“Stare anche dalla parte degli studenti. Gli studenti meritano i migliori insegnanti” di ROGER ABRAVANEL dal Corriere della Sera del 9 settembre 2012

In questi primi giorni di settembre i genitori e gli studenti italiani hanno rivisto in tv le immagini di precari che protestavano davanti al ministero della Pubblica istruzione. La ragione di queste proteste? La decisione del governo Monti di bandire dopo più di dieci anni un concorso per assumere 12.000 insegnanti.
Secondo chi protesta, questo concorso lede il «diritto acquisito» di chi ha vinto un concorso più di 10 anni fa e, non risultando ai primi posti, non è stato assunto a tempo indeterminato, rimanendo nelle cosiddette «graduatorie» di precari della scuola o occupandosi d’altro. Chi protesta lo fa anche se il concorso gli offre la possibilità di partecipare e, se lo merita, di vincerlo: deve però rimettersi nuovamente in gioco. E le proteste non si calmano neanche se altri 12.000 posti verranno assegnati senza concorso attingendo alla famose graduatorie. Chi sta dalla parte dei precari (i sindacati, alcuni politici, alcuni giornalisti) ha però difficoltà a rispondere alla domanda: «Quale insegnante preferireste per vostro figlio, una signora 45enne oggi al numero 152 della graduatoria di merito di un concorso di 10 anni fa, o una giovane trentenne che è risultata tra i primi a un concorso fatto in questi giorni?».
Perché è così difficile rispondere a questa domanda apparentemente banale? Perché in Italia negli ultimi 25 anni si è diffusa una mentalità devastante che ha di fatto ucciso la meritocrazia nelle nostre scuole: il pensare sempre e solo ai problemi di chi lavora nella scuola (gli insegnanti) dimenticando le esigenze dei «clienti» del servizio pubblico della istruzione (gli studenti). Questo atteggiamento perverso è una delle cause principali di quello spread oggi ormai tristemente noto alla maggioranza degli italiani: in Paesi con un ottimo sistema di istruzione come la Finlandia, le scuole producono in proporzione tre volte più giovani eccellenti che in quelle italiane. Inoltre la media dei nostri giovani che escono dalle scuole e dalle università è molto meno preparata, con gravi conseguenze per la crescita complessiva dell’economia. Una società come la nostra, oltre a rendere tutti più poveri, è anche spaventosamente ineguale, perché per esempio i giovani del Sud sono discriminati da una scuola di minor qualità: i test Pisa pongono le scuole del Sud a livello dell’Uruguay e della Thailandia.
Il concorso bandito dal governo Monti è quindi giusto, anche se è solo un piccolissimo passo avanti nella direzione di miglioramento, perché se da un lato avremmo finalmente (forse) 12.000 insegnanti selezionati con qualche criterio di merito, resta la totale assenza di meritocrazia per gli altri 700.000. Per i quali il problema non è solo sul come sono stati selezionati (male, perché molti sono stati selezionati senza concorso, ma purtroppo oggi su questo si può fare ben poco), ma su come sono formati, aggiornati, valutati, (non) esposti a suggerimenti su come migliorare il loro modo di insegnare e, soprattutto, motivati e remunerati (tutti poco e in maniera uguale). I bravi (e ce ne sono tantissimi ma purtroppo non si può sapere in maniera oggettiva quali sono) si aggiornano e motivano da sé, ma moltissimi lasciano perdere e le differenze di qualità dell’insegnamento crescono a dismisura. Il problema è noto da tempo ma purtroppo stenta a decollare un programma per avviare un serio processo di valutazione della qualità dell’insegnamento nelle scuole e di responsabilizzazione dei loro presidi e insegnanti. Ciò avverrebbe grazie a ispettori che le visitano periodicamente, valutandone la qualità dell’insegnamento basandosi su criteri oggettivi, quali per esempio i risultati delle prove Invalsi (le scuole che hanno più studenti con risultati migliori hanno insegnanti migliori).
Oggi questo programma non sembra tra le priorità del governo Monti, probabilmente perché richiede diversi anni. Ma ci sono comunque due cose che il neoministro dell’Istruzione potrebbe fare già oggi. Innanzitutto, invece di parlare ogni settimana di una nuova iniziativa (i licei sportivi, le collaborazioni internazionali, — ecc. ecc., vedi l’articolo di Sergio Rizzo su questo quotidiano), dovrebbe chiaramente definire che il programma di valutazione e di responsabilizzazione delle scuole italiane è una delle principali priorità sue e di chi gli succederà. Comunicare con chiarezza a milioni di famiglie italiane la gravità del problema e le priorità per risolverlo è essenziale per ottenere un cambiamento di mentalità e sconfiggere le forze che si oppongono al cambiamento. Purtroppo, questa comunicazione è oggi confusa e non parla al cuore e alle menti di quelle famiglie italiane che sono maggiormente penalizzate da questo disastro, come per esempio quelle del Centro-Sud Italia.
Secondariamente, il ministro potrebbe imporre di rendere immediatamente pubblici i risultati delle prove Invalsi, così che i genitori possano avere qualche riferimento oggettivo sulle scuole dove studiano i propri figli. Si inizierebbe così a rendere trasparente la qualità dell’insegnamento scolastico, così cruciale per lo spread e soprattutto per il futuro di milioni di giovani italiani
meritocrazia.corriere.it

“Stare anche dalla parte degli studenti. Gli studenti meritano i migliori insegnanti” di ROGER ABRAVANEL dal Corriere della Sera del 9 settembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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28 risposte a “Stare anche dalla parte degli studenti. Gli studenti meritano i migliori insegnanti” di ROGER ABRAVANEL dal Corriere della Sera del 9 settembre 2012

