il posto di lavoro , al sabato dipinge le aule delle classi per renderle più dignitose e allegre, si batte nei comitati per l’abbattimento delle barriere architettoniche , prende botte per evitare che coppie di anziani siano sfrattati, si adopera per la conoscenza e il diritto allo studio per tutti , vuol salvare il giardinetto dalla cementificazione , cerca di aggregare e non lasciare alle mafie i giovani , chicapisce cosa sta dietro alla meritocrazia dei baroni ,vuol difendere la salute,l’ambiente e i servizi pubblici .Non sarà una missione etica cambiano i riferimenti , ma a Ricolfi e Renzi mi va di dire ,se amano tanto la sinistra liberale ,si spostino verso quei partiti /movimenti/club fondazioni che già adesso fanno politica liberale di sinistra , non cerchino di cancellare quel poco di sinistra che resiste nel PD ,se c’è veramente ancora (cosa di cui dubito ) ,il sorriso sulle labbra , l’umanità la leggerezza appartengono ,anche ,come direbbe il loro amico Veltroni ,alle persone di sinistra , lo vediamo ancora oggi nei picchetti dell’Alcoa ,ma la tv i media li nascondono perchè è tutta questione di Ordine Pubblico ,invece che di Ordine Nuovo del Gramsci che parlava delle fiabe e scriveva filastrocche .invece Ricolfi mettendo in testa a Renzi più cose di cui realmente ha in testa preferisce pensare la sinistra ,non quella liberale che sogna ,come una accozzaglia di brutti sporchi e cattivi .
    ritorni a fare indagini sociologiche dal vivo e toccherà le splendenti sobrie ,eque magnifiche e progressive mirabilie della Revisione della Sinistra

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  2. adriano ha detto:

    Se penso a tutte le porcherie perpetrate dal pdl in 20 interminabili anni mi domando in quale pianeta ha passato le ferie Luca Ricolfi in questo lasso di tempo. Il mio complesso di superiorità deriva dal fatto che io non mai proclamato “sacrosanto” evadere le tasse, non ho mai pensato di “fermare con le cannoniere” le torme di disperati che rischiano la vita per cercare un futuro migliore, non ho mai pensato che far lavorare la gente il 1° Maggio potesse servire a raddrizzare l’economia.
    Sarà perchè sono un “vecchio” sessantottino afflito da un “complesso di superiorità”, ma Renzi non lo capisco proprio.

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  3. Felice CELESTINO ha detto:

    I giornalisti, quando sono senza notizie ,le creano. questo articolo è un esempio

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  4. stefano ha detto:

    Non credo che il prof Ricolfi legga tutti i blog che riportano i suoi articoli (bravo Giovanni ad averlo fatto, e lo ringrazio ). Meglio così, anche se , avendo ben descritto il complesso di superiorità (una nevrosi, una patologia della mente, questo è un complesso ) che affligge il mondo della sinistra, non rimarrebbe certo sorpreso nel leggere i toni sprezzanti dei commenti che mi hanno preceduto. Io condivido invece l’analisi del professore. Aggiungo, come chiosa, che il bacio della morte di Berlusconi (“Renzi ha le mie stesse idee”, pensa che favore gli fa…) è chiaramente motivato : Un ticket Bersani – Vendola potrebbe compattare il centro destra, e se così fosse, la sinistra perderebbe come sempre (Tuttora i sondaggi non danno PD + SEL oltre il 30-32 %, meno del PD di Veltroni che perse nel 2008 col 33% + il 4% dell’IDV). Viceversa, un Renzi leader, perderebbe i voti di SEL (6%), conserverebbe quelli del PD (26%), perché partito alla fine disciplinato (e infatti è coi voti del PD disciplinato che Pisapia, ma soprattutto Doria, De MAgistris e Orlando sono sindaci , se questi candidati avessero dovuto contare solo sui voti della sinistra “dura e pura” stavano freschi)., e rastrellerebbe tantissimi voti in un settore moderato che avrebbe fiducia in lui, non credendo certo più in Berlusconi. Ragion per cui il Cavaliere gli sorride e lo pugnala.

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