“Valentina che lavora lì sottoda25 anni «Nonlasciateci soli»” di DAVIDE MADEDDU da L’Unità del 30 agosto 2012

Da lei dipende la vita di chi lavora e vive nel sottosuolo. Perché quando si scavano le gallerie a centinaia di metri sotto il livello del mare non si può commettere neanche un errore. Non ci si può permettere che dalla volta cada neppure un sassolino. Il suo è un lavoro complesso e delicato che si chiama «bullonamento». Valentina Zurru, perito minerario di Iglesias, è una dei tecnici responsabili di questa procedura. Figlia di un minatore,«mail lavoro di mio padre non ha influito sulle mie scelte», è arrivata alla Carbosulcis 25 anni fa. «Era il 1987, ci assunsero in sei». Primo impiego nel sottosuolo: «Grisoumetrista», ossia addetta ai controlli ambientali. «Mi occupavo di verificare tutti i dati relativi alla presenza di ossigeno, e i componenti che ci sono nell’aria delle gallerie. Un monitoraggio costante perché la vita in una miniera di carbone è molto più complicata di quella in una miniera di metalli». La figura del minatore che con picco e pala scava il carbone e lo carica nel vagone da portare fuori non esiste proprio. I tunnel che attraversano la miniera sono un insieme di tecnologia, ricerca e studio costante. Alle pareti delle gallerie in cui si muovono grossi mezzi meccanici, passano cavi dati e sensori che misurano gli elementi presenti nell’aria. Tutto è poi collegato all’unità centrale che si trova in superficie e dalla quale si coordina il monitoraggio. «Oggi la miniera è fatta di questo – spiega Valentina davanti alla gabbia del «Pozzo 1», la galleria occupata dai minatori – ci sono i protocolli che devono essere seguiti con rigore. Da quando ci si prepara per entrare a quando si esce. Non è certo pensabile e possibile che in galleria si entri con le scarpe sportive». Dai controlli ambientali al reparto bullonamento il passo è breve. Nessuna intenzione di lasciare il sottosuolo e nessuna paura di addentrarsi ogni giorno nel cuore della terra. «Qui siamo a 373 metri sotto il livello del mare- racconta – mentre il pozzo arriva fino a497 metri». Lei, un filo di trucco in viso, alla miniera e al suo futuro ci crede ancora: «C’è un progetto importante che è quello integrato. Perché non utilizzarlo?».

“Valentina che lavora lì sottoda25 anni «Nonlasciateci soli»” di DAVIDE MADEDDU da L’Unità del 30 agosto 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “Valentina che lavora lì sottoda25 anni «Nonlasciateci soli»” di DAVIDE MADEDDU da L’Unità del 30 agosto 2012

  1. paolo ha detto:

    grazie Valentina , la miniera è cambiata (almeno in Italia ) non siamo in SudAfrica ma tocca tagliarsi il polso ,per avere ascolto ,la cosa triste è anche leggere chi fa ironia e gioco di parole sul fatto che molti soldi sono stati dati al “pozzo senza fondo” . Non lasciamoli soli

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  2. adriano ha detto:

    Non penso di essere in condizione di affrontare tecnicismi sull’uso del carbon fossile, ma ricordo di aver letto tempo fa che quello del Sulcis ha il neo di contenere un quantitativo eccessivo di impurità solforose costose e difficili da depurare nel trattamento post combustione. Tuttavia, con l’iperbolico aumento del petrolio credo che sia tornato competitivo anche il carbone meno “commerciale”.
    Tutto questo esula da considerazioni più politiche: tempo fa qualcuno si era preso degli impegni con la Sardegna. E’ già sparito?

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