  1. QuintoStato ha detto:

    L’articolo di Abravanel ha ricevuto numerosi commenti (anche al netto delle offese gratuite, degli accidenti e delle maledizioni inviate all’autore, ovviamente non pubblicati). Ne ho pubblicati una selezione significativa. Era prevedibile che l’articolo avrebbe sollevato le critiche legittime dei precari, altrettanto prevedibile che non sarebbero intervenuti gli studenti. Appare a chi scrive meno comprensibile invece che non si siano espressi quei giovani che potranno mettersi alla prova con il concorso (ma viviamo un tempo nel quale sul web è più diffusa la critica che l’approvazione). Ritengo comunque non peregrine le riflessioni di Abravanel e condivido la proposta del Ministro di ripristinare il concorso come strumento di selezione a fianco di una procedura di scorrimento delle graduatorie preesistenti (e questo non significa che Abravanel o il sottoscritto siano prezzolati mercenari al soldo del Ministro, come qualcuno ha scritto). Temo che la vicenda si stia trasformando nell’ennesima ‘lotta tra poveri’, con i precari da una parte e i laureati in anni più recenti dall’altra. Detto questo, per dare voce anche ai precari e ai commenti non pubblicati, ne riprendo uno che ho apprezzato nei toni e in parte nei contenuti, trasformandolo nel Post del lettore.
    GT

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    • Chicca ha detto:

      Vorrei sottolineare che i giovani al concorso non possono partecipare, perchè non sono abilitati ed il loro percorso formativo non è stato ancora avviato, dato che i Tfa devono ancora partire e si concluderanno la prossima primavera. Per questo i giovani non rispondono e non difendono il concorso, perchè loro non lo faranno!!! Profumo vende fumo e lo sa benissimo…

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  2. paolo ha detto:

    clienti ,meritocrazia , Uruguay. insegnante 45enne da scartare e altro ancora mi rende non digeribile questo articolo ,peccato perchè c’è materia buona per migliorare e parlare del disatro della scuola da Falcucci a Gelmini con passaggio del timone a Profumo

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  3. ter ha detto:

    Sì parliamo anche delle “scuole dove studiano i nostri figli” e domandiamoci perché ci sono ANCORA 2000 scuole con l’amianto, così come ho sentito al TG 1. La priorità non è la salute di chi studia e ci lavora, ma bandire un concorso da 150 milioni per chi il concorso lo ha già fatto e è pluriabilitato e quindi idoneo per legge a insegnare in quanto in possesso di un’abilitazione derivante da un esame di stato sostenuto con successo.

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  4. Nicla ha detto:

    Caro sig. Abravanel, perchè lei indica la scelta tra «una signora 45enne oggi al numero 152 della graduatoria di merito di un concorso di 10 anni fa, o una giovane trentenne che è risultata tra i primi a un concorso fatto in questi giorni”?
    Io sono una giovane trentenne risultata tra i primi nella mia graduatoria, che dopo 6 anni, però è ancora in bilico e precaria nella situazione in cui i vari ministri ci hanno infilato. Senza contare il fatto che i giovani trentenni non potranno partecipare al concorso annunciato, essendo improbabile che si siano laureati entro il 2002, ossia 10 anni fa (a vent’anni!).

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  5. Chicca ha detto:

    Il signor Abravanel avrebbe ragione se le cose stessero davvero come lui dice, cioè se il concorso andasse a sostituire graduatorie di concorso vecchie di 13 anni, cosa che in effetti accadrà. Tuttavia il giornalista confonde le graduatorie di merito del concorso del ’99 con le Graduatorie ad Esaurimento provinciali, che finora sono state l’unico canale di accesso al ruolo per i laureati che hanno conseguito l’abiliazione all’insegnamento attraverso le Ssis, Scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario: tali scuole hanno costituito un esperimento di formazione degli insegnanti durato circa 10 anni, che di fatto ha sostituito i concorsi con una procedura molto più complessa: selezione in ingresso, due anni di corsi disciplinari e didattico-pedagogici con relativi esami affiancati da un tirocinio nelle scuole, esame abilitante finale. Quindi un processo formativo selettivo ed impegnativo, in cui il merito e le capacità individuali hanno avuto un ruolo determinante. Eravamo giovani quando abbiamo frequentato la Ssis, ci siamo abilitati e siamo entrati in graduatoria cominciando a lavorare come precari da giovani; è passato qualche anno, ora abbiamo più di 30 anni e abbiamo acquisiti esperienza e strumenti professionali… Siamo vecchi? Forse, se a 35 anni lo si è. Siamo privi di merito? Giudicatelo voi, noi continuiamo a mandare avanti la scuola di tutti con impegno e passione, anche se siamo precari. Questo non basta? Faremo anche questo concorso, vedrete di che pasta siamo fatti. Volete valutare chi di noi è di ruolo? Iniziamo a discuterne, la scuola ha bisogno di un serio sistema di valutazione, che non riduca le materie a risposte a crocette.
    Un’ultima osservazione, le giro la questione: meglio un insegnante vecchio con anni di esperienza alle spalle o un giovane alle prime armi? La questione ha diverse prospettive, chi è giovane ha senza dubbio nuove idee ed energie, ma non ha esperienza, al contrario di chi lavora a scuola da anni. Abbiamo bisogno degli uni per rinnovare la scuola, degli altri per fondarla su silide basi.

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  6. Eleonora ha detto:

    La domanda chiave di questo articolo potrebbe essere integrata in questo modo: «Quale insegnante preferireste per vostro figlio, una signora 45enne oggi al numero 152 della graduatoria di merito di un concorso di 10 anni fa ( che appunto ha già superato diverse prove selettive e acquisito esperienza in campo), o una giovane trentenne che è risultata tra i primi a un concorso fatto in questi giorni senza esperienza?». La meritocrazia non ha niente a che fare con questo discorso, perchè non è dal superamento di un solo concorso svolto in tempi brevi che si dimostra chi è più meritevole, e proprio per questo motivo si istituirono le Lauree Specialistiche per l’Insegnamento (SSIS) con un esame universitario ogni 3 mesi e tirocinio per 2 anni. Questo è il percorso che hanno fatto e pagato molti insegnanti già presenti in graduatoria. Il rifiuto di “rimettersi nuovamente in gioco” è motivato e non ha bisogno di spiegazioni. I posti disponibili per le assunzioni fanno parte di un piano triennale già cominciato e che deve ancora concludersi, e di sicuro non sono stati creati da questo governo, che anzi continua imperterrito con la politica dei tagli cominciata con la Gelmini.

