“Le ambizioni vanno realizzate” di STEFANO LEPRI da La Stampa del 25 agosto 2012

La canicola prosegue ma stiamo già cominciando a capire come sarà l’autunno. Sempre più i partiti reclameranno che solo un ritorno alla politica può ridare prospettiva al Paese; ognuno a suo modo chiederà di mettere più soldi nelle tasche della gente offrendo ipotesi vaghe su come trovarli. Nel frattempo, è probabile che l’economia seguiti a perdere colpi, e la disoccupazione ad aumentare.

È bene che il governo Monti prosegua il mandato fino alla fine naturale della legislatura. Ma occorre anche domandarsi perché stia perdendo impulso. Non si può limitarsi a dire che l’impaccio viene da una maggioranza parlamentare eterogenea, composta di forze che erano rivali prima e torneranno ad esserlo nella campagna elettorale ormai prossima.

Ieri a Palazzo Chigi si sono confrontati progetti disparati di singoli ministri, alcuni sensati ma frenati dalla carenza di risorse, altri velleitari seppure benintenzionati, altri ancora di scarso respiro. L’impegno a nuove liberalizzazioni è importante; ma tra una congerie di proposte sembrano talvolta anche farsi avanti interessi ristretti, ben insinuati nell’alta burocrazia.
Non è solo la «casta» politica a mancare di risposte ai problemi del Paese. C’è un deficit complessivo di classe dirigente, dai burocrati agli imprenditori passando per le professioni e l’accademia. Quanti progetti ambiziosi esaminati dal governo dei tecnici si arenano nel timore che i meccanismi amministrativi non siano in grado di portarli a compimento, o che la resistenza degli interessi parassitari colpiti prevalga sulle energie sane dell’economia capaci di reagire allo stimolo?

Nel breve termine, l’Italia reggerà se la crisi europea, come oggi pare possibile, non sprofonderà in un circolo vizioso di pessimismo che si autorealizza. Possediamo ancora grandi risorse, sì: nel senso che i patrimoni delle famiglie e i beni delle imprese sono di dimensione sufficiente a consentirci di proseguire a campare intaccandoli a poco a poco.
Nell’interesse dei figli più che dei padri, tuttavia, occorre riconoscere che questo non basta. Si perde solo tempo a ripetere i soliti scaricabarile politici nazionali; né vale prendersela contro i tedeschi cattivi. Come si vede in questa estate, non si tratta solo dell’euro: in tutto il mondo avanzato l’economia offre sviluppi poco promettenti.

La crisi iniziata nel 2007 segna un riaggiustamento imponente dei rapporti economici internazionali. I Paesi avanzati avevano vissuto a credito, attraendo capitali dal resto del mondo; ora sono chi più chi meno carichi di debiti, tranne la Germania che ancora vende ai Paesi emergenti i macchinari con cui domani le faranno concorrenza. Tutti cresceranno a rilento, nessuno potrà fare da locomotiva. Noi ci troviamo in difficoltà maggiori, perché il «modello italiano» sembra invecchiato senza rimedio.

L’abilità ad arrangiarsi non è più competitiva nel mondo di oggi, perché altri si arrangiano a costi minori. Non produce con efficienza una società in cui le leggi sono rigide contro i deboli e interpretabili con elasticità a favore di chi può. E come si fa ad escogitare innovazioni, se i giovani non hanno prospettive di carriera, se «si è sempre fatto così» è saggezza ovunque sbandierata dai burocrati come dai faccendieri?

Chi aspira a governare l’Italia dovrebbe dirci come si fa a farla funzionare meglio. Quando il governo tecnico incontra ostacoli, sarebbe gradita una spiegazione precisa di come si potrebbe superarli. Altrimenti avremo una campagna elettorale dove i partiti affermati gareggeranno in promesse di denaro inesistente, mentre i partiti nuovi si limiteranno a ripetere che quelli vecchi fanno schifo.

