“Le priorità dimenticate nella ragnatela dei vincoli” di MAURIZIO FERRERA dal Corriere della Sera del 25 agosto 2012

Il documento uscito dal Consiglio dei ministri di ieri non contiene «ideone» né promette miracoli: è una sobria e dettagliata elencazione dei programmi già avviati e delle nuove misure che saranno varate in quel che resta della legislatura. Fisco, crescita, occupazione, scuola, welfare, legalità: i fronti caldi ci sono tutti. La perplessità che sorge nella lettura è tuttavia quella di un eccesso di dispersione. Ma quali sono le vere priorità?
L’orizzonte temporale è limitato, ma proprio per questo non converrebbe concentrare le energie su alcuni grandi obiettivi? In questo modo il governo Monti potrebbe lasciare al proprio successore un «abbrivio» di elaborazione progettuale e di inquadramento operativo che renderebbe irreversibile il percorso delle riforme.
Prendiamo, per esemplificare, i temi della crescita e del lavoro giovanile. Le statistiche internazionali segnalano che una delle principali anomalie italiane è l’atrofia dei servizi, sia in termini di Pil che di occupazione. In Francia (che ha una popolazione analoga a quella italiana) i servizi alle imprese offrono ai giovani fino a 35 anni circa mezzo milione di posti in più rispetto a noi; i servizi alle famiglie circa un milione in più. Quali sono i colli di bottiglia che impediscono al nostro Paese di svilupparsi in questa direzione? Non sarebbe opportuno focalizzare molte delle misure elencate dai ministri Passera e Fornero sulla promozione di una moderna economia dei servizi, capace di includere i giovani (e in particolare le donne)? È vero che l’Italia resta la seconda manifattura d’Europa e che dobbiamo difendere e sostenere in tutti i modi la competitività delle nostre industrie. Ma i grandi numeri sul piano occupazionale si possono generare oggi solo all’interno dei servizi, i quali a loro volta sono un imprescindibile fattore di produttività per le imprese e di sviluppo.
Oppure prendiamo la questione fisco-welfare. Nel documento del governo vengono citati, in diversi capitoli, provvedimenti importanti ma fra loro scollegati: la revisione delle agevolazioni fiscali e contributive, dell’Isee (l’indicatore che filtra l’accesso a molte prestazioni), dei livelli essenziali di assistenza, della carta acquisti e così via. Non sarebbe meglio inserire tutte queste misure in una cornice progettuale di ricalibratura complessiva del nostro welfare e delle sue modalità di finanziamento? Questo governo ha fatto, è vero, molto più dei suoi vari predecessori sui temi cruciali delle pensioni e del mercato del lavoro. Sarebbe però un vero peccato che nei prossimi mesi si limitasse a monitorare e valutare ciò che è stato fatto, sprecando il suo prezioso capitale di competenza tecnica e di libertà politica (almeno sul piano delle proposte). La definizione di nuovi confini fra pubblico e privato nella protezione sociale e la redistribuzione dei suoi oneri di finanziamento sono una condizione essenziale per conciliare equità e sviluppo. Entrambe richiedono uno sforzo mirato di analisi e progettazione che nessuno sta seriamente facendo.
Il discorso potrebbe continuare anche per il fronte delle liberalizzazioni e della concorrenza (pochi colpi, ma incisivi e irreversibili) e della pubblica amministrazione (sulla quale, per la verità, il bilancio sinora è ancora piuttosto scarso). Il suggerimento di fondo credo però sia sufficientemente chiaro. Nelle prossime settimane sarebbe auspicabile che il governo procedesse a gerarchizzare in modo più netto e strategico l’agenda delineata ieri, non solo per rilanciare crescita e inclusione (in un quadro di rigore, per carità) ma anche per mettere alla prova la serietà e affidabilità di quei partiti che stanno già scaldando i motori in vista delle elezioni.
Dopo i primi cento giorni, ogni governo ha la tendenza ad affievolire il proprio slancio: emergono gli ostacoli al cambiamento ed è forte la tentazione di adattarsi alla realtà, di restringere l’orizzonte delle scelte a ciò che si ritiene politicamente possibile. Un governo tecnico può e deve resistere a questa tentazione e far propria una famosa raccomandazione di Max Weber: il possibile non verrebbe mai raggiunto se chi governa non tentasse e ritentasse di raggiungere l’impossibile.

“Le priorità dimenticate nella ragnatela dei vincoli” di MAURIZIO FERRERA dal Corriere della Sera del 25 agosto 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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