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  7. maria ha detto:

    Gentile signor Roger Abravanel, nel suo articolo leggo talune errate notizie che mi fanno tremare le vene dei polsi. Lei scrive che, finalmente, ci saranno i concorsi dopo anni e anni di vuoto, ebbene questa prima notizia è errata! Desidero difatti ricordarle che le SSIS (scuole di specializzazione) erano dei corsi post-laurea a numero chiuso: per accedervi era necessario superare dei test iniziali, dopo i due anni di esami in campo didattico-pedagogico oltre che disciplinare contestualmente gli studenti della SSIS prendevano parte a numerose ore tirocinio all’interno delle scuole. Come momento finale la SSIS prevedeva un autentico esame di stato, a norma di legge, che permetteva di ottenere l’abilitazione all’insegnamento. A seguito di questo percorso i docenti si inserivano in quelle che oggi vengono definiti “graduatorie ad esaurimento”. Mi pare evidente che un percorso formativo come quello sopra descritto, permetteva di avere dei docenti preparati, adeguati, competenti. Si seguivano percorsi, oltre che selettivi e concorsuali, anche formativi, un grande passo in avanti rispetto a un semplice concorso! Non credo che questa mia affermazione possa essere smentita, in caso contrario attendo adeguate confutazioni.
    Si sostiene, nel suo articolo, che occorre misurare la qualità dell’insegnamento. Questa sua affermazione mi fa intendere che la sua visione del mondo scolastico sia di natura prettamente aziendale, più che misurare i docenti (su quali criteri è poi tutto da discutere) io preferirei parlare di una reale riforma della scuola, una riforma che parta dal basso, una riforma che cioè coinvolga attivamente e in maniera partecipata e orizzontale, tutti gli altri del mondo dell’istruzione, parlo di docenti, lavoratori del settore, ma anche e soprattutto di studenti. Lei titola il suo articolo …Stare dalla parte degli studenti… ebbene le assicuro che gli studenti sono dalla nostra. Non sa quanti miei ex allievi oggi mi chiedono cosa accadrà alla scuola, al mondo dell’istruzione, non sa quanti giovani universitari, in questi giorni, si accingono a sostenere la lotta dei precari della scuola. Effettivamente nel suo articolo, non si evince quello che è il reale problema oggi dibattuto: a essere contesto non è semplicemente il concorso proposto dal Ministro Profumo, ma a essere oggetto di preoccupazione è l’intera politica attuale relativa al mondo dell’istruzione: dalla scuola dell’infanzia fino a giungere all’università. Forse i docenti migliori sono proprio quelli che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica italiana e quindi, in queste ore, sono disposti a tutto pur di difendere quello in cui credono.
    Infine una ultima notazione: questo concorso “metterà in palio” ben pochi posti in tre anni, in definitiva si effettuano ancora dei tagli ma questa volta, si è pensato di camuffarli tramite alcune parole d’ordine come: meritocrazia, efficienza, rappresentate appunto da un concorso effettuato tramite norme vetuste ed inidonee. Come vede noi docenti non siamo da buttare via.

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  8. claudia ha detto:

    Lui evidentemente non è né un insegnante, né un preside, né un operatore scolastico. E si evince dalle sciocchezze che va scrivendo sulla situazione della scuola e, soprattutto dalle richieste che fa al governo e in particolare a Profumo.. Uno che si intende della quotidianità scolastica avrebbe chiesto carta igienica in primis, poi aule, poi gessi, poi sedie, poi collegamenti a internet per ogni aula, poi soffitti a regola, poi palestre, poi un numero adeguato di studenti per classe, ecc…e altre inezie di questo tipo, ma utili per insegnare e apprendere…Inoltre Abravanel non avrebbe affrontato il tema del concorso e dei precari che a buon diritto chiedono giustizia e un lavoro stabile. I precari sono la forza di questo Stato e della scuola, perché oltretutto tappano le falle di un sistema che fa acqua da ogni parte. Li lasci in pace a studiare e lavorare per i ragazzi che stanno seguendo e per quelli che seguiranno come hanno sempre fatto. Se dovessero impegnarsi anche per un assurdo concorso, perderebbero tempo prezioso per la comunità in cui vivono. E lasci perdere anche la questione della valutazione: in uno stato di diritto, prima si danno garanzie e risorse, poi si valuta. Altimenti cosa si valuterebbe se non l’ignavia e l’ignoranza dei problemi di ogni ministero che ci è dato? Un altro problema della scuola infatti sono i ministri della pubblica istruzione e sottosegretari che sproloquiano tirando ognuno l’acqua al proprio mulino e cioè all’apparenza delle loro persone, storie e intelligenze. Ognuno fa degli annunci, ma la scuola ha bisogno di investimenti e di tanto silenzio da parte di opinionisti ed esperti inesperti della realtà pulsante, la quale chiede solo di lavorare, fare ricerca e impegnanrsi nonostante tutto quello che non ha!
    Claudia Fanti, docente a tempo indeterminato (il mio interesse per la vicenda dei precari è assolutamente disinteressato, ma ho un rispetto profondo per chi lavora veramente ( e in trincea) conoscendo profondamente la realtà della scuola).

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  9. Maguar ha detto:

    Vorrei far presente che gli idonei (vincitori del concorso) sono in una graduatoria cosiddetta di “merito” e posso anche essere d’accordo che essere il 700° arrivato a un concorso dieci anni fa non sia esattamente un “merito”. Ma gli altri precari che sono nelle graduatorie dette a “esaurimento” sono docenti che SONO GIA’ STATI SELEZIONATI attraverso il canale che PROPRIO IL MIUR aveva stabilito, le famose ssis, che prevedevano numero chiuso all’ingresso, corsi e esami per due anni, e di nuovo esami scritti e orali all’uscita.
    Quindi la colpa di questi precari qual è esattamente? Essersi abilitati con il metodo che il Miur ha loro indicato? E non dimentichi che nelle graduatorie ad esaurimento molti docenti sono trentenni poco più. Non li definirei Matusalemme.

