“Lezione di vita” di Massimo Gramellini da La Stampa del 6 settembre 2012

Che cosa avete imparato quest’estate? Io soltanto una cosa, ma importante. Me ne stavo in spiaggia libera, all’ora in cui gli ombrelloni riflettono l’ombra di uno stecchino, e guardavo malinconicamente i relitti di una festa della sera prima – bottiglie, bicchieri, gusci spolpati di anguria – disseminati sulla sabbia rovente. Un tizio intorno ai cinquanta (molto ben portati) si è avvicinato a una comitiva di ragazzi sonnecchianti. Saltellava per via della sabbia, e della rabbia. L’ho sentito urlare: «Vi sembra il modo di lasciare uno spazio pubblico? E guardatemi mentre vi parlo! Io, alla vostra età…». Ho girato la testa: per l’imbarazzo che mi provocano le frasi fatte, ma soprattutto per osservare la compagna del tizio, che aveva afferrato dei sacconi di plastica e cominciato a scaraventarvi dentro bottiglie rotte e bicchieri appiccicosi. Allora anche il tizio ha smesso di sgridare i ragazzi e ha raggiunto la donna. I due hanno lavorato sodo, in silenzio e sotto il sole. Giunti al decimo saccone, li ho visti correre in mare a rinfrescarsi. Ma quando sono usciti dall’acqua per andare a completare l’opera, la scena era completamente cambiata. I ragazzi si erano alzati tutti e, sacconi alla mano, stavano rimuovendo gli ultimi resti della loro bisboccia, in silenzio e sotto il sole. Lì ho capito la cosa importante. Che le ramanzine, i discorsi, le parole in genere sono sterili. L’unica forza che smuove i cuori è l’esempio. Il gesto che accompagna o sostituisce le parole.

(La donna dei sacconi era mia moglie. Quanto al tizio, si sarà capito…).

“Lezione di vita” di Massimo Gramellini da La Stampa del 6 settembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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3 risposte a “Lezione di vita” di Massimo Gramellini da La Stampa del 6 settembre 2012

  1. paolo ha detto:

    se non è un sogno di qualcosa di desiderato ,è la bella prova della forza del BeneComune ,quanti cinquantenni ,non importa se ben portati o diversamente portati fanno così ,spero in tanti ,però ho il dubbio che saremo sempre troppo pochi .Ma non importa ,la cosa essenziale è che non ci facciamo avviluppare dal populismo che si alimenta di qualunquismo, da smanie rottamatorie che offendono le pepersone e giocano sull’età .
    Insomma essere duri senza perdere la tenerezza e vivere partecipando per costruire e demolire quello che è un’offesa alla dignità ,senza pensare a capelli e palpebre cadenti come certi cavalieri che si fingono filantropi e benefattori delle nipoti di Mubarak e per sembrare amici di Maria stanno in piedi sul predellino ..Senza farsi commuovere dalle lacrime della Fornero e farsi intontire dalla luce Marchionnata.
    spiaggia libera , libera mente

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  2. adriano ha detto:

    Uno dei cardini inossidabili della pedagogia dice agli insegnanti che nel rapporto docente-discenti:
    – se ascoltano dimenticano
    – se leggono capiscono
    – se fanno imparano
    Gramellini l’ha sperimentato direttamente.

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  3. Albano Dugoni ha detto:

    Anch’io ho avuto una lezione di vita quest’estate. Camminavo nel Parco Naturale di Porto Selvaggio,in Puglia a Nardò Costa Ionica. C’ero già stato altre volte in passato,è un’oasi naturale meravigliosa,una pineta che diventa scoglio e grotte e si immerge nel mare cristallino. Un’alpe marina. Chi va’ non può che ritornarci. Di fronte allo scempio che si è fatto, quasi ovunque, delle coste della penisola ,pensavo ingenuamente che almeno lì a Porto Selvaggio la lungimiranza di qualche avveduto amministratore era riuscita a vincere sull’avidità umana.
    Entrando nel Parco dalla Torre di S Caterina ho notato una targa a ricordo di Renata Fonte. Poi ho letto la storia, che non conoscevo. Renata Fonte consigliera comunale di Nardò uccisa,in un agguato mafioso, a trentatré anni per essersi opposta ad un progetto di speculazione edilizia che avrebbe cementificato il Parco Naturale.
    Cosi’ ho tristemente appreso che nessuna lungimiranza ci ha preservato e consegnato la bellezza di quel luogo ma solo il coraggio,la sensibilità civile e politica ed il sacrificio di una giovane donna.
    La targa in legno con il nome Renata Fonte scritto in verde è stata posta 25 anni dopo il giorno del suo omicidio. Renata Fonte è ricordata ogni anno nella lunga lista di vittime di mafia e fenomeni mafiosi di Libera, la rete di associazioni contro le mafie..

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