“Sui precari della scuola” di Rosaria per il Post del Lettore

Il Post del Lettore di Rosaria

In relazione al commento di Abravanel sul Corsera, credo che la questione dei precari non sia così semplice e facilmente liquidabile, scaricando sugli stessi il peso e la responsabilità di gravi lacune del sistema scolastico italiano, svilito da decennali scelte politiche errate e miranti solo a cercare consensi, se non voti. Lavoro come insegnate precaria nelle scuole di Ferrara, pur essendo meridionale e posso garantire che è altissimo il numero dei docenti del Sud, precari e di ruolo, che operano in questa come in altre città del settentrione. Molti di essi, che ho conosciuto, lavorano con impegno e dedizione, con la coscienza di chi sa quanto educare e formare i giovani sia un compito delicato ed importante. Le condizioni di precarietà spesso ci portano ogni anno in scuole diverse, non per nostra scelta, ma in totale disprezzo di quel concetto di continuità didattica tanto declamato. Ma se molti precari hanno ancora l’entusiasmo e la voglia di mettersi in gioco, ci sono, di contro, molti insegnanti di ruolo stanchi, demotivati, che vivono con estremo malessere una condizione lavorativa in cui i docenti sono divenuti bersaglio facile e comodo di genitori frustrati, incapaci di educare i propri figli al rispetto dell’altro e alla civiltà, incapaci di riconoscere che il percorso educativo va condiviso e maturato in un connubio scuola-famiglia-società, che possa essere positivo e propositivo. Il docente è una figura ormai svilita, bersaglio di continue critiche da parte di dirigenti scolastici preoccupati di salvaguardare l’utenza ed il numero degli iscritti, pronti ad intervenire in difesa di bambini e relativi genitori urlanti che minacciano continui ricorsi a vie legali per un brutto voto o per una pagella definita “ingiusta”. A questo punto mi chiedo quanto sia utile un concorso per valutare i docenti. L’esperienza quotidiana, la formazione continua, il dover combattere ogni giorno con problematiche così difficili sono un banco di prova formidabile. Ecco perchè credo che le Ssis, le scuole di specializzazione, siano, invece, più idonee a formare i docenti: oltre ad accertare il possesso delle discipline, prevedono il tirocinio, fattore primario per comprendere cosa significhi stare in classe ed insegnare. Posso parlarne a ragion veduta perchè ho l’idoneità all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria, conseguita con i concorsi del 1995 e del 1999, e l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole medie di I e II grado, con specializzazione sul sostegno, conseguita con la Ssis. Ora mi chiedo perchè dovrei, a più di 40 anni, continuare a preparare concorsi per dimostrare la mia idoneità a stare in classe? Penso di aver dato abbastanza e a questo punto vorrei solo fare il lavoro per cui ho tanto penato, lottato, lasciato la mia città e gli affetti più cari, sacrificando anni della mia vita sui libri e precludendomi, volontariamente, altre possibilità lavorative.

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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