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    • tiziana ha detto:

      Per anni avete affermato che le Siss erano l’equipollente di un ordinario e ora arriva la smentita? Chi si è abilitato nel 2002 ed è 50 in graduatoria a esaurimento si trova nella stessa identica situazione dell’ordinarista. Che colpa hanno i concorsisti? Essersi abilitati con il metodo che il Miur ha loro indicato?

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      • Maguar ha detto:

        I concorsisti, come ben saprai, sono anche in Ge (e non viceversa, per i “sissini”). Se un concorsista in questi 13 anni ha effettivamente lavorato nella scuola, il suo punteggio sarà comunque alto. Basterebbe confrontare quindi i nomi delle GM e i nomi delle GE e spuntare dalle GM i nomi di chi nella scuola evidentemente non ci ha mai messo piede. Chi è arrivato 701simo e tuttavia ha lavorato nella scuola, preserva i suoi diritti. Ma che il 700simo che ora magari fa l’impiegato e manco ci pensa alla scuola si ritrovi di ruolo (addirittura d’ufficio!!!! Mentre molti CSa, se manchi alle convocazioni da GE, ti depennano) e poi venga a chiedere a me se so come “può saltare uno scrutinio, perché ha da portare i bimbi al mare”, ecco, sinceramente non mi va tanto. E forse nemmeno a chi è 701esimo in Gm e da anni permette col suo lavoro che le scuole funzionino.
        Un ultimo avviso: se i giovani non scrivono è perché di fatto non sono ammessi al concorso, alemno, non a questo. Anche forse perché voi dovreste essere più chiari: i giovani che possono partecipare al concorso sono almeno trentenni, ventottenni se sono proprio stati bravi. Ah già… Ma alcuni di quelli sono i vecchi che ingolfano le graduatorie… Forse sono un po’ confusi. Da che parte devono stare, secondo voi? Quando è che un docente diventa vecchio?

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  10. nicola ha detto:

    il signor ROGER ABRAVANEL prima di scrivere queste sciocchezze dovrebbe informarsi! Il concorso serve solo a far soldi e i posti messi a disposizione (su classi di concorso strapiene di docenti nelle graduatorie di tutta italia) hanno gia’ nome e cognome. siss, corsi di aggiornamento, perfezionamento, master ed esperienza sul campo, nelle classi POLLAIO create dalla riforma gelimini, penso che possano essere considerate un curriculum professionale di tutto rispetto!
    noi precari siamo pronti a spiegare per bene quali sono i motivi che ci spingono a dire no a questo concorso!

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  11. Cristina Ghezzi ha detto:

    Forse chi ha scritto questo articolo NON sa che, dopo il famoso ultimo concorso del ’99 ( cui la sottoscritta non ha potuto partecipare per ragioni anagrafiche e non di merito), sono state istituite delle Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento (le famose SIS); si trattava di scuole a numero chiuso, programmato in base alle esigenze della scuola pre-gelminiana, che prevedevano un tirocinio obbligatorio nelle scuole e un certo numero di esami e si concludevano con un “esame di stato” con “VALORE CONCORSUALE”.
    Quindi NON E’ ESATTO affermare che non ci sono stati più concorsi dal ’99; è vero invece che non ci sono più da cinque anni circa, perchè le SIS sono state chiuse.
    Coloro che sono ancora inclusi nelle cosiddette “graduatorie” non sono, se non in minima parte, i vincitori “meno meritevoli” del concorsone del ’99, ma “abilitati SIS” del 2007, 2008, 2009.
    E’ errato affermare che i precari in graduatoria siano rimasti lì perchè “meno bravi” dei colleghi entrati in ruolo: la sottoscritta si è laureata con lode a 25 anni, ha superato le selezioni per tre classi di concorso diverse, a 27 era abilitata SIS (con il massimo del punteggio) e insegnava con impegno e dedizione nei licei della provincia di Torino.
    Nè si pensi che il mio sia un caso isolato: centinaia di ex “giovani e meritevoli” affolla le graduatorie ad esaurimento.
    Il problema è che la “signora” Gelmini ha creato indirizzi di studio che prevedono un numero minore di ore settimanali di lezioni rispetto a prima; ergo, il numero di docenti programmato dalle SIS, già gonfiato a suo tempo, è risultato veramente esagerato sulla base delle nuove esigenze della scuola.
    Molti docenti di ruolo (quelli “bravi”, secondo chi ha scritto l’articolo) risultano “perdenti posto” e vagano per la provincia cambiando scuola ogni anno, occupando le cattedre un tempo assegnate ai precari, che a loro volta si ritrovano a raccogliere le briciole.
    Di fronte a questa situazione il concorso mi sembra solo fumo negli occhi, per diversi motivi:
    1) Per certune classi di concorso i posti non esistono, in quanto i docenti di ruolo risultano già sovrannumerari. Verrà creata solo una graduatoria parallela che genererà ulteriore confusione.
    2) Pare che il concorso sia riservato agli abilitati, e che i giovani possano partecipare solo “con riserva”. Allora a che serve??
    3) Il governo sta parallelamente selezionando giovani (non abilitati stavolta!) che si abiliteranno tramite TFA, Tirocinio Formativo Attivo, e che potranno partecipare non a questo ma ai prossimi concorsi. Che senso ha un concorso DOPO il TFA? Non sarebbe più logico PRIMA selezionare i migliori, i quali dopo un anno di tirocinio potranno insegnare, e non far perdere tempo agli altri??

    Per favore, dite pure che non vogliamo metterci in gioco, dite pure che difendiamo diritti acquisiti, ma NON permettetevi di dire che siamo meno meritevoli dei nostri colleghi, o che non siamo stati sottoposti a selezione.
    Sinceramente penso di partecipare al concorso e di fare del mio meglio per prepararmi; certo che è difficile conciliare la vita familiare, il lavoro da insegnante (le lezioni non si preparano da sole!) e lo studio.

    Concludo con una domanda: preferireste che vostro figlio avesse una insegnante trentatreenne di ruolo, appagata e soddisfatta del suo lavoro, che si dedichi con passione al suo lavoro perchè non deve pensare a star dietro alle ubbie del ministro di turno, oppure una precaria stressata che non riesce a correggere le verifiche in tempo perchè deve preparare un concorso???

    Io quest’anno, per la prima volta, metterò ME STESSA prima della scuola e dei ragazzi; PRIMA studierò per il concorso e poi, se ho tempo, preparerò le lezioni, slides, fotocopie et variae.

    Scusate lo sfogo.

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  12. Dany ha detto:

    Sarebbe assai gradito ricordare al carissimo giornalista che, noi precari “sfigati” militanti nelle lunghe e tortuose graduatorie, abbiamo vinto già il nostro concorso a numero chiuso, con tanto di test d’ammissione (più articolato di quello che sarà per il concorsone) prova scritta, orale, esami su esami e LEZIONE SIMULATA come tesi finale. Non per vantarmi ma ho fatto tutto questo tra i 22 e i 24 anni, conquistando il mio primo incarico in un liceo con ragazzi che avevano SOLO 6 anni meno di me..
    Dio solo sa quanto mi sono sacrificata per raggiungere questo successo, questa soddisfazione e un terzo posto in graduatoria, ad un passo dal ruolo. ED ORA? dopo ben 3000 euro spesi e anni di lavoro e precariato, dovrò fare i conti con un’altra, un’ennesima prova?
    CI STATE PRENDENDO IN GIRO??
    NOI DOCENTI SIAMO ESSERI UMANI, NON MARIONETTE!

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  13. Rosalinda Gianguzzi ha detto:

    La provocazione di questo articolo è abbastanza strumentale e ridicola per due ragioni precise: 1) Potrei ribaltare la domanda che pone “da chi ti faresti curare se avessi una malattia grave, da un 45 enne che da anni opera nel pubblico, o da un trentenne che ha appena vinto il concorso?”. Il MERITO deve essere PER FORZA considerato la somma di preparazione ed esperienza. 2) Quei quarantacinquenni nella scuola, se non se ne fosse accorto nessuno, ci sono da DECENNI, e non è certo colpa loro se non funziona. Se la scuola italana è nelle medie mondiali agli stessi posti dell’Uruguay etc, non sarà perchè siamo agli ultimi posti per investimenti sulla scuola? Lo spread sale per una politica di SELEZIONE esasperata, di mancanza di stabilizzazioni, che rende da rottamare ed improduttivi una fetta troppo ampia di persone. Perchè l’economia non è uno strumento di benessere per gli uomini, ma gli uomini, diventano strumenti per far soldi ed essere “buttati via” a 45 anni. L’età media si alza, cosa ce ne facciamo e chi li campa questi vecchi giovani, mentre i giovani giovani SPERIMENTANO e costruiscono la loro esperienza sulle spalle dei nostri ragazzi?

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  14. Alfio Falanga ha detto:

    Qui c’è una risposta chiara e puntuale alle assurdità enunciate dal sig. Abravanel http://napolitans.corrieredelmezzogiorno.corriere.it/2012/09/09/perche-va-di-moda-parlare-male-dei-docenti/

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  15. rosaria ha detto:

    Credo che la questione dei precari non sia così semplice e facilmente liquidabile, scaricando sugli stessi il peso e la responsabilità di gravi lacune del sistema scolastico italiano, svilito da decennali scelte politiche errate e miranti solo a cercare consensi, se non voti… (Ndr: continua come Post del Lettore)

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  16. stefano s ha detto:

    “resta la totale assenza di meritocrazia per gli altri 700.000”,
    …e Lei avrebbe acquisito tutte le informazioni del caso? Ma lo sa cosa sono i test di ingresso ? Cosa sono i corsi UNIIVERSITARI biennali SSIS ? Cosa sono i corsi di FORMAZIONE ? O di AGGIORNAMENTO ? Troppe volte noi abilitati SSIS ci sentiamo screditati da persone come Lei che sono all’oscuro di ben determinati fatti e regole. Crede forse che un laurea quinuennale + due anni di SSIS (con test di accesso ad ENTRAMBE i corsi MOLTO selettivo…) non ci diano diritto ad insegnare? Crede che abbiamo comprato i nostri titoli ed abilità? Non ho parole….

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  17. Simona ha detto:

    Ribaltiamo la domanda… “Voi, cittadini italiani, a chi date credito? Ad un giornalista impreparato che scrive articoli senza essersi informato o ad un precario che, dopo essersi laureato con lode in corso, aver affrontato 2 anni di SiSS, lavora da ANNI all’interno di una scuola ?”

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  18. Giuliana ha detto:

    Mi permetto di rispondere io alla domanda incriminata: la mia preferenza ricadrebbe sull’insegnante con più competenze che purtroppo non possono essere valutate tramite un concorso che invece misura le conoscenze. Si parla di una prova pratica di mezz’ora, preparata precedentemente su argomento conosciuto… per me non è sufficiente! L’insegnante affronta in classe ogni giorno problemi diversi, si confronta con umori e stati d’animo (degli studenti) diversi, da un lato deve gestire gli insuccessi, i problemi di socializzazione, la scarsa stima di sé, le paure, le ansie degli studenti, dall’altro deve far fronte agli imprevisti che ogni giorno sono dietro l’angolo, deve fari i conti con soffitti che crollano, con terremoti, con porte delle aule che rimangono bloccate, con allagamenti, ecc…
    Con il concorso potremmo ritrovarci in aula insegnanti sicuramente preparati ma senza un minimo di esperienza quando, nelle graduatorie ad esaurimento (e ripeto Graduatorie ad Esaurimento e non Graduatorie Magistrali) ci sono insegnanti che hanno tenuto aperte le scuole fino ad oggi! Che hanno in precedenza seguito percorsi formativi abilitanti e successivamente lavorato con passione nelle classi a loro assegnate, anno dopo anno…
    Al di là di questo sono perfettamente d’accordo sulla necessità di una valutazione dell’insegnamento direttamente all’interno delle scuole, valutazione che però deve tener conto di tutte le dinamiche che si posso scatenare all’interno di un gruppo classe.

    Ora però mi chiedo: sono appena partiti nuovi percorsi abilitanti, perché non dare la possibilità a queste nuove leve di fare un po’ di esperienza prima di entrare definitivamente in classe?
    Si cerca una scuola di qualità, benissimo! Perché non si va oltre la distinzione tra organico di diritto e organico di fatto? Questo superamento permetterebbe la stabilizzazione di molti più insegnanti e garantirebbe la tanto declamata continuità!
    Perchè si riconvertono insegnanti già di ruolo su materie che non hanno mai insegnato e sul sostegno?

