“Il terremoto e la via di uscita” di Gabriele Guaitoli* per il Post del lettore

Il Post del lettore di Gabriele Guaitoli*

Sono passati poco più di due mesi dalla prima scossa del 20 maggio, i soldi messi a disposizione della Protezione Civile, 50 milioni, sono quasi finiti, sono stati disposti, ma non sono ancora arrivati, appena 2,5 miliardi di euro per la ricostruzione (che di sicuro cresceranno con stanziamenti annui, ma rimangono pochi), e da questi fondi governativi presto cominceranno a essere scalati quelli della Protezione Civile, visto che non si possono sbaraccare i campi da un momento all’altro per prosciugamento dei fondi.

Sono passati due mesi, e solo da poco si è cominciato a parlare di ricostruzione.

Ormai sarebbe anche ora di cominciare a demolire e ricostruire, visto che ogni giorno che passa sono sempre meno soldi per le case e più fagocitati dai campi, ma l’importante è farlo bene e guardando al futuro, non al passato.

In Umbria, dopo il terremoto datato 1997, le città sono state ricostruite tali e quali per preservare il paesaggio e il patrimonio storico; in Abruzzo, 2009, si sono usate delle piastre antisismiche da milioni di euro per casette temporanee di 2-3 piani, quando queste vengono usate in Giappone per grattacieli di 20 piani, mentre la zona rossa dell’Aquila è ancora nello stesso stato.

Non bisogna puntare a costruire delle “new town”, come si è cercato di fare in Abruzzo, ma costruire meglio ciò che c’era prima. E meglio non significa solo antisismico: significa investire su energie rinnovabili, sul risparmio energetico, sul ripensamento della viabilità e dei trasporti, dell’economia del territorio.

La possibilità che abbiamo è unica: investire ora per avere ritorni già tra 4-5 anni; investire ora per migliorare la produttività e la competitività; investire ora per avere benefici a lungo termine. I mezzi per farlo già ci sono, e si chiamano energie rinnovabili.

I pannelli solari termici (circa 2’000 € di spesa per una famiglia) permettono di spegnere la caldaia quasi tutto l’anno, risparmiando anche sulla fiamma pilota. I pannelli fotovoltaici (circa 10’000 euro per 3 persone) permettono di risparmiare sulla bolletta della luce e, visto che l’energia non viene consumata ma venduta alla rete, installarne più del dovuto porta solo più soldi e non spreca energia. Il sottosuolo fornisce calore grazie alle sonde termiche, molto usate negli impianti di riscaldamento a pavimento, ma possono andare a scaldare anche l’acqua della caldaia.

Le tecniche di risparmio energetico (isolamento delle pareti), possono poi permettere di avere un costo tendente allo 0 per gas ed elettricità.

Bisogna fare pressione affinché leggi che impongano la presenza di pannelli termici (i più economici e remumerativi) per ogni abitazione, o che impongano una soglia minima più alta per i pannelli fotovoltaici, vengano approvate a breve per permettere ai cittadini di usufruire degli incentivi al 55%, che scadranno il 31 dicembre 2012, per poi passare al 36%. I benefici sarebbero tanti: lavoro per gli installatori, risparmio per i cittadini e le imprese, ma soprattutto renderebbe l’Emilia-Romagna, e in particolare la Bassa, la testa di ponte per un vero e proprio boom del risparmio energetico in Italia, che permetterebbe di risparmiare miliardi su progetti di oleodotti, gasdotti e rigassificatori.

Diventa essenziale anche precedere la legge nazionale, puntare direttamente agli obbiettivi del 20-20-20 (20% di efficienza energetica e di rinnovabili entro il 2020 per ogni paese dell’UE), la cui scadenza non è poi così lontana.

La seconda opportunità riguarda ancora le rinnovabili: come avevo già scritto, l’Italia importa l’80% dei pannelli fotovoltaici che installa ogni anno. Una massiccia installazione di pannelli solari e fotovoltaici per i prossimi anni potrebbe attirare investimenti per l’apertura di fabbriche di questo tipo, e i numeri parlano chiaro: l’occupazione potenziale per il solo fotovoltaico è di altre 300’000-400’000 unità, contando l’indotto (80’000 direttamente), rispetto alle attuali 100’000. Numeri esorbitanti, che se soddisfatti in minima parte porterebbero molta ricchezza al territorio, rendendo inutile l’istituzione di una zona franca.

Purtroppo, l’ostacolo maggiore al settore sono i continui aggiornamenti (al ribasso) degli incentivi per il fotovoltaico, che impediscono agli imprenditori di creare una strategia d’impresa a lungo termine, necessaria visti gli alti costi degli impianti e della ricerca. E proprio la ricerca potrebbe portare altri occupati, anche considerando le facoltà di Fisica dei Materiali e di Ingegneria dei Materiali presenti a Modena: come ha mostrato il programma di inchiesta di Rai 3, Report, ci sono imprenditori che hanno inventato pannelli fotovoltaici più produttivi e meno costosi (e bisognosi di meno materiale di importazione) ma non investono nella produzione a causa dell’incertezza sul futuro degli incentivi.

Anche qui la pressione per leggi che definiscano un piano di incentivi stabile e a lungo termine, ovvero che diano sicurezza e portino investimenti, deve essere forte, e in alternativa a quelle nazionali devono assolutamente essere promulgate leggi regionali. Un’altra strada potrebbe essere una Joint Venture con la Regione per la creazione di uno o più stabilimenti.

La terza opportunità che ci si presenta davanti è quella di rimpensare le città: costruzioni verticali che non siano ecomostri, ma opportunità per risparmiare spazio e creare verde pubblico. Abolizione delle barriere architettoniche, costruzione di piste ciclabili, di poli funzionali che abbattano i costi delle struttue pubbliche. Sono tutte opportunità che, se non sfruttate, potrebbero ripresentarsi a costi ben più elevati in un futuro più o meno prossimo. Viene poi il ripensamento della rete ferroviaria, per diminuire il trasporto merci su gomma e diminuire l’inquinamento.

La partita ricomincia da qui: parallelamente alla sorveglianza sulle infiltrazioni mafiose o sulla gestione non corretta della ricostruzione, dobbiamo immaginare un futuro per il nostro territorio, un futuro che non guardi al passato ma alle novità, ai cittadini e alle imprese, che dimostri come un nuovo modello di sviluppo sia possibile, fattibile e conveniente per la comunità.

Possiamo farlo. Dobbiamo farlo, ora.

*Studente, musicista, blogger di http://gabrieleguaitoli.blogspot.it/

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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