“Immigrati senza rappresentanza. Quel deficit politico da superare” di Stefano Jesurum dal Corriere della Sera del 14 settembre 2012

Un futuro segretario del Partito socialista al potere, un presidente che siede alla Casa Bianca, e un formidabile attaccante della Nazionale di calcio. Francia, Stati Uniti, Italia. Le differenze (di modernità, di civiltà, di cultura) si misurano anche così, mettendo in fila i nomi di Harlem Désir, Barack Obama e Mario Balotelli. Di Obama e Balotelli sappiamo ciò che ci basta, del 52enne Désir è sufficiente dire che ha un padre originario della Martinica, una madre alsaziana, che è eurodeputato e che è stato presidente di Sos Racisme.
Il risultato del confronto è presto detto: manca ancora davvero parecchio prima che gli stranieri e soprattutto i figli di stranieri entrino a pieno titolo nell’immaginario della politica italiana, senza eccezione di schieramenti. Insomma, non esiste alcuna cultura della rappresentanza che tenga conto del multiculturalismo. La stragrande maggioranza dei «nostri» immigrati non vota anche se, per esempio, è proprio da quel mondo che arrivano migliaia di titolari di nuove aziende. È vero che negli anni qualche nome esotico è stato infilato qua e là nelle liste di quasi tutti i partiti, è vero che qualcuno è perfino stato eletto (salvo poi, come l’ex Pd Khaled Fouad Allam, non essere ricandidato tra mille polemiche), però la realtà è che da noi — diciamolo — l’idea di affrontare il tema dell’integrazione e dell’immigrazione, in particolare quella islamica, è considerata dai politici un grave atto di autolesionismo elettorale dal momento che «la gente» è o viene considerata provinciale e un pochino razzista. Il che, a studiare analisi e sondaggi, magari un po’ vero lo è. Alcuni volonterosi, in qualche amministrazione locale, si sono inventati i «consiglieri aggiunti immigrati», ovviamente senza diritto di voto. E il nodo è proprio questo: finché gli «extracomunitari» non possono votare come si pensa possano essere «candidati» ad alcunché?
Altro che rappresentanza. Secondo i dati Istat, nel 2009 in Italia si sono celebrati circa 32 mila matrimoni con almeno uno straniero, il 14% del totale. Quelle spose e quegli sposi, almeno, alle urne ci potranno andare. Bella consolazione.

stefano.jesurum@gmail.com

“Immigrati senza rappresentanza. Quel deficit politico da superare” di Stefano Jesurum dal Corriere della Sera del 14 settembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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