    Si vuole dare spazio ai giovani, perfetto! Perché non si permette agli insegnanti che lo desiderano di andare in pensione?

    Pongo io un’ultima domanda: preferireste come insegnante di vostro figlio un docente con esperienza e motivato o un insegnante stanco che desidera andare in pensione e non può farlo?

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  19. Cosimo De Nitto ha detto:

    “Appare a chi scrive meno comprensibile invece che non si siano espressi quei giovani che potranno mettersi alla prova con il concorso …”
    ====================================================
    Subito dopo la legge Fornero sulle pensioni che, come ora, veniva motivata con il fatto che si era voluto favorire le nuove generazioni, furono fatti diversi sondaggi d’opinione tra i giovani. Ebbene essi in maggioranza schiacciante si dichiaravano contrari alla legge.
    Che fosse anche questa volta così?
    Anche allora qualcuno si attendeva entusiastiche prese di posizione dei giovani, ma non ci furono. Che allora come adesso i giovani abbiano capito tutto e si dimostrino più maturi ed equilibrati nella considerazione dei diritti di tanti coreuti e fans del ministro Profumo?
    Forse letta così la faccenda diventa “più comprensibile”.

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    • QuintoStato ha detto:

      Non sono un fan di Profumo, cerco di capire. Non trovo però convincente la sua obiezione. Io mi riferivo ai laureati in anni recenti (o in anni più lontani, ma che non hanno partecipato al concorso a cavallo del secolo o ad altri percorsi abilitanti). Viene proposto loro un concorso a cui possono partecipare per insegnare, e penso che molti ne approfitteranno. Questo non significa che poi difendano la scelta sul web. O almeno non lo fanno con la stessa intensità con la quale invece si esprimono criticamente i precari (e naturalmente con le loro ragioni). Mi interrogavo su quella che secondo me è una maggioranza silenziosa, che è silenziosa anche sul web. Vedremo se sarà così o meno nei prossimi mesi.

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  20. Cosimo De Nitto ha detto:

    Se c’è un concorso, disperati o no, concordi o discordi che si sia, giusto o ingiusto, legittimo o no che appaia, le persone lo fanno. Ma di cosa si tratta ci pensiamo un attimino? Soldi, soldi, tanti soldi dovranno cacciare tanti che hanno idoneità, titoli specialistici, abilitazioni, anche master. E tanti anni di servizio svolti perché lo Stato li ha riconosciuti idonei a svolgere l’insegnamento. E tanti anni a saltare da una scuola all’altra, anche a molti km di distanza, senza continuità, diciamolo pure da nuovi “paria” della formazione. Licenziati a fine a.s. per poi essere riassunti chissà dove all’inizio dell’altro. E tanti anni in cui hanno cercato di farsi anche una famiglia, con tutto ciò che significa questo. E poi di nuovo il mercato dell’editoria, soldi dati ai “preparatori” anche in nero. E la fiera delle associazioni e dei sindacati che si buttano sopra come avvoltoi per “preparare” al concorso….
    Ma davvero si ritiene che questo ambaradan risolva il problema? Si assegnino le cattedre agli aventi diritto per titoli e servizi. Si cambino i nodi scorsoi intorno al collo della scuola, piagata dai tagli, da un regime pensionistico che, questo sì, esclude e taglia fuori i giovani. Se lo Stato è, per l’appunto, stato inadempiente per decenni, non ha bandito i concorsi, ha lasciato marcire la gente nelle graduatorie facendo del precariato una nuova categoria antropologica, che colpa hanno i precari specializzati e titolati, essi non sono i carnefici ma le vittime. E ancora sulla loro pelle si vuole costruire che cosa? Non sono stati “giovani” allora, non sono più “giovani” adesso. Chi e perché vuole creare una tale frattura generazionale? Chi e perché ha bloccato il turn over nella scuola? Rispondiamo a queste domande, prima di tutto. Altrimenti si ragiona per massimi sistemi e semplicistici referendum pro o contro i giovani. E non si va da nessuna parte.

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  21. claudia pepe ha detto:

    .Lettera ad un Profumo di Ministro,da parte di Claudia,precaria ad libitum……….Mi presento:Claudia,un cognome di cui vado fiera ,di professione insegnante.quasi perfetto se non fosse per quel sostantivo:insegnante.sì perchè io sono insegnante precaria.Precaria nei tempi,nella didattica,nella retribuzione,nella socialità. Negli ultimi giorni delle mie vacanze, trascorse a casa perché, come lei ben saprà, il mio stipendio cessa a Giugno, è deflagrato nel mio futuro e nei miei travagliati sonni il suo Eureka:l’annuncio del suo innovativo concorso.Allora ho incominciato a leggere e ascoltare.Nel programma “Prima di tutti “ di Rai radio 1, ha spiegato le modalità per individuare i nuovi docenti del nostro Paese. Ha parlato di dare un senso compiuto alla vita di queste persone, per questo mi sento in dovere di fornirle ragguagli di giorni,mesi e anni di come queste persone svolgono il loro lavoro,uomini e donne a cui lei sta togliendo un minimo appiglio di stabilità.Ha parlato di tre momenti nella vita di un docente:la laurea, l’abilitazione e il concorso. Sono qui per ricordarle quanti altri momenti noi docenti laureati, abilitati e già vincitori di concorsi passiamo.Chi le parla ha già vinto, nel lontano 1999, due concorsi abilitandosi così di diritto all’inserimento nelle graduatorie permanenti, poi ad esaurimento e,potendosene permettersi il lusso , pensare che in un lasso ragionevole sarebbe diventata di ruolo.Chi le scrive, naturalmente, aveva già incominciato ad insegnare parecchi anni prima conquistando l’esperienza , la capacità e l’esperienza per potersi iscrivere al Concorso Statale. Correva l’anno 1999 D.C. Da quel momento la mia vita ha subito tutte le trasformazioni diaboliche e perverse che voi scellerata classe politica avete perpetuato senza ritegno e senza rimorsi. Ma a voi interessa realmente lo stato della scuola, dei suoi docenti e della sua tragica realtà?Voi che continuate a fare i balletti su quelle sedie e non avete il coraggio di affrontarci e di guardarci negli occhi?. No, voi andate alle feste di ogni tipo, di ogni colore, di ogni casta.L’ultimo episodio ieri a Modena . E’ stato , a dir poco , avvilente . Vedere un Ministro dell’Istruzione non riuscire a rispondere ai precari che facevano domande così lapalissiane,che anche un giovane professore ad un banale concorso, sarebbe riuscito a rispondere, non ha prezzo. Fioroni, accanto a lei , ha dovuto, a suo modo rattoppare la situazione senza comunque venirne fuori e siete dovuti scappare come nel film “Prendi i soldi e scappa”. Perché è questo che a voi interessa . Il denaro, l’economia, lo spread, i titoli.. Caro Ministro lei sa quante incarichi ha alla data 10 settembre 2012 D.C.? Devo ricordarglielo?Forse lei stesso ha perso il conto delle poltrone e degli incarichi,vari e prestigiosi,che ricopre. Era stato nominato anche Presidente del CNR ma qualcuno le deve aver detto che forse quello lo doveva lasciare( dando un grande dispiacere alla sua grande amica Maria Stella Gelmini che l’aveva nominato). Puzzava troppo.Ma con tutti questi impegni,come fa a sapere come funziona la Scuola Italiana?Come si reclutano gli insegnanti e, soprattutto, cosa non va?Ci sono scuole che cadono a pezzi , banchi e cattedre pieni di buchi che non si reggono in piedi ,scuole senza palestre, scuole adattate in appartamenti affittati perché le scuole vere dichiarate inagibili .Biblioteche ridotte a mobiletti del bagno, aule informatiche dove i computer non ci sono o non funzionano perché non c’è connessione, fotocopie non sufficienti per cui elemosine varie per raccattare i soldi per l’acquistodella carta(non parliamo delle cartucce) .Bagni, senza sapone e carta igienica, spesso rotti. Ma perché non venite a dare un’occhiata qualche volta , invece di passare da una televisione all’altra, da una radio ad un’intervista, per pompare la vostra campagna elettorale ?Vi riempite la bocca con la dispersione scolastica, come fosse a causa nostra che gli studenti abbandonano gli istituti. Ma voi li conoscete i giovani ? Conoscete le loro famiglie e le loro e le loro difficolta? Sapete quanti allievi con problemi sia di apprendimento che di disagio familiare abbiamo nella Scuola o visitate solo quelle dei vostri figli per farvi la foto ricordo ?Chi solleva e recupera queste persone siamo noi , i precari che oggi si dovrebbero rimettere a rispondere alle vostre insulse domande. Lei sa la realtà di chi vive in paesi non collegati, isole, montagna, dove i genitori preferiscono far lavorare i propri figli a casa o nelle loro picccole aziende per sbarcare il lunario e noi, per il loro bene, li andiamo a prendere ogni mattina per portarli a scuola ? Beh, quelli siamo noi.Quelli che lei vuole giudicare.Voi politici allineati, sapete tradurre i disagi dei ragazzi attraverso i loro comportamenti , le loro ribellioni, i loro atti di bullismo e di vandalismo?Noi riusciamo ad insegnare a questi ragazzi, con amore e con fiducia, forse quella che non trovano a casa , quella che hanno dimenticato nel loro Paese d’origine, quella persa per strada tra la fanciullezza e la realtà. E i ragazzi diversamente abili? Quelli sembra che ve li siate proprio dimenticati. Ci sono 40.000 cattedre disponibili in tutta italia e voi ne avete ammessi in ruolo 1.991 . Il resto ai soprannumerari ovviamente, agli esodati che si devono inventare un lavoro difficilissimo, con delle responsabilità enormi e senza specializzazione. Giustamente quelli che l’hanno conseguita rimangono a casa. Questa è la vostra idea educativa.Tanto far l’insegnante di sostegno per voi è considerato un palliativo, passare il tempo davanti al computer ( se si ha) e non portare avanti un piano educativo formulato con uno psicologo e un team di neuropsichiatria. Per voi riuscire alla fine dell’anno a scolarizzare un minore disabile con gravissimi problemi fisici, cognitivi, affettivi, non è nulla ? Solo noi sappiamo l’impegno e la forza,quella che una volta rientrati a casa cerchiamo di non riversare sui nostri cari…Ma torniamo al concorso caro Ministro. Vi siete chiesti come mai tutti, ma proprio tutti, i docenti non vogliono questo concorso? Avete creato un mostro a furia di elezioni, propaganda , promesse e illusioni. Vi siete fatti anche soci dei vari corsi e corsetti di aggiornamento che naturalmente approvate , dispensando così punti di merito che hanno mille sospetti tentacoli. Specializzazione, Master. Diplomi post universitari, tutti pagabili in un’unica soluzione o in agevolate rate mensili. E ora cosa fate ? Scappate ?Ma come fate a scappare se ci avete creato voi , non potete disconoscerci così da un giorno all’altro. E’ nell’atto della nascita che si riconosce un proprio figlio e ci si dedica. Non professa così la religione cattolica?. O la chiamiate in causa solo quando c’è un motivo politico per farlo? Dai ragazzi della scuola voi prendete le distanze , togliendo loro la didattica . Pasolini diceva che il lavoro del maestro è come quello di una massaia che si prende cura giornalmente delle sue creature , perché è così facile che qualcosa sfugga, si deformi , si tramuti in incertezza. “Solo chi sa amare può educare “ , ma, le assicuro, noi precari le conosciamo bene , altrimenti, ci saremmo buttati in politica.Non vi siete resi conto che la vostra disciplina dei tagli, riducendo ore, laboratori,tempo pieno, ha formato classi di trenta persone ognuna delle quali ha il sacrosanto diritto di essere seguito e formato come vuole la Costituzione Italiana .Chissà come reagireste voi, se vi mettessimo dalla parte di chi deve essere ancora giudicato dopo vent’anni di lavoro e vi trovaste inerti senza potere fare nulla ad un editto imposto con l’arroganza, l’ignoranza e la noncuranza Voi non ci risponderete come avete fatto a Modena e non solo . Voi alzate le spalle e chiss’è visto s’è visto , arrivederci e grazie. Avete distrutto la Scuola Pubblica Italiana per far crescere la scuola privata ,donandole 210 milioni di euro , meglio se cattolica o di radici leghiste (se non sbaglio la legge mancia dell’anno scorso l’avete versata nella borsetta della sig. Bossi per incrementare il ceppo nordista e razzista ).Credete che un concorso risolva tutto il male che avete costruito in decenni ? Impossibile , questa volta non molleremo. Non basterà uno pseudo ministro che si arrampica sulle scale a farci demordere . Questa volta lo aiutiamo a scendere . Con garbo ed educazione che a noi non è mai mancata, dato che vi abbiamo permesso di ridurci così.I precari per poter lavorare in zone disagiate e non servite, alle volte vivono in macchina o sui pullman o sui treni.Il MIUR ha deciso di ridurre le ore , riducendo così anche gli insegnanti, per cui la professoressa di matematica insegna scienze, tecnologia, fisica e artistica;mentre l’insegnante di italiano insegna storia, geografia, inglese e musica.I ragazzi isolani o di zone impervie hanno meno diritti degli altri perché respirano più iodio ?Signor Ministro vada alle sue feste , domani sarà insieme a Maroni , La Russa, Gelmini e Brunetta. Fate proprio una bella compagnia.. Siamo stufi di prend
    ere ordini da persone non autorizzate a darli.Temiamo,e a pensar male non si sbaglia mai,che questo concorso sia il fine per creare i nuovi esodati. Tra questi,io, Claudia , Insegnante con codice fiscale: Precaria 1999D.C….claudia pepe….

