“Il capitale umano va ricostruito” di WALTER PASSERINI da La Stampa del 1° settembre 2012

La ricreazione è finita, siamo in piena emergenza. Insieme ai temporali che annunciano la fine dell’estate, i dati dell’Istat ci riportano alla realtà del lavoro. Mentre l’agenzia di rating Moody’s preannuncia un calo del Pil italiano del 2% nel 2012 e un dato negativo anche nel 2013, i numeri Istat sulla disoccupazione rivelano una crisi senza ritorno e l’impietosa distanza tra la situazione reale e le proposte della politica.

Mentre i partiti guerreggiano sulla riforma elettorale, la realtà scatta una fotografia che ricorda i reportage del grande Sebastiao Salgado: oltre 2,7 milioni di disoccupati con un tasso che sconfinerà presto oltre l’11%; quasi 800mila posti persi in un anno; un tasso di disoccupazione dei giovani oltre il 35%; 2,5 milioni di lavoratori a termine; oltre 500mila part timer involontari. Se a questi aggiungiamo i lavoratori attualmente coinvolti nelle crisi e in cassa integrazione (500mila), i collaboratori (500mila) e gli scoraggiati e rassegnati, arriviamo a un esercito di 8 milioni di persone tra senza lavoro e precari, un popolo a forte e drammatico disagio occupazionale.

Mentre la politica autoreferenziata si trastulla per sopravvivere, i giornali e le televisioni ci offrono le metafore della crisi di un sistema economico: gli operai dell’acciaio, quelli del carbone e dell’alluminio. Metallurgici e minatori in carne ed ossa ci riportano ogni giorno alla realtà. Per la politica l’occupazione non è una priorità, mentre i cittadini sanno che è la vera emergenza, che sta frantumando la coesione sociale e psicologica e alimentando un disastro antropologico i cui costi sono tutti da quantificare. I costi della disoccupazione sull’economia sono invece chiari: per ogni punto di senza lavoro calano la ricchezza e il prodotto interno lordo e aumenta il debito pubblico. La disoccupazione crea povertà ai singoli ma anche a tutto il sistema. Ogni senza lavoro è un consumatore mancato, con un effetto domino pesante nel ciclo dell’economia. La stessa riforma del lavoro entrata in vigore il 18 luglio, di fronte a un quadro in rapido peggioramento, non riesce ancora a dispiegare i suoi effetti e a contrastare una situazione fuori controllo. Ci vorrebbe un patto per la produttività, per lo sviluppo, ma soprattutto per il lavoro, con una doppia strategia, una per il medio e lungo termine e una per l’immediato, qui ed ora. E’ sbagliato, come politici e classi dirigenti spesso fanno, aspettarsi la soluzione dalla realtà.

Molti pensano che la domanda riprenderà quando l’economia si rimetterà in moto, in un gioco tautologico ed illogico che non frena la crisi. Non è il caso di dividersi tra keynesiani e liberisti, un dibattito vecchio e stucchevole, ma oggi, qui ed ora, è urgente varare una strategia per l’emergenza occupazionale, che coinvolga governo, imprese e parti sociali, sul breve e non solo sul lungo termine (quando, come diceva Keynes, saremo tutti morti). E’ necessario iniziare a ricostruire il capitale umano necessario al nuovo sviluppo e a un nuovo modello economico e sociale. Si tratta di investimenti che hanno efficacia nel tempo. Le divisioni sull’articolo 18 diventano risibili di fronte alla catastrofe, così come la guerra tra precarietà e flessibilità acquista contorni più concreti.

Urge una riforma immediata degli ammortizzatori sociali, un suo avvio anticipato, e soprattutto serve una riforma dei servizi all’impiego, pubblici e privati, che assistono impotenti alla valanga dei senza lavoro. I media devono cercare più di costruire che solo denunciare, devono favorire un clima di cooperazione solidale. La priorità in questo momento è creare nuovi posti di lavoro, anche a costo di un nuovo intervento statale, su progetti e opere pubbliche, oltre che private. E vanno offerti in misura massiccia incentivi e contributi alle imprese che assumono personale. Senza un po’ di ossigeno alle imprese, un volano ai consumi e la riduzione dei senza lavoro l’economia non riparte. Così moriremo liberisti, ma con il dubbio di troppi rimpianti keynesiani.
http://www.lastampa.it/lavoriincorso

“Il capitale umano va ricostruito” di WALTER PASSERINI da La Stampa del 1° settembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “Il capitale umano va ricostruito” di WALTER PASSERINI da La Stampa del 1° settembre 2012

  1. Cecilia ha detto:

    Ben venga un articolo come questo che propone, che sollecita ‘il da farsi’ da parte della politica.Ma la politica è girata dall’altra parte: sta aggirandosi, trafelata, nei meandri della legge elettorale senza coraggio e senza trasparenza.con l’ansia di trovare, ciascuno, il modo di arrivare al potere comunque…e a tutti i costi. Siamo quindi ben lontani dal concretizzare misure ad hoc per la ripresa..anche perché-mio modesto parere-prima di offrire incentivi e contributi varrebbe la pena di controllare a chi si danno i nostri soldi.alle imprese oneste e solidali con i lavoratori…no di certo a imprenditori che considerano il denaro il loro fine di vita… ma la politica ha la testa da tutt’altra parte…

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  2. adriano ha detto:

    Tutto condivisibile, commento di Cecilia compreso.
    Mi permetto una piccola forma di dissonanza: la politica che ha gestito questa catastrofe non è mai stata girata dalla parte giusta. Mentre gli Aquilani cercavano i loro morti tra le macerie, c’era qualcuno che “se la rideva sotto le coperte” a casa sua. Stava già pensando alle prebende future. Addossare tutto al pdl è quntomeno ingeneroso. Non riesco ad immaginare che simili pensieri abbiano attraversato la mente di Pisanu o di Crosetto. Sono due avversari politici, ma sono anche due degne persone.
    Ma dove eravamo noi italiani quando votavamo supereroi alla stregua di santanchè, la russa, scilipoti, gasparri e potrei continuare per ore…
    Anche questi promettevano mari e (tre)monti. Alla fine, rinunciato ai mari ci hanno rifilato Monti! E per fortuna che c’era!
    Cretinate lessicali a parte, non reggo l’ipocrisia di chi vuole tutti i politi uguali, tutti i politici responsabili di tutto, tutti i politici corrotti: NON CI STO!
    Viviamo in mezzo ad una continua corruttela: il vigile che chiude un occhio sul divieto di sosta, il caposala che non denuncia l’ammanco di medicinali dalla farmacia di corsia, il caporeparto che non denuncia la scomparsa della serie di chiavi dal magazzino…
    Ho capito l’obiezione: bazzeccole. Sacrosanto, bazzeccole! Ma “il modo ancor m’offende” scriverebbe qualcuno che sapeva farlo meglio di noi tutti.
    E’ l’idea di correttezza, l’idea di onestà come stile di vita, l’idea di responsabilità del proprio ruolo quella che manca! Io non pretendo di fare il fante giapponese ancora sull’atollo dopo 40 anni, ma un minimo di corretteza non sarebbe inutile. L’Italia ha affrontato il dopoguerra in condizioni disperate; ne è uscita in dieci anni di duro sacrificio (pur con qualche scandalo di troppo, anche allora…) ma era animata da nobili intenti.
    Sapremo riperterci?

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