“Le ambizioni vanno realizzate” di STEFANO LEPRI da La Stampa del 25 agosto 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009. Attualmente è Presidente del Consiglio comunale di Carpi e Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013.
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2 risposte a “Le ambizioni vanno realizzate” di STEFANO LEPRI da La Stampa del 25 agosto 2012

  1. paolo ha detto:

    La metafora del clima , canicola , Caronte,Minosse,, Lucifero ,Beatrice (che potrebbe aver ritardato causa incontro fortuito con Dante in un momento di distrazione del Cerbero) spiega bene la situazione , la moda di nominare le pertubazioni, ,i nubifragi , è l’equivalente delle luci fuori dal tunnel , della scoperta che le tasse nella busta paga sono tante , che i giovani sono generazione perduta , che adesso tocca ai padroni salvare l’Italia .

    Lepri ,ha posto domande legittime che le persone comuni si fanno da decenni , però se lo gridano e lo fanno con termini più crudi ,scatta l’accusa di estremisti, antipolitici , e vengono apostrofati con giustizialisti e/o “comunisti” come se fosse il disprezzo massimo .
    In questi giorni anche da certi allenatori di calcio si è manifestata la stessa sindrome rivolta ai giudici sportivi con approvazione degli eredi Agnelli che hanno arruolato avvocati con passati professionali da record per le prescrizioni dei loro clienti .
    Credo che Lepri conosca molto bene le risposte e sa cosa dicono i partiti ,vecchi e nuovi (sul nuovismo ci sarebbe da dire tanto ,come sull’oblio del gossip tricologico del Berlusca e su altra paccottiglia estiva che si è letta in queste settimane torride proprio nelle pagine de La Stampa)
    Lepri dica qualcosa sui padroni illuminati di Fabbrica Italia e si capirà tanto anche sui tecnici del governobancario ,dica cosa pensa sull’IMU che da ottobre deve essre pagata da coloro che hanno solo calcinacci dopo il terremoto in Emilia)
    Lepri come tutte le persone intellettualmente oneste conosce cause e mandanti della situazione , nell’articolo si intravede la trama della tessitura ,gli strappi, i rammendi e le incognite , bene si chieda anche se il giornale ,per cui scrive (molto bene fra l’altro ) è immune,nel senso se è veramente neutrale .Prendiamo ad esempio la storia del TAV , e si accorgerà subito dal tipo di articoli pubblicati (titoli e contenuti) , del perchè La Stampa non è credibile come portavoce delle domande semplici e corrette che sono espresse nell’articolo ,almeno secondo me ,ovviamente mi riferisco alla linea editoriale non alle persone

    P.S. GT ben tornato

  2. adriano ha detto:

    Pienamente condivisibile l’impianto del ragionamento.
    Esuriente e completo il bel commento di Paolo.
    Il problema è sempre lo stesso: i soldi!
    Quando li hai finiti hai poche strade, o te li guadagni,o te li fai prestare.
    Per guadagnarli devi produrre, per produrre devi restare nel meccanismo mondiale, per restare nel “meccanismo” devi adattarti anche alle richieste altrui: il commerciante si sceglie la clientela quando gli affari vanno bene…
    Altra strada è quella del prestito ma, solo a chiederlo per ripartire, già si vede la tortuosità del percorso.
    L’amara conclusione è una sola: la sociètà itaiana ha vissuto al di sopra delle sue possibilità. E’ evidente che non mi riferisco alla massa di coloro che si sono timidamente affacciati a forme minime di consumismo. No, io penso al furore consumistico che ha drogato le classi medie e alte a partire dagli anni ’80.
    La ricerca delle responsabilità è un esercizio doveroso che non ci porterà da nessuna parte: eravamo tutti qui mentre i fatti accadevano.
    Ai giovani che strillano DOVEROSAMENTE la loro rabbia mi limito a ricordare che io ho trovato alla mia nascita un paese schiantato da una guerra atroce; loro partono da una situazione ben diversa…
    Conclusione? Coraggio!
    Rimbocchiamoci le maniche, qualche auto in meno, qualche vacanza esotica in meno e… coraggio!
    Proviamo a partire dalla condivivisione di ideali e forme di vita meno futili e più vicine alla solidarietà tra umani. Io ne sento un bisogno smodato. Ci sono ragazzi che passano mesi ad aiutare poveri animali sbandati, conosco giovani che dedicano le loro silenziosa esistenza a lenire le sofferenze del prossimo: proviamo a ripsrtire da lì: “Non produce con efficienza una società in cui le leggi sono rigide contro i deboli e interpretabili con elasticità a favore di chi può”.
    Bentornato Giovanni

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