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  22. maria silvia ha detto:

    QuintoStato, la maggioranza silenziosa che non interviene su web purtroppo non esiste: tutti quanti in un primo momento abbiamo pensato che il concorso sarebbe servito ad abilitare nuove leve, ma non è così. Il concorso è ESCLUSIVAMENTE per chi è già abilitato, con concorso o tramite le SSIS. Chi non ha l’abilitazione potrà farsi il tirocinio formativo attivo – traduco: andando a insegnare a proprie spese, perché il tirocinio ha un costo di 2200/2600 euro – a conclusione del quale potrà aspettare il prossimo concorso, se mai lo faranno. Vorrei anche spiegare un’altra cosa. nel 2007 le graduatorie provinciali diventarono ad esaurimento – chi è dentro è dentro e chi è fuori e fuori – perché da allora in poi gli aspiranti insegnanti avrebbero dovuto essere selezionati in base a parametri che non fossero così nozionistici e avulsi dal contesto dell’insegnamento come i concorsi: e cosa ci propongono ora? un concorso! con modalità di preselezione oscene! tutto questo è fatto con un solo fine: mettere sempre più in dubbio la qualità dell’istruzione statale e gratuita voluta dalla nostra costituzione per favorire sempre di più le scuole paritarie e riversarci dentro quanti più studenti possibile: la chiamano sussidiarietà

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  23. Paolo Petrocelli ha detto:

    SUGLI STUDENTI CHE MERITANO I MIGLIORI INSEGNANTI : DUE DOMANDE AL PROF. ABRAVANEL
    A proposito del suo recente articolo, dal titolo assolutamente condivisibile (“Stare anche dalla parte degli studenti. Gli studenti meritano i migliori insegnanti” ) , vorrei porre due questioni al suo autore, il professore Roger Abravanel.
    La prima : è proprio scontata la risposta alla domanda centrale del suo articolo : «Quale insegnante preferireste per vostro figlio, una signora 45enne oggi al numero 152 della graduatoria di merito di un concorso di 10 anni fa, o una giovane trentenne che è risultata tra i primi a un concorso fatto in questi giorni?»
    E’ così sicuro che la posizione migliore in una graduatoria concorsuale sia da preferire all’esperienza maturata sul campo? A maggior ragione, se anche il nuovo concorso ricalcherà quelli precedenti, esclusivamente basati sul possesso di nozioni, senza alcuna considerazione per gli aspetti motivazionali e per l’effettiva capacità didattica. Il valore di un insegnante rimanda certamente ad una buona preparazione culturale, ma forse ancora di più ad un sapere e ad una prassi artigianale, che si alimenta del proficuo confronto e della collaborazione con colleghi, genitori ed altre figure educative significative. Non sarà un caso se proprio questo sembra essere il “segreto” della Finlandia, paese citato da Abravanel come dotato di un ottimo sistema di istruzione, migliore (secondo i rilevamenti internazionali) di quello di paesi come gli Usa, caratterizzasti invece da elevati elementi di competizione.
    La seconda : il professore pone giustamente, nel suo articolo, l’accento sulla necessità di una valutazione dell’azione delle scuole e le rimanda a criteri oggettivi, “quali per esempio i risultati delle prove Invalsi”, cioè test standardizzati. Mi chiedo : quale fiducia può esserci oggi in Italia, non dico tra gli insegnanti, ma nella stesa opinione pubblica di fronte ad una prassi di prove “oggettive” che ha dato una così misera prova di sé nei recenti quiz per l’ammissione ai corsi universitari? Abbiamo tutti letto di quesiti cervellotici sui confini della Nigeria, sul filosofo Amafinio (?) , addirittura sulla “Grattachecca di sora Maria”, ci siamo tutti chiesti cosa avessero a che fare con la valorizzazione del merito. Le prove Invalsi, si dirà, sono qualcosa di diverso : sia pure, ma esse misurano, a detta dei loro stessi fautori, le competenze più basse. Il rischio è insomma quello di una prassi fortemente riduzionista che misconosce, banalizzandola, l’estrema complessità dell’azione didattica.
    Tanto più che “i nostri studenti devono imparare a studiare, non a preparare un test” : non lo dice il sottoscritto, ma Paci Sahlbere, dirigente del ministero della cultura e dell’istruzione della (mitica) Finlandia.
    prof. Paolo Petrocelli – Forlì

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