“L´amaca” di MICHELE SERRA da Repubblica del 5 settembre 2012

Se entrare nel merito aiuta a neutralizzare le urla, facciamolo. Ciò che meno condivido e meno capisco, nella cultura politica delle Cinque Stelle, è il terrore quasi superstizioso della politica come mestiere. Il mito del cittadino che si fa carico in proprio della cosa pubblica, cioè si autoelegge e poi si autodistrugge (massimo due mandati!) per non correre il rischio di divenire egli stesso parte della “casta”, è suggestivo e perfino attraente, perché ravviva antichi sogni di democrazia diretta e di autogoverno. Ma ha un limite grave, e in questa fase storica gravissimo: ostacola la formazione di una nuova, vera classe dirigente, che non può nascere al di fuori di un percorso solidamente e direi duramente professionale (equo stipendio compreso). Che i meccanismi di selezione e ricambio della politica italiana siano decisamente inceppati è verissimo, e un Parlamento di nominati ne è la dimostrazione lampante. Ma una società già di suo precarizzata, che sta distruggendo i mestieri e le competenze, perché mai dovrebbe darsi una classe politica ugualmente precaria? Infine: ridurre i tempi di permanenza al potere riduce anche il rischio di disonestà? Il ladro, in così poco tempo, avrà solo più fretta di rubare. L´onesto, per un anno o per venti, servirà i suoi elettori con lo stesso rigore.

“L´amaca” di MICHELE SERRA da Repubblica del 5 settembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “L´amaca” di MICHELE SERRA da Repubblica del 5 settembre 2012

  1. Anlek ha detto:

    Caro Serra alcune osservazioni sulla sua rubrica “L’amaca” di mercoledì 5 settembre.
    l’art. 49 della Costituzione prevede che i partiti siano il mezzo principale con cui i cittadini italiani concorrono a determinare la politica nazionale. La formazione della classe dirigente politica è quindi responsabilità costituzionale (quasi) esclusiva dei partiti italiani, gli stessi che negli ultimi decenni hanno avuto finanziamenti superiori, alle loro capacità di spesa (perlomeno quella dimostrabile), superiori e di molto a tutte le medie europee, per partiti estinti ma controllati dagli stessi uomini politici di quelli ancora in vita. Nonostante questi mezzi (e forse anche per questo), abbiamo un Parlamento pieno di autonominati delle segreterie politiche e di inquisiti che non solo non contribuiscono, ma probabilmente impediscono sia il ricambio generazionale che la formazione di una nuova e diversa classe politica. Non pensa, con queste premesse ed incapacità, che identificare nel limite di due mandati l’”ostacolo” nella formazione di una classe dirigente sia, nelle migliori ipotesi, una analisi strabica?

    Per quale motivo nella società italiana i precari possono fare tutti i lavori, costituendo di fatto una classe lavoratrice perfettamente integrata per capacità e ruoli (ma non per salario e garanzie, come la scuola dimostra da anni), ma tra questi lavori non possono rientrare quello del politico? Tanto più che non essere eletto nel Parlamento non esclude a priori al contributo politico che il singolo ex-parlamentare può dare nel suo partito per aiutare la formazione di quella classe dirigente di cui sopra?

    Non pensa che impostare l’equazione meno anni in Parlamento = arricchimento più veloce sia una scorciatoia semplicistica, che non solo ricorda da vicino la famosa equazione “un miliardario al governo non ruba perché è già ricco”, poi ampiamente smentita dai fatti, ma soprattutto non aiuta a capire che è il maggior controllo dei cittadini sugli eletti (non eleggibilità dei cittadini con condanne giudiziarie, allineamento salari e privilegi alla media europea, limiti ai mandati ecc..) ad aumentare le possibilità di eleggere uomini onesti, che è l’unico vero antidoto alle corruttele ed alle ruberie?

    Mauro